lunedì 3 dicembre 2018

+22 *** THE OUTSIDER *** STEPHEN KING (o della fine del ventiduesimo libro nel 2018)

e anche questo King lo abbiamo letto e goduto.
me lo sono letteralmente bevuto come un boccale di radler al bar del rifugio alla fine di una gita in montagna, quando la sete ti attanaglia e puoi goderti il sole del pomeriggio dolomitico, che tanto la strada da fare è o fino alla macchina, o fino alla partenza a monte della funivia, quindi succeda quel che succeda, non devi correre per tornare a casa anche se si mette a piovere.
ecco, questo romanzo l'ho proprio letto tutto d'un fiato.
l'intenzione era fare una lettura condivisa con A. ma è successo che pur avendo iniziato dopo di lui, l'ho superato e quindi ora non possiamo nemmeno parlarne più di tanto perché io so già tutto e lui non sa ancora 😅
lo aspetterò! 😊

il libro è stato pubblicato a maggio di quest'anno negli USA ed è arrivato da noi qualche mese dopo, a ottobre. nuovissimo quindi, lo zio Steve si starà ancora chiedendo in questo momento come vanno le vendite del suo ultimo bambino...

a Flint City un ragazzino viene trovato morto di una morte atroce; su di lui e attorno a lui la polizia scientifica trova impronte e DNA di Terry Maitland, Coach T, prof di inglese della scuola della città e allenatore della squadra di baseball, conosciuto e stimato da tutti, da sempre cittadino di Flint City.
un uomo irreprensibile, si penserà, un uomo che figurati se è capace di una cosa del genere. solo che in tanti testimonieranno di averlo visto sul luogo del delitto.
insomma, il mostro tra noi, travestito da bravo padre di famiglia.

questo nelle prime...cinquanta pagine (perché il libro inizia come un pugno nello stomaco del lettore), solo che poi per le restanti cinquecentocinquanta circa, King ricama una storia avvincente e dove c'è dentro tutta la sua capacità di raccontare: è un thriller, è un libro di paure, incubi e deliri di tutti, bambini e adulti, casalinghe e poliziotti, studenti e professori, con una bella dose di fantasy...

non avrei mai pensato che si potesse scrivere così tanto tenendo sempre sulla corda chi sta leggendo (anche se effettivamente con IT avevo avuto già modo di rendermene conto) ed è proprio grazie a questa corda tesa che ho letto e letto e letto il libro, arrivando in fondo in dieci giorni.
da leggere? certamente sì!

subito dopo ho iniziato Becoming - La mia storia di Michelle Obama. ho sempre ammirato suo marito in primis e lei in secundis e questa autobiografia non ho voluto farmela scappare.
per ora, con le prime cinquantaquattro pagine posso dire che non avrei mai detto che avesse avuto un'infanzia del genere ma anche che l'ambizione che l'ha caratterizzata fin da bambina non poteva che portarla così in alto.

Love,
MC

lunedì 19 novembre 2018

+21 *** QUATTRO DOPO MEZZANOTTE *** STEPHEN KING (o della fine del ventunesimo libro nel 2018)

esattamente un mese dopo dall'ultimo post, mi risiedo ad un'incasinata scrivania (l'unica che ho al momento, per altro) a scrivere di questo ventunesimo libro letto nell'anno. visto come sta andando la mia vita ultimamente, ovvero a casa in congedo di maternità obbligatoria per l'arrivo del terzo, pensavo di avere meno tempo per leggere, e invece mi sto accorgendo che, se ho dovuto rivedere le priorità per tante cose, la lettura riesco a tenermela buona e penso che sia per me una fortuna, che mi tiene sana di mente in molti momenti, che mi fa rilassare e trasporta lontano, come deve fare qualunque libro che non sia di algebra o fisica quantistica (anche se conosco persone che troverebbero il paradiso in libri del genere).

dicevamo, questo ventunesimo libro (il quindicesimo che ho letto di King sotto la supervisione di A. come sempre) è composto da quattro racconti dove il nostro Re sguinzaglia quattro paure, quattro incubi, tanto da far passare la voglia, in certi casi, di prendere un aereo. 

è così per il primo, I langolieri. 
durante un volo dell'American Pride, spariscono tutti i passeggeri tranne chi in quel momento dormiva o, come succede, era cieco. 
i superstiti inizieranno a fare i conti con le loro paure quando scopriranno di non avere nessuna torre di controllo dall'altra parte della radio e...nessuno in vita sotto i piedi, sulla terra che stanno sorvolando.
atterrati, grazie a un pilota non in servizio presente sul volo, capiranno di essere assediati da forme di vita potremmo dire aliene che divorano tutto quanto incontrano sulla loro strada.
solo grazie a un'intuizione di alcuni di loro, tenteranno il ritorno alla realtà, rischioso e pieno di incognite e che...

continuerò a prendere aerei quando se ne presenterà l'occasione, ma di certo questo racconto mi verrà in mente ogni volta, una volta in rotta verso la destinazione prevista e chissà se mi appisolerò o no.

Finestra segreta, giardino segreto ci racconta dell'ossessione di uno scrittore accusato di plagio da un altro presunto scrittore, il quale gli renderà la vita così infernale da farlo impazzire. tanto che...
è questo un delirio vissuto da King in persona, che anni fa venne accusato di plagio da una donna per il romanzo Misery, fatto che si rivelò poi non vero.

non scrivo libri (per ora?) quindi di plagi non mi preoccupo ma certo, penso che mi arrabbierei parecchio se ne fossi oggetto.

Il poliziotto della biblioteca mi era stato presentato da A. come il più appassionante dei quattro e arrivata in fondo, devo confermare che è veramente così. anche questo, come tanti, prende spunto da un fatto vero, ovvero il rifiuto del figlio di King di tornare in biblioteca per la paura che gli incuteva il poliziotto che ne era posto a guardia. prendere libri in prestito è una cosa semplice, normale, stimolante anche, visto che il tempo massimo di "noleggio" spinge a leggere più alacremente, e quindi a farci leggere di più, in qualche caso, ma...se non restituiamo i libri che cosa succede? e cosa potrebbe succedere se uno o più libri presi in prestito dovessero andare perduti? 
ancora una volta in questo racconto emerge la potenza e l'importanza del gruppo, il quale solo con la fiducia reciproca che porta coraggio e forza a tutti i componenti, riuscirà ad affrontare le conseguenze di questi interrogativi. e qui il pensiero vola a IT in un attimo. geniaccio di un King. 

penso che d'ora in avanti quando entrerò in una biblioteca/libreria, guarderò il gorilla all'ingresso con sottomesso rispetto.

Il fotocane invece ci porta gli occhi nel mirino dell'obiettivo di una fotocamera Polaroid Sun 600. regalata a un ragazzino di Castel Rock per il suo quindicesimo compleanno; presto la macchina rivelerà la sua stranezza, tanto da indurre Kevin, il proprietario, a "farla vedere" e poi distruggerla.
solo che non sarà così facile come pensava...


ho avuto una Polaroid, non ricordo più quale modello, ma l'ho avuta, andava di moda nella fine degli anni '80 e mi venne regalata per la Prima Comunione; il costo esorbitante della pellicola me la fece usare poco fino a quando si inceppò e, visto lo scarso utilizzo, finì richiusa in un armadio. anni dopo risaltò fuori e penso che da lì passò direttamente alla spazzatura - quando ancora non era differenziata - ma anche qui, quando prenderò in mano la reflex digitale, seppur digitale, accidenti a King, mi verrà in mente questo delirio.


ancora una volta, quindi, penso di poter dire che il vecchio Steve abbia adempiuto al suo dovere e siccome ogni volta, prima di inoltrare il lettore nelle sue storie, ci ringrazia, vorrei poter ringraziarlo io, questa volta, pur sapendo che queste parole seppur lanciate nella rete, rimarranno ferme qui, alla vista di pochi.
grazie Steve per tutto quello che mi hai raccontato e che ancora mi racconterai, mi hai fatto pensare a cose della mia infanzia (e non) che non avevo mai effettivamente messo a fuoco ma che, da chissà dove, hai tirato fuori con i tuoi racconti.
vediamo cosa saprai fare con The Outsider che hai pubblicato quest'anno.

Love,
MC


venerdì 19 ottobre 2018

+20 *** CON LA MORTE NON SI TRATTA *** BRUNO MORCHIO (o della fine del ventesimo libro nel 2018)

con questo romanzo del genovese Morchio pensavo di tornare tra i miei carruggi e luoghi tante volte percorsi a piedi, invece mi sono ritrovata in Sardegna, ma non in un posto qualunque, bensì in Ogliastra e zone limitrofe dove, per la prima volta in vita mia, sono stata in vacanza quest'estate per cinque giorni. incredibile! leggevo la descrizione dei luoghi e rivedevo con gli occhi i colori e le sensazioni visti e vissuti di persona.

Morchio però non mi ha lasciata a digiuno di genovesità, perché non ha omesso parole dialettali e colori tipici di noi liguri, che mi sono goduta veramente tanto e trovato decisamente appropriati, scovando un senso in più in quel passaggio arricchito di bellezze locali.

Bacci Pagano è impegnato nella ricerca di un giovane tossicodipendente che, a detta del padre, è in Ogliastra, appunto, dove si reca da Genova con il traghetto, a cavallo della sua Vespa, solo che capirà ben presto, anche grazie all'amico Virgilio, che c'è altro nel paesino sardo in cui si stabilisce per i giorni dell'indagine: c'è ben altro e di ben altro peso. 
lo scoprirà anche a sue spese, ma il tutto sarà allietato, inaspettatamente, dalla presenza di una persona a lui molto cara, con la quale riprenderà i rapporti dopo dieci anni.

storia intrecciata, descritta con grande stile e abilità, una competenza lessicale da affascinare il lettore e questa trasferta fuori Genova è stato un esperimento riuscito, perché come dicevo, Bacci porta ovviamente con sé il suo essere genovese dentro.
da leggere? oh sì, si si.

ultimamente ho regalato Rossoamaro (sempre di Morchio e qui recensito l'anno scorso) ad A. 
mentre leggevo Con la morte non si tratta mi convincevo sempre di più che è uno stile che il mio maestro di King avrebbe apprezzato e così, grazie allo shopping on line, detto-fatto gli è arrivato in mano il giorno seguente... 😎
vedremo cosa ne penserà, di mio credo che Morchio sia uno scrittore veramente talentuoso e sono doppiamente orgogliosa che sia un genovese doc.

Ora torno nel Maine per un po' con Quattro dopo mezzanotte di King, regalo di A. per i miei primi 40 anni 😋

Love,
MC

martedì 9 ottobre 2018

+19 *** IL CLUB DELLE LETTERE SEGRETE *** ANGELES DONATE (o della fine del diciannovesimo libro nel 2018)

questo romanzo mi è stato consigliato dalla mia collega F., grande divoratrice di libri, colei che mi ha fatto conoscere la serie Outlander di Diana Gabaldon, e quindi sono andata sul sicuro.
"Marie Claire - come mi chiama lei - sono certa che ti piacerà!".
e sarà stato per tutta questa enfasi, per l'aspettativa, per quello che volete voi, a me questo romanzo non ha lasciato molto.
la storia è anche simpatica, poiché in uno sperduto paesino spagnolo, una signora inizia una catena di lettere anonime per far sì che la postina del paese non venga trasferita in città, lasciando il paesino senza ufficio postale e postino, dopo più di cento anni, grazie a un rinnovato movimento di posta.
attorno a questa intenzione, si sviluppa l'amicizia tra alcuni paesani e le vicende che si troveranno a condividere.

non è un brutto libro, solo che non è entrato nella lista dei libri rilevanti dell'anno, ma solo in quella dei libri letti, e che probabilmente, con molta sicurezza, pensandoci, non rileggerò mai. è un libro da ombrellone, ma ne ho letti di migliori della categoria.
la scrittura è scorrevole ma a tratti banale; sembra scritta da un principiante, alcune immagini prendono vita ma per descrizioni povere, insipide, che mi hanno fatto pensare più volte che frasi del genere le avrei potute scrivere anche io che non sono nessuno, men che meno una scrittrice.
insomma, non un bel giudizio, e mi domando come mai,  invece, sia stata indicata come una che lo avrebbe apprezzato. o chi me l'ha consigliato non mi conosce bene (e può anche essere) oppure proprio sono io che questa volta non ho colto, non ho sentito il libro.

ora prima di tornare a King passo un attimo nella mia città con Bruno Morchio e Con la morte non si tratta; vediamo in quali vie di Genova mi porta, quanto mi fa sognare ad occhi aperti.

Love,
MC

venerdì 28 settembre 2018

+18 *** THE DOME *** STEPHEN KING (o della fine del diciottesimo libro nel 2018)

un mese e mezzo, quasi, mi ci è voluto per leggere questo bellissimo romanzo di King. ancora lui, ancora il vecchio zio Steve.

scritto nel 2009, in pieno governo George H. W. Bush, siamo a Chester's Mills, Maine (casa di King e di tutti i suoi romanzi) e una mattina di ottobre come tante cala sulla città uno strato di vetro. impenetrabile, inamovibile, incomprensibile cupola di vetro che in breve per gli abitanti della città diventerà la Cupola.
questo porterà a dividere la città in due, con chi resta al di là, i fortunati, diciamo, e chi al di qua, coloro i quali cadranno nella confusione, nel dubbio e nel buoi vero e proprio.

Dale Barbara, ex-militare dell'esercito degli Stati Uniti, è il primo a capire che si tratta di una cupola e sarà uno dei primi nemici di chi proverà ad approfittare di questa prigionia inaspettata, niente meno che il secondo consigliere della città, politico della peggior feccia, che però...

pochi giorni dopo l'arrivo della Cupola, alcuni giovani abitanti di Chester's Mill si imbattono in una scatola a cui, grazie ad uno di loro particolarmente intuitivo, attribuiscono la generazione della Cupola stessa e così in breve un gruppo ristretto di cittadini, capeggiati da Barbara, unirà le forze e il coraggio per affrontare definitivamente il problema e provare a liberarsi dall'oppressione di quello strato di vetro apparentemente alieno.

un romanzo lungo (1133 pagine) ma molto bello, che mi sono goduta con i miei momenti di fastidio per quello che stavo leggendo, di tenerezza, poi romanticismo e ancora rabbia e odio (si, odio) verso i cattivi; un romanzo interessante, che ancora una volta sottolinea la cattiveria gratuita e fastidiosa dei "forti" che vogliono prevaricare i deboli, o se vogliamo dirla diversamente, gli stronzi che provano a sottomettere i buoni e bravi.

da leggere? oh, sì! 😎
grazie, come sempre ad A. e al suo occhio di riguardo per la quipresente 💓

ora...ora passo per un momento a qualcosa che non è King ma Āngeles Doñate con Il club delle lettere segrete e vediamo un po' che effetto mi fa cambiare penna.

Love,
MC

lunedì 24 settembre 2018

+17 *** IO SONO LEGGENDA *** RICHARD MATHESON (o della fine del diciassettesimo libro nel 2018)

questo romanzo horror e un po' fantascientifico l'ho finito in realtà il 7 agosto, ma riesco solo oggi a scriverne.
da quella data in avanti, infatti, la mia vita si è un po' modificata, tra trasloco sul litorale romano e ingresso in casa di un nuovo compagno di viaggio seienne, pertanto il tempo per il blog (per me in generale, diciamoci la vera verità) è andato un po' a farsi benedire... 😔
questa mattina, però, mi sono imposta di sedermi al pc, erano giorni che me lo dicevo e così mi sono ritagliata un po' di minuti per me e per la scrittura, che come la lettura mi fa sempre tanto bene allo spirito e alla mente.

con questo libro scritto nel 1954, Matheson ci porta in una cittadina americana in uno scenario post apocalittico, dove un solo uomo è rimasto, Robert.
esce solo di giorno alla ricerca di vampiri da uccidere, all'imbrunire si chiude in casa e attende che i suoi nemici circondino la casa nel vano tentativo di convincerlo a uscire per poter succhiare il suo sangue e nutrirsi, ma Robert resiste, nonostante ceda spesso all'alcool e alla disperazione nel ricordo della moglie tanto amata, lei stessa vittima dei vampiri.

spinto però dalla voglia di voler trovare una soluzione, prova a percorrere la strada dello studio scientifico per capire cosa ha trasformato i suoi concittadini in vampiri, allestendo un laboratorio di analisi cliniche in casa.
il contatto con Ruth, una donna che gli farà credere di essere umana ma che poi si rivelerà qualcos'altro, lo porterà alla fine, alla leggenda.

è un bel romanzo, che un pochino inquieta ma non troppo (viene sempre dai suggerimenti di A.) e che può essere letto con tranquillità: c'è di molto peggio in giro, in fatto di ansie e paure; 256 pagine di buona letteratura, mentre (mi è stato detto) il film omonimo del 2007 con Will Smith pare essere un aborto con tutti i crismi...

successivamente a Io sono leggenda ho preso in mano un altro King 😋 con The Dome, 1133 pagine di storia ambientata nell'era Bush Jr, che ancora sto leggendo e di cui spero di parlare non dopo due mesi dalla fine.

Love,
MC


sabato 18 agosto 2018

QUANDO TUTTO CROLLA

sono quattro giorni che ci giro intorno, che per un motivo o per un altro non guardo la televisione e quindi i notiziari; le uniche immagini che mi hanno toccato gli occhi sono state quelle della stessa mattina della tragedia di Ponte Morandi, a Genova, prima di andare a lavorare, e quelle che vedo su Facebook, che mai come in questi casi sembra diventare l'unica fonte di informazione per molti, oltre che salotto per scambio di opinioni tra improvvisi, esperti ingegneri civili.
io mi limito a guardare, confesso.

le immagini che ho visto il 14 agosto mi hanno chiuso lo stomaco, dopo averlo annodato con un doppio nodo e sono andata a lavorare con l'angoscia.
e sì perché se anche non vivo più a Genova dal luglio del 1997, io quel ponte l'ho fatto e rifatto e rifatto mille e mille volte.
per i genovesi era una delle due strade per andare da una parte all'altra della città, non l'autostrada che si usa nei viaggi lunghi, che visto com'è Genova, o passavi da lì o dalle vie cittadine, con semafori e pedoni e parcheggi in doppia fila e...
per questo l'impatto emotivo che ha avuto su di noi è stato assoluto, molto più della catastrofe del tir esploso a Borgo Panigale, sulla A1, che pure ha danneggiato e tanto la struttura autostradale.
qui un pezzo di città è andato in polvere e con lui tante vite e i cuori di tutti i genovesi.

sempre su Facebook, in questi giorni ho letto qualche scritto molto toccante sui sentimenti scaturiti da questa sciagura; li ho sentito miei fino in fondo, ovviamente, ma in particolare uno mi è rimasto dentro: quando lo vedevi, ti sentivi a casa.
è così: quando tornavo da sciare in Piemonte, da bambina, in macchina con i miei genitori e mio fratello, vedere il ponte e passarci sopra equivaleva a "tra poco siamo a casa"; quando ci passavo sopra e guardavo il panorama, vedevo Genova e allora andava tutto bene perché anche quella volta eravamo tornati a casa tutti sani e salvi.
chissà cosa hanno pensato i tre turisti francesi, morti nel crollo, che stavano andando al porto per prendere il traghetto, forse per andare in Corsica, chissà. voglio pensare che abbiano guardato il mare dall'alto pensando magari tra poco siamo a bordo e si parte...

l'ho fatto tante volte, quel ponte, anche l'ultima volta in cui sono andata a Genova, a inizio maggio.
ed ora non c'è più.
l'ho sempre visto e non c'è più, e chi ci è rimasto sotto non c'è più, e chi ha perso un figlio, una madre, un fidanzato, un marito o una moglie, una persona amata là, sotto quelle macerie, non passerà più sopra un ponte, un qualsiasi ponte, come se niente fosse, come se quello fosse solo un raccordo tra due punti lontani, comunicanti solo tramite un pezzo di asfalto sospeso.
no. questo pensiero mi immobilizza.

due giorni fa tornavo a casa in macchina, di sera, dopo il lavoro. quando ho realizzato che stavo passando sopra un ponte (fatto anche questo centinaia di volte) ho trattenuto il fiato.
è uno dei tanti ponti di Roma, che qui chiamiamo il ponte della Magliana, che da qualche mese è stato ridotto a una sola corsia per entrambi i sensi di marcia (e non per lavori di rifacimento asfalto ma per limitare il peso da sostenere), e mi ha fatto trattenere il fiato e pensare speriamo che regga e anche dovrei trovare una strada alternativa.
sì, l'ho pensato. e non so quanto durerà questo pensiero, forse il tempo di far decantare questa bomba emotiva esplosa all'improvviso, forse cadrà nel dimenticatoio e diventerà qualcosa di routine, non lo so, ma so che ho avuto paura per i secondi che ho impiegato a percorrerlo (perché per fortuna non è un ponte sospeso di 1.2 km come era Ponte Morandi).

la mia Genova è diversa, oggi.
io sono diversa, oggi.

Love,
MC

martedì 14 agosto 2018

+16 *** CRONACHE MARZIANE *** RAY BRADBURY (o della fine de sedicesimo libro nel 2018)

l'ho finito settimane fa, Cronache marziane, ma per una marea di eventi che si sono verificati da luglio in avanti, e che si tanno ancora verificando, riesco a scriverne solo ora (nel frattempo ho letto un altro romanzo, di cui parlerò poi, e iniziato un nuovo King...).

si tratta dello stesso autore di Fahrenheit 451, e siamo in un tempo passato, per noi, ma che era futuro per i tempi di pubblicazione del libro (1950).
racconti tra loro apparentemente slegati, di uomini che dalla Terra vanno su Marte per fuggire allo sfacelo terrestre dovuto alle continue guerre atomiche e pur sembrando una fuga per salvarsi, apparirà presto, con molta chiarezza, che è una fuga colonizzatrice, poiché su Marte riproporranno tutto quello che conoscevano, facevano, erano sulla Terra.

mi è sembrato che l'autore abbia voluto far emergere il negativo che l'uomo può portare con sé quando emigra per salvarsi, capovolgendo poi la sua immigrazione in una colonizzazione, con tutte le conseguenze del caso.
mi è piaciuta la descrizione dei paesaggi, e la poca tecnicità del romanzo, per cui non c'è stato molto spazio per il lato scientifico di personaggi (i marziani) e dei razzi usati dagli uomini per raggiungere il pianeta rosso; ho trovato più spazio per la parte emotiva e sul finale mi sono commossa, sì, perché è venuta fuori tutta la necessità di umanità che ognuno di noi ha, dentro di sé, accompagnata dal bisogno di essere amati e amare a nostra volta.

mi è piaciuto e lo consiglio.

Successivamente ho letto Io sono leggenda, finito anche quello qualche giorno fa, di cui parlerò, spero, a breve.

Love,
MC

lunedì 23 luglio 2018

E VENNE IL GIORNO...

...in cui una ditta dei traslochi arrivò in una piovosissima mattina di quasi fine luglio, pronta a impacchettare tutta la mia vita fino ad ora, chiudendola dentro scatoloni di cartone;

...in cui Roma e il quartiere dovo ho abitato per quasi 11 anni non mi sono mai sembrati così belli, così desiderabili, così meravigliosamente perfetti come oggi;

...in cui paragonai le condizioni meteorologiche al mio umore, improvvisamente crollato sotto il peso di una nostalgia che già inizio a sentire;

...in cui la paura per il futuro è quanto mai presente perché non è mai stato tanto ignoto quanto oggi: a confronto il trasloco da Genova a Roma nel 1997, ventun anni fa, fu una passeggiata per me (ma lì avevo 19 anni e la vivevo come una rinascita - e poi andavo da Genova a Roma ragazzi, R O M A, mica cavoli);

...in cui provai, forse, quello che mia madre provò proprio a fine luglio dello stesso 1997 nel lasciare la città in cui aveva vissuto fin da bambina. io qui non ci ho vissuto da bambina, è vero, ma questa casa ne ha viste tante, di ogni tipo, e forse è questo che mi pesa, mi fa accartocciare il cuore.
di là c'è una vita intera da costruire, è vero, ma quella qui è stata particolare e speciale, soprattutto nell'ultimissimo anno.
posso di certo fare una cosa: portarmi tutto, tutto, via, negli occhi, nel cuore, nelle orecchie e nella mente.
non ci sarà trasloco che potrà scalfire alcunché. c'è chi sa cosa intendo. 💗

She's living like it's the last night on heart...
(U2)

Love,
MC

venerdì 20 luglio 2018

+15 *** FINE TURNO *** STEPHEN KING (o della fine del quindicesimo libro nel 2018)

con Fine turno finisce la trilogia di King che più mi ha appassionata, soprattutto, direi, proprio grazie a questo ultimo libro.
tutta la tranquillità dei due libri precedenti, romanzi verosimili, con niente di preoccupante se non qualche particolare un po' fastidioso circa rapporti tra consanguinei o una profonda e continua cattiveria d'animo presente in Brady, in questo terzo libro ce la dimentichiamo perché King torna in sé facendoci venire i brividi con un fantasy molto poco verosimile, ma che ti inchioda lo stesso il libro alle mani.
cattiveria di Brady e inverosimile si fondono, ma la concretezza e realtà di Hodges e Holly, con Jerome da un certo punto in poi, resiste prepotentemente all'assurdo, all'impossibile che Brady incarna. con la loro esistenza piantata bene per terra, l'umanità fragile che portano con sé e che esploderà sul finale, il contrasto con l'irrealtà è tale che penso sia proprio l'elemento che non farebbe mai posare il libro. più volte l'ho dovuto fare a malincuore; in condizioni ottimali, (leggi in vacanza al mare) Fine turno l'avrei letto in tre giorni.

la meravigliosa bellezza di questo libro è, oltre a questo contrasto reale/surreale, la fenomenale abilità di King far provare rifiuto, fastidio, rabbia per buona parte delle pagine per poi sciogliere tutto nelle lacrime alla fine. lacrime vere, commozione pura, tristezza viva.
non so quanti siano in grado di fare questo, so solo che son grata ad A. per la scoperta di questo tesoro letterario.

penso metterò questa trilogia sul podio di King insieme a IT e a La zona morta. decisamente sì.

ieri sera ho iniziato Cronache marziane di Ray Bradbury, lo stesso di Fahrenheit 451. 

(e intanto oggi è il mio giorno libero, ho mal di testa e lunedì e martedì ci sarà il trasloco. aiuto).

Love,
MC

venerdì 13 luglio 2018

+14 *** CHI PERDE PAGA *** STEPHEN KING (o della fine del quattordicesimo libro nel 2018)

secondo libro della trilogia, seguito di Mr. Mercedes, questo Chi perde paga appare quasi come un romanzo non-alla-King perché non c'è horror, non c'è ansia (o almeno non più di tanto e comunque innocua) non c'è paura, pur restando la necessità di dover leggere per sapere, per vedere che cosa succede.

è un bel libro, stile King ma che definirei più morbido, leggero, probabilmente di passaggio tra il primo e Fine turno (che ho già iniziato).

torna William Hodges, il detective in pensione che non riesce a star lontano da indagini e che ora, insieme a Holly ha fondato una società di investigazioni private.
i due si sono in qualche modo salvati a vicenda: Holly con Hodges è uscita dalla depressione e sta a galla con lui, per lui; Hodges si è rimesso in carreggiata anche per lei, oltre che per la sua stessa salute (visto l'incontro ravvicinato che ha avuto con un infarto in Mr. Mercedes)
Jerome, il giovane amico di Hodges, è all'università ma le vicende che dovranno affrontare li porteranno a riunirsi perché squadra che vince non si cambia.
e loro vincono e questa volta hanno a che fare con la morte di uno scrittore ucciso per i suoi ultimi scritti, inediti, nel 1978, per mano di tre uomini.
questi scritti (e non solo) verranno in mano a un adolescente per una serie di coincidenze e finiranno per influenzare la sua vita e quella della sua famiglia...e qui arriva Hodges.

ma King non si è dimenticato di quello che era successo nel libro precedente...e non si dimentica, vecchio volpone, che il suo bisogno primario come scrittore è farci venire l'ansia, così se per tutto il libro si beve tranquillamente un succo di frutta, una birra o un aperitivo alcolico sotto l'ombrellone, col venticello fresco sulla pelle, alla fine ci si ferma, si manda giù l'ultimo sorso e si posa lentamente il bicchiere sul tavolino perché no, no, non può essere veramente. davvero parla?

Love,
MC

giovedì 28 giugno 2018

+13 *** MR. MERCEDES *** STEPHEN KING (o della fine del tredicesimo libro nel 2018)

sembrerebbe che io non possa fare molto a meno di King, visto che a un paio di libri letti dopo IT sono tornata dritta dritta tra le braccia del grande Re con l'ultima trilogia pubblicata negli Stati Uniti nel 2014.
e in effetti è così, penso sia definitivo, ufficiale ormai, che più di tanto non si riesca a star lontani dal suo stile una volta che lo si è assaporato, bevuto, goduto.
e dopo i suoi libri letti, dopo il capolavoro di IT non posso non dire di non essere una sua fan, cosa che non avrei mai più pensato - ma questo ormai si sa.

di questo passo finirò per leggermi tutti i suoi libri in attesa di nuove pubblicazioni? è probabile, chissà, intanto sono in ballo con questa trilogia (ho già iniziato il secondo libro) e posso dire che Mr. Mercedes intriga, stuzzica la voglia di andare avanti (che è poi il motore principale di un romanzo...), fa sorridere a volte ma disturba in altrettanti momenti se non di più, con alcuni passaggi veramente fastidiosi, che perché lontani anni luce dal fantastico (quindi reali, possibili) rompono le scatole, urtano, scrollano le spalle della sensibilità umana. non solo: quando entra in scena Mr. Mercedes si sente dentro lo stomaco una corda che inizia a girarsi, a bagnarsi e a diventare rigida per poi annodarsi e restare lì.
la storia si snoda nel 2009 e vede Brady-Mr. Mercedes, folle attentatore e Hodges, ex poliziotto in pensione che si trova a dargli la caccia e per quanto la bontà di quest'ultimo, il suo rifiorire con questa indagine, stemperi un po' l'aria, la follia di Brady aleggia per tutto il libro e porcamiseria il finale ti spiazza perché no, non è possibile che succeda veramente, accidenti a lui!

la storia di amore e passione di Johanne e Hdges mi ha fatto sognare, anche se penso che King in qualche momento abbia esagerato con qualche sberla di troppo sul cuore del lettore ma la storia è quella e il Re l'ha dipinta benissimo come al suo solito, lasciandomi dentro l'urgenza di iniziare Chi perde paga il prima possibile, cosa che ho fatto non appena A. me ne ha dato la possibilità (prestandomi il secondo libro, dopo averlo letto lui) ovvero due giorni fa. sono già immersa nella lettura.

mi avvalgo di decretarne la necessità di leggerlo a trilogia ultimata, ovviamente, ma le premesse ci sono tutte, indistintamente, rigorosamente tutte perché il mio giudizio sia questo e non un altro.
è solo questione di giorni.
vado a leggere.

Love,
MC

lunedì 18 giugno 2018

+12 *** QUELLO CHE TI MERITI *** ANNE HOLT (o della fine del dodicesimo libro nel 2018)

mi spiace dirlo ma questo romanzo è assolutamente irrilevante. la sua assenza nel mondo dei libri non provocherebbe alcun disastro o squilibrio mentale ai lettori, anzi.
di circa quattrocento pagine, mi ci sono volute almeno cento pagine per capire il filo della storia e capire chi era chi (visti i nomi norvegesi, difficili da memorizzare) e solo la mia testardaggine mi ha fatto desistire dal lasciarlo a metà. sono voluta andare avanti lo stesso ed ora, arrivata in fondo, posso dire che va beh, l'ho letto tutto, carino ma niente di che. un giallo che, ripeto, poteva anche essere risparmiato. 
un folle che, non si sa per quale vero motivo, rapisce bambini, li tiene prigionieri e poi li fa fuori con un'iniezione letale ma difficile da riscontrare con l'autopsia.
la storia non decolla, non travolge il lettore e anche il rapporto tra Yngvar e Johanne resta lì, appeso tra le paturnie di lei e gli atteggiamenti equivoci ma frenati di lui...

insomma, da leggere? direi proprio di no e come ho già detto qualche post fa, non so più nemmeno come mai sia presente nell'ebook, fatto sta che penso proprio che lo eliminerò per far spazio a qualche meritevole collega, che va beh che l'ereader ne ha di spazio, ma cerchiamolo di farlo diventare una libreria portatile di romanzi belli e candidabili a una rilettura, no?

subito dopo ho ripreso in mano un King (non posso stare molto tempo senza di lui! 💓) con il primo di una recente trilogia, ovvero Mr. Mercedes, che A. mi ha prestato e che ha appena finito di leggere.
questa vicinanza di lettura ci porterà a parlarne all'infinito, anche se so già che potrà disturbarmi ben più di quanto ha fatto IT, perché là il male era comunque fantasioso, qui sembrerebbe di no.
per ora ho percepito poco fastidio ma fidandomi di A., mi aspetto problemi. intanto leggo ovunque, in metro, in treno, al lavoro in pausa, a notte fonda quando mi tocca stare ancora su per completare la digestione della cena...

Love,
MC

sabato 9 giugno 2018

NOI NON LO SIAMO

sono stati giorni (settimane, mesi) di fatica enorme per me, quelli passati.
maggio mi ha devastata e giugno e luglio non saranno da meno.
perché? per un primo semplice, semplicissimo, basilare motivo: grazie a una serie di fattori, non ultimo l'esser comandata da una Scheisse 💩 non si andrà in ferie se non il 20 agosto.
20 agosto, ebbene sì. ho davanti la bellezza di altri due mesi e mezzo di lavoro, avendone finito uno di solo lavoro. cioè dal 30 aprile al 19 agosto sarò al chiodo.
casualmente quest'anno nell'emisfero boreale l'estate cade a luglio e agosto (com'è potuto succedere, mi domando), la Scheisse 💩non è riuscita a soddisfare i lavoratori per le troppe richieste tra luglio e agosto (per la combinazione di coincidenze tra calendario e stagione di cui sopra) così che le richieste di ferie per luglio sono state sistematicamente bocciate.
va bene. morirò in postazione con le cuffie in testa, non importa, ma ho pronta la mia risposta, ah se ce l'ho pronta. ed è quella di morire lì, in postazione, con tutte le mie belle ore di ferie non concesse, in tasca. il problema a un certo punto dell'anno non sarà più mio ma della Scheisse 💩che dovrà preoccuparsi per forza...e io no, perché andrò in ferie quando lo dirò io. e se non potrà nemmeno essere così, non ci andrò e accumulerò ore, e se me ne andrò a un certo punto (spero molto presto) saranno euro.
insomma, muso duro di là? muso di ferro di qua.
tu mi prendi per scema? io per coglione, guarda un po'...
la cosa che devo migliorare è la resistenza agli affronti, alle palate in faccia, alla fatica, questo sì.
sono in corso azioni d'urto con tale BBTONIK 😅 (già il nome...) e riposo a oltranza appena ne ho l'occasione, nutrimento maggiorato e scorta di pensieri positivi il più possibile.

spiace tanto vedere come, in me e in tanti altri miei compagni di sventura, la situazione sia la stessa e non sia mai stata tanto negativa come ora. siamo tutti arrivati, siamo tutti esauriti e stufi. non siamo Scheisse 💩noi, e dopo un po' l'allergia allo schifo diviene insopportabile per forza di cose, no?
spero solo che questo stato di cose ci unisca e non ci divida, anche se ho paura che la cosa sia già cominciata. lo vedo, lo sento.

Love,
MC

martedì 29 maggio 2018

+11 *** IT *** STEPHEN KING (o della fine dell'undicesimo libro nel 2018)

non avrei mai pensato di leggere i libri di Stephen King. 
non avrei mai pensato di leggere IT in vita mia.
ma siccome la gente cambia, parla, conosce, prova, può capitare che quello che ha conosciuto e provato sia stato di suo gradimento...di suo altissimo gradimento e quando succede, si deve andare avanti per forza. mi è successo e sono dovuta andare avanti per forza. e sono felicissima di averlo fatto. (e quindi devo dire grazie ad A. ancora una volta, per questo e per tutto il resto. tu sai).

IT è per me uno dei più bei romanzi letti in tutta la mia vita e non lo reputo un romanzo horror, nonostante quello che si creda: se dovessi descriverlo nello spazio di una riga, direi che è la storia di una grande amicizia. ebbene sì. di un'amicizia particolare che lega per venticinque anni sette persone: Big Bill, Eddie, Richie, Ben (Covone), Stan, Beverly e Mike che si conoscono da bambini, nell'estate del 1958 a Derry, nel Maine, quando hanno tutti undici-dodici anni.

sono un gruppo di Perdenti, vittime dei bulli della scuola per i più cattivi, stupidi motivi per cui dei coglioni possano maltrattare altri coetanei, ma oltre a questo si legano velocemente l'uno all'altro perché di fondo hanno qualcosa di diverso dagli altri, sono ai margini. uno è afroamericano, un altro balbuziente e ognuno di loro, chi più chi meno, vive situazioni familiari difficili: un padre violento; i genitori indifferenti, rimasti fermi al momento in cui il figlio minore viene trovato morto vicino a un tombino, in un giorno di pioggia; una madre eccessivamente apprensiva...
si trovano per caso e naturalmente si amalgamano, si fondono, si addomesticano a vicenda, direbbe Antoine de Saint-Exupéry.

il loro legame nasce per caso ma per un motivo speciale, preciso.
a Derry vengono trovati morti bambini e adolescenti, uccisi con violenza, sfigurati e i fatti, con un'attenta analisi, avvengono ciclicamente, in tempi cadenzati, precisi. 
è qualcosa di maligno che agisce a Derry, è IT e IT torna ogni venticinque anni, striscia sotto le case di Derry, dentro, intorno, agisce ma nessuno lo vede, lo percepisce. nessuno se non questi sette amici che, insieme, uniti e altro che uniti, lo affronteranno in due momenti diversi delle loro vite, da bambini e da adulti.
quando si ritroveranno nel 1985 la loro amicizia sarà rimasta la stessa di quando erano bambini, ma anche diversa, un'altra, contaminata dalla vita, dalle scelte fatte, dalle esperienza vissute e quelle perse, quelle sognate e quelle effettivamente realizzate.
IT è il male e fa paura, una paura d'inferno a ognuno di loro, incarnando ogni loro incubo personale, ma capiamo alla fine che è solo una scusa intorno a cui girare per dirci quanto diventare grandi, adulti, sia difficile e quanto anche sia difficile accettarci per come siamo adesso, adulti, diversi da come ci sognavamo quando eravamo bambini.
è la storia di una grande amicizia, fa commuovere per il romanticismo che ha dentro ma è anche capace di far tremare le vene ai polsi per l'ineluttabilità delle conseguenze che certe scelte portano con sé, quando ti accorgi che ormai è andata. forse, almeno. o molto probabilmente.

non vedrò mai il film per alcuni motivi: intanto non voglio sporcare le immagini che le descrizioni di King mi hanno disegnato nella mente, me le tengo lì, ferme, come si sono create mentre leggevo e poi perché il film parte da un libro, mica il contrario, quindi mi attengo solo alla fonte della storia e me la godo così.
ho constatato con molto piacere, infine, che tante sono le strizzate d'occhio che King lancia a Il signore degli Anelli di Tolkien, i richiami sono più che mai presenti in questo libro.

è un libro da leggere? SI. 
sì se volete godervi un romanzo, sì se volete conoscere l'arte dello scrivere, sì se volete provare un senso di vuoto dopo, pensando cosa cavolo posso leggere adesso, dopo un libro del genere?

io ci provo, a leggere nel senso letterale del termine, non so come andrà, non so cosa proverò, ma intanto per avere gli occhi puntati su fiumi di parole ho iniziato Quello che ti meriti di Anne Holt, di cui sinceramente non ricordo il motivo per cui si trova nel mio ebook. consigliato da qualcuno?  boh! arrivato da qualche amico in versione pirata? mah! comprato di mia iniziativa? Non saprei...
ma so già, con estrema certezza, che resterò delusissima.

Love,
MC

...e andatevi a leggere IT!

giovedì 10 maggio 2018

DI ALCOOL E GIRAMENTI (DI TESTA)

stasera sono brilla. 😁😁
eh si, confesso, ammetto, lo sono.
ho bevuto vino bianco a cena e ho finito la bottiglia (ma era una bottiglietta, eh, un quartino di litro, mica tanto e mica l'ho bevuta tutta io, sia chiaro) ben consapevole che l'effetto sarebbe stato quello che ora mi ritrovo addosso. tutto premeditato, quindi. yes!

 si si, lo so, è così con me, non è una novità: l'alcool non lo reggo più di tanto e dopo una certa dose (dal secondo bicchiere nemmeno pieno, per l'esattezza) inizio ad andar fuori e mi sento la testa ciondolante quando invece è ferma; se mi giro velocemente, la testa mi gira, o almeno non resta ferma come dovrebbe succedere ma in realtà non si muove. insomma il mio collo è fermo eppure per me lei sta girando. 😂

è una bella sensazione, devo dire. questo significa che sono una vecchia spugna? me lo domando perché quando bevo, continuo a bere per arrivare a stare così perché mi piace la sensazione che l'alcool mi dà.
potrebbe essere che sia una vecchia spugna quindi? sì? e chi se ne frega!!! 😎

c'è da essere sincere fino in fondo, però, perché bevo quando il massimo tragitto che devo fare (a piedi e per giunta in ciabatte) è dalla cucina al divano della sala. niente panico, quindi, nessun problema, nessun rischio né per me né per nessun altro.

una volta mi è capitato di bere vino francese, in Francia, a Strasburgo. dopo quella meravigliosa cena a base di formaggi e vino bianco di cui ancora ricordo il gusto in bocca, ero andata in giro (a piedi) con i miei ospiti. un paio di volte mi sono inciampata lungo la strada, rimanendo però in piedi.
ricordo che ridevo, ero felice, mi sentivo leggera e libera.
ero pur sempre in ferie...

Love,
MC


mercoledì 25 aprile 2018

INSOMNIA

stavo per scrivere questo post alcune ore fa, quando avrei dovuto essere inerme per il sonno profondo di cui normalmente sono preda, per mia fortuna, e invece questa notte alle 2.13 vedevo ancora le 2.13 sui numeri rossi incandescenti della sveglia del comodino.
l'insonnia mia ha preso, questa volta.

dopo una giornata nei meandri burocratici per diversi argomenti (anagrafe, CAF, ristrutturazione della casa futura) sono tornata a casa sul cotto andante ma una volta a letto per una buona ora mi sono immersa nella lettura di King, per spegnere la luce a mezzanotte meno un quarto, circa. solo che poi ho arrotolato me stessa e le lenzuola per un'ora e mezza, appunto, fino alle 2.13 almeno.

in questo tempo pensavo che volevo dormire e non dormivo, mi tornavano in mente le canzoni degli U2 sentite la mattina, il ritornello di Red Light, la strofa di Surrender, il video di Sweetest thing (che ieri non ho ascoltato ma che è sempre U2) e poi da lì sono passata a When you say nothing at all di Ronan Keating (perché nel video di Sweetest thing i Boyzone compaiono e il mio cervello ha fatto tutti questi collegamenti, perché giustamente segue un filo, mica si spegne a un certo punto della notte perché s'è fatta una certa, come dicono a Roma...).

e quindi pensavo a 'ste cose, musica nella testa, immagini di video, il tutto a occhi spalancati.
non so perché non ho ripreso l'ebook in mano e ho ripreso a leggere King, o forse si, lo capisco ora: la parte letta ieri un po' mi ha angosciata, dentro di me volevo allontanare il più possibile le immagini che mi si erano create davanti agli occhi per le descrizioni perfette fatte dal Re, quindi riprendere a leggere avrebbe incentivato la mia immaginazione, chissà. così pensavo, almeno.

oggi sono rimbecillita quanto basta, grazie anche a varie ed eventuali condizioni fisiche da ragazze che hanno deciso di fare combutta con la mia testa, che al momento sembra un flipper.
no ma sto bene, sto molto bene.

Love,
MC

martedì 24 aprile 2018

LETTERALMENTE PARLANDO

 dall'ultimo post, letteralmente parlando (nel senso letterario, di letteratura) è successo che ho iniziato IT e la cosa è avvenuta senza troppi timori, devo dirlo.
quando l'ho detto a qualche amica, mi sono sentita dire mi viene paura solo a pensare che lo stai leggendo e ammetto che fino a qualche mese fa anche io avrei detto la stessa cosa, anzi l'ho pensata e detta più volte, condita anche da un ma perché mi devo stressare pure mentre leggo un libro, se leggo per il piacere di farlo?
è che a me è andata diversamente: la preparazione "a cui sono stata sottoposta" da A. (a cui mi sono piacevolmente fatta sottoporre, siamo sincere) leggendo alcuni romanzi di cui ho parlato in queste pagine, mi ha aiutato parecchio perché mi ha fatto capire un po' la testa di King, il suo stile, la sua visione degli Stati Uniti d'America, delle classi sociali, la denuncia che indirizza sempre, comunque e in ogni storia, contro i cancri della società americana e facendolo senza troppi peli sulla lingua.
è chiarissima la sua posizione, la sua visione com'era trent'anni fa e com'è oggi e fa paura vedere che quanto lui denunci, attraverso le sue storie, sia effettivamente più pericoloso, più pauroso della paura stessa che instilla nel lettore descrivendo il vampiro di turno, il mostro che sale dalla nebbia, il pagliaccio che uccide...
e infatti inquieta di più leggere di un bastardo di marito che picchia la moglie per sottometterla, piuttosto che della fine che farà il piccolo George inseguendo la barchetta di carta lungo il rigagnolo d'acqua, durante un giorno di pioggia a Derry.

...e piangerai anche, mi era stato detto. e così è stato, giusto ieri sera, con l'ebook in mano, e mentre leggevo mi asciugavo le lacrime salate che scendevano dagli occhi in giù, verso le tempie...
ma non dirò altro, per ora. ho ancora più di 900 pagine davanti per piangere ancora.
posso solo già intuire, sapere, che questo è IL libro per eccellenza di Stephen King se non uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea.

sempre letteralmente parlando (nel senso che ne sto parlando davvero anche se non di letteratura, questa volta) questa mattina di libertà dal lavoro mi ha vista surriscaldare il lettore cd, che gira dalle 10 con solo U2 dentro.
ho iniziato prima con War, poi è arrivato Boy ed ora sono con October.
sto ripercorrendo la loro storia.

ho fatto caso che in War Larry Mullen pesta su quella batteria che, porca di una miseria, se non ha bucato la pelle dei tamburi e spaccato decine di bacchette in sala prove, non so come diavolo abbia fatto.
c'è tutta la loro la grinta dei vent'anni, la rabbia dei vent'anni, la voglia di spaccare e dare una chiara impronta al loro sound, che con Boy era stato meno arrabbiato, meno coraggioso.
War inizia, ragazzi, con niente meno che Sunday Bloody Sunday, e i primi secondi sono solo tamburo e piatti. (il video che si apre al link che ho messo...parla da solo. è solo una questione di abbigliamento indossato, in realtà di domeniche sanguinose ce ne sono state e ce ne sono ogni settimana in giro per il mondo e infatti la domanda è per quanto ancora dovremo cantare questa canzone?)

War: uno dei miei loro dischi preferiti, tra quelli dei primi tempi, non può che essere così, con il quale, sul serio, sono cresciuta perché mio fratello lo metteva nel mangiacassette mentre giocavamo insieme con il lego in camera, ed io avrò avuto 8-9 anni...
oggi l'ho ascoltato per ascoltare, non ho solo sentito e ho notato che in War giusto Drawing Man e "40" sono i brani meno arrabbiati, mentre Two hearts beat as one è una stupenda canzone d'amore di un ventenne, maschio, che non sa ancora chi veramente è e cosa ha per le  mani:

I don't know 
how to say what's got to be said
I don't know if it's black or white
there's others see it red
I don't get the answer right 
I'll leave that to you
is this love out of fashion
or is it the time of year?
are these words distraction
to the words you wanna hear?
two hearts beat as one

penso proprio che Bono oggi non scriverebbe una canzone d'amore così...e non c'è da averne dubbio, e non perché lo dico io, ma perché dopo, parecchi anni dopo Two hearts beat as one ha scritto roba tipo The landlady, Love is all we have left solo per citare brani del 2017 ma che dire di One, With or without you e tante altre...
ma se ha scritto quello che ha scritto in questi ultimi anni, che Dio lo benedica e ce lo conservi per altre dieci vite, è sicuramente perché a vent'anni ha scritto di un amore di cui non riusciva a capire il senso, la direzione, il colore, per cui non riusciva a trovare le parole ed esprimerlo così com'era.

certe volte mi sembra di averli conosciuti di persona, Bono e i suoi fratelli, per tutto quello che mi hanno raccontato attraverso la loro musica. davvero.

Love,
MC

PS niente foto oggi, il server non è d'accordo...

mercoledì 11 aprile 2018

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno stesso libro sul comodino o in lettura sull'ebook. ma a pensarci leggere non è una gara, non lo faccio per vedere chi arriva prima a quale traguardo al 31 dicembre di ogni anno. leggo per il piacere di leggere, per il gusto di farlo, di avere un libro per le mani, che sia cartaceo o digitale, di avere una storia da seguire, andando dietro alle idee dell'autore, per il relax mentale che mi procura fuggire da casa mia, da questa città e in questo tempo, per trovarmi dove la storia vuole portarmi. leggo per passione e alla fine di ogni libro, quasi sempre, ne esco soddisfatta e in qualche modo diversa.

Il popolo dell'autunno di Bradbury è un romanzo horror, gotico, dove due ragazzini di quasi quattordici anni, Will e Jim, grandi amici, si trovano coinvolti in qualcosa di decisamente più grande di loro: la notte prima di Halloween a Green Town su un binario morto si ferma uno strano treno, da dove escono strane creature che imbastiscono un nero luna park, dove la popolazione troverà un divertimento apparente.
è soprattutto per i due adolescenti che la sosta di questo luna park significherà paura, timore di perdere se stessi e persone a loro vicine come la maestra, il barbiere della cittadina, entrambe le madri e il padre di Will.

il padre di Will. è il personaggio secondo me chiave, centrale, apparentemente messo in ombra dai due ragazzi, ma che risulterà decisivo e necessario per l'epilogo.
uomo schivo e silenzioso, figura abbastanza sconosciuta al figlio (e forse anche alla moglie), questo dramma gli darà l'occasione per recuperare il rapporto con Will.
anzi, meglio: il finale sarebbe stato diverso se i due non si fossero riavvicinati, riscoperti reciprocamente come padre e figlio, quindi con ruoli in qualche modo previsti, da rispettare, ma che fino a quel momento avevano disatteso.

l'arrivo del luna park e dei vari personaggi malvagi che ne fanno parte, tra cui l'Uomo Illustrato (signor Dark) e la Strega della Polvere, che creeranno grossi problemi e terrore nei due adolescenti e nel padre di Will, sono la scusa su cui quest'ultimo farà leva per riprendersi la sua vita, che potrà finalmente contemplare in suo figlio, insieme a lui.
selfie allo specchio
per me quest'uomo si è rivelato uno dei personaggi più emozionanti degli ultimi libri letti, devo dirlo, con una profondità di pensieri ed emozioni descritte da Bradbury che mi hanno veramente toccato e costretto, non raramente, a rileggerle più volte alcuni passaggi.

adesso sono tornata per un momento all'ultimo capitolo di Stagioni diverse di King per rinfrescare la memoria con The Body, così da poter essere pronta per IT. così mi è stato detto, così faccio.


PS. un paio di note extra:

1) finalmente, oggi dopo 5 mesi dall'ultima volta, sono andata da Franco, il mio parrucchiere, a fare manutenzione e mi sono trovata con questa meraviglia di piega in testa. gli ho chiesto se fosse d'accordo a venire una volta a settimana a casa a farmi i capelli in questo modo...non mi ha risposto, si è solo messo a ridere. cosa avrei dovuto capire?

2) sto stanca e stufa di tante cose, lavoro in primis e la cosa peggiore, forse, è constatare che non sono più la stessa persona di otto anni fa. e grazie, direte, sei più vecchia di otto anni. eh no, dico io, non è solo un fatto anagrafico, ma che percepisco che questo lavoro ha fatto venir fuori una parte di me che non mi piace e che non pensavo di avere... come la mettiamo? io non so come metterla, soprattutto dove...

Love,
MC




martedì 27 marzo 2018

+9 *** LA SOMMA DEI GIORNI *** ISABEL ALLENDE (o della fine del nono libro nel 2018)

lo avevo detto nell'ultimo post: questo libro della Isabel l'avrò letto una decina di volte, ma ogni volta è sempre un piacere - come con il cavalier Condorelli e i suoi torroncini (buoni!).

non penso ci sia altro libro che ho letto così tante volte e non saprei spiegare bene il perché, anche se penso che il suo chiamarmi a scadenze regolari dalla libreria di casa sia dovuto al fatto che esercita in qualche modo il ruolo di oggetto di consolazione per la quipresente.

consolazione per la storia raccontata, che altro non è che il racconto che Isabel fa sotto forma di diario a Paula, la figlia persa nel 1992, dal momento della sua partenza per il Cielo al 2006, anno di stesura, ma consolazione soprattutto per lo stile prettamente Allende che si assapora e che l'autrice usa magistralmente nel raccontare gli eventi che hanno investito la sua famiglia allargata, il suo clan multietnico fatto di cileni, statunitensi, cinesi mischiati insieme.
e' lo stile di Isabel che mi cattura, questo è.

La somma dei giorni non è un romanzo di fantasia: le basi sono vere, sicuramente con qualche ricamo attorno per renderlo ancor più accattivante, ma è proprio il modo di scrivere, la scelta delle parole combinate insieme che mi tiene incollata alle pagine ogni volta come se fosse la prima volta.

a volte mi sono sentita di invidiare questa sua grande, stramba famiglia dove i drammi non sono mancati ma dove alla fine, in un modo o nell'altro, o con la terapia o con gli scossoni, si arriva sempre in porto, scaricando fuori bordo i pesi inutili.
sempre ho invidiato l'autrice per la sua abilità nello scrivere e il suo essere narratrice; spesso ho provato un'innocente invidia nell'immaginare la contea di Marin dove vive, a pochi chilometri da San Francisco e dal maestoso Golden Gate Bridge, con le sue superbe torri rosse, dove perché no, vivrei anche io; altre  volte l'ho invidiata per la sua forza, la libertà, il senso della famiglia che ha, la tenacia nel difenderla da tutto e tutti ma anche la fragilità e il coraggio nell'ammetterne le falle interne e quelle personali.
per quanto posso vedere dalle pagine dei suoi libri, di questo libro, la reputo una grande donna.

quindi la conclusione è che non c'è niente da fare: non toccatemi la Allende e i suoi libri, soprattutto questo, guai a farlo. è la mia autrice femminile preferita, punto.
il maschio si sa: Stephen King. 😊

ora, in attesa di finire The Lord of the Rings in english, mi butto su Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury, così come da scaletta propedeutica indicata da A. per la strada verso IT.
penso proprio che inizierò stasera stessa: domani la sveglia non suona all'alba e 'sta partita dell'Italia....mah...manco gioca Buffon 😐

Love,
MC




domenica 18 marzo 2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

mercoledì 7 marzo 2018

CARRIOLA

la tigre in gabbia è diventata una carriola parcheggiata da un lato.
stufa, stanca e arcistufa di quattordici giorni passati a casa con la febbre fissa, ieri sono andata a lavorare, più per tigna, testa dura e vattelapesca cosa, uscendo da casa con un bel 37.2 e tornando con un fantastico 38.4.
perché noi farci mancare qualcosa...noooo quando mai, e perché guarire definitivamente dopo due settimane a casa? perché?

lo so bene io cos'è, il vattelapesca cosa, e quasi quasi non vorrei dirlo ma lo faccio, così forse l'esternarlo mi aiuta: dopo malattia reiterata volevo lanciare un messaggio al mio datore di lavoro e tornare al mio posto senza prolungare ulteriormente la malattia. posto che i giorni già trascorsi a casa erano VERA e senza alcun dubbio VERA malattia, ho pensato fosse una mossa che fugasse ogni seppur minimo pensiero che la quipresente si volesse imboscare. non mi conoscono, c'è da dirlo, così ieri ho lavorato dalle 15 alle 21, facendomi il mazzo come sempre, diciamocelo (perché parlare con 44 belin di clienti in 5 ore e mezza di lavoro non è proprio quello che io chiamo imboscarsi) e tornando a casa più rintronata che mai con una bella febbrona.

ora ci si ribeccherà a data da destinarsi, con un bel "ricaduta" sul certificato; la dottora la vedo oggi pomeriggio e la implorerò di darmi tutte le cure possibili, foss'anche napalm, perché va bene che una a casa si riposa il cervello, ma si rompe pure le palle dopo un po', e dopo due settimane di febbre mi sarei anche leggermente sbomballata: voglio tornare alla mia vita normale, fatta anche di allenamenti e ore fuori casa al di là del tempo passato in ufficio.

intanto ho nella testa questa canzone, oggi, Here with me dei The Killers. 
parole stupende ma immagini inquietanti, sopratutto quelle finali...
ma cosa è saltato in mente al regista del video?


...but there's another world we're living in tonight...
don't want your picture on my cellphone, 
I want you here with me 
don't want you memory in my head now
I want you here with me...

Love,
MC

giovedì 1 marzo 2018

TIGRE IN GABBIA

sono otto giorni che vivo chiusa in casa e sto diventando matta, una tigre in gabbia che ogni tanto rincoglionisce per la febbre, ogni tanto resuscita e farebbe una strage. di gente, di cose, di tutto.

la faccenda dura dalla distorsione sulle piste da sci di mercoledì scorso, il 21 febbraio, ed è continuata con una bella influenza del cavolo, con febbre che va e viene, insieme agli unici sintomi quali mal di testa e male alle ossa, che dico almeno avessi altro, no? qualsiasi altra malefica cosa per potermi autorizzare a prendere della dinamite antibiotica e che, almeno, chiudesse la faccenda definitivamente.
qui sembra che senza la tachipirina riesca ad avere una temperatura normale per sì e no dodici ore e poi di nuovo trentasette-e-sei, che due palle...

la malattia al lavoro dura fino a domani, poi sabato-domenica-lunedì sono libera anche se già mi vedo questa meravigliosa tripla passata a combattere ancora contro 'sto nemico invisibile.
non vedo l'ora di uscire, paradossalmente voglio tornare in ufficio (la febbre mi ha bruciato il cervello, è chiarissimo) per tornare a ritmi e movimenti normali: svegliarmi, prepararmi e uscire rispettando un orario, tornare a casa, allenarmi...
ecco, la cosa di cui più accuso la mancanza è lo sport, gli allenamenti a giorni alterni che mi sanno di manna dal cielo e che amo sempre di più ogni volta che li faccio, anche se è il mazzo che mi faccio ma, porcavacca, se fisicamente sto come sto, lo devo a quel mazzo e non ad altro. Thanks Jil! 😎
l'ultimo sport che ho fatto sono le quattro ore di sci sempre di quel famoso mercoledì scorso, prima dello STO-TOC del ginocchio...

passo il tempo a leggere, passando da King e i suoi Incubi e deliri, che sono anche un po' i miei perché, porcapaletta, certi racconti tirano fuori paturnie dell'infanzia che non ricordavo di avere (o che molto più probabilmente avevo nascosto sotto il tappeto) al mio amato JRR Tolkien e il suo The Lord of The Rings in lingua originale.
lo avevo lasciato da parte per troppi mesi (tutta colpa di King! 😅) ma negli ultimi giorni ho ridato un'impennata alle pagine lette, tanto che ora sono oltre la metà, ma comunque ancor un po' lontana dalla fine.
ma è lì, sul comodino bianco della sala ed è confortante sapere che c'è, come un cantuccio sicuro dove per forza si sta bene e il riposo è assicurato, il rifugio accogliente, il tempo amico...

intanto Spotify mi propone Secret Garden dello zio Bruce ed ogni volta è naufragare dolce in questo mare di pensieri che questa musica porta con sé... 💗

Love,
MC



domenica 25 febbraio 2018

PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE

...e infatti è successo.
in 32 anni di piste da sci non mi ero mai rotta un'unghia (e cadute ne ho fatte, e cose spericolate pure 😛) ma mercoledì a Campofelice, sulla pista più facile di tutto il comprensorio, mi sono procurata una distorsione al ginocchio sinistro.

i fatti raccontano che la notte precedente aveva nevicato sopra la neve già battuta dai gatti, quindi tutte le piste erano appesantite da almeno dieci centimetri di neve fresca  -che ha infatti reso le discese pesanti e stancanti da subito. 
Sofia Goggia 2018
la mattinata è stata un continuo nevischiare, con visibilità azzerata rispetto al bianco attorno: non c'era modo di distinguere la conformazione della pista, i dossetti, i cumuli di neve se non quando ci si stava sopra e li si sentiva con le gambe, così come era un casino capire dove finiva la pista battuta e dove iniziava la parte non battuta...proprio per tutta la neve fresca che c'era ovunque.

ora, la quipresente non è Sofia Goggia che ha vinto l'oro olimpico nella discesa libera, si sa, ma non è nemmeno analfabeta di lamine e sciolina, fatto sta che per evitare di scontrarmi con un cordone di bambini di una scuola sci, mi sono ritrovata a bordo pista, finendo nella neve fresca di cui sopra e piantandomi per perdita di aderenza dello sci al terreno. 
nell'istante di perdita di aderenza, il ginocchio sinistro ha sbandierato ed io ho SENTITO il ginocchio fare STO-TOC, con conseguente, ovvia caduta. 
dire che mi è mancato il fiato è un eufemismo. credevo di svenire ma ho fatto in tempo a pensare ecco, mi sono rotta sicuro! 😭😭😭😭😭😭 
la prima caduta seria in vita mia, la fitta di dolore all'esterno del ginocchio...per me ero andata, prossima tappa sala gessi del pronto soccorso de L'Aquila.
poi in qualche modo mi sono alzata (stavo in piedi, dolorante ma stavo in piedi) e sempre in qualche modo sono arrivata da mio fratello e mio nipote che mi aspettavano più avanti.

insomma, la mia giornata di sci è finita lì, con immenso dispiacere mio, di fratello e nipotini, ed è continuata al CTO di Roma dove mi hanno confermato la distorsione e dato giorni di riposo...

mi sto curando e non vedo l'ora di tornare sulle lamine.
perché mica finisce qui!

Love,
MC

domenica 18 febbraio 2018

+7 *** LE COSE CHE NON TI HO DETTO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del settimo libro nel 2018)

ho finito di leggere questo libro qualche giorno fa ma per una serie di motivi futili e non, riesco a parlarne solo ora (ma perché mi sono imposta di farlo, mi sono messa da parte questi minuti apposta...).
è succeduto a Rossoamaro, sempre di Morchio, e forse è questo motivo per cui non l'ho trovato coinvolgente come il precedente. un po' come se Bocelli uscisse sul palco a cantare una qualsivoglia aria di opera lirica, dopo che Pavarotti ha cantato Nessun dorma. per dire...
non che sia un brutto libro, no, anzi, solo che mi sono trovata meno immersa nella storia come mi era successo con le vicende di Bacci Pagano preso tra la realtà e il passato dei partigiani genovesi.
Questa volta Pagano si trova suo malgrado a far da medicina a uno psicoterapeuta in crisi di identità e in crisi con la moglie, di fatto omosessuale e che intrattiene una relazione con un'androgina giovane donna.
tra creuze de ma, caruggi, strade che portano a Sant'Ilario e intrecci con la storia parallela di Jasmine, già trovata in Rossomaro, Bacci troverà modo e tempo di ripensare al suo rapporto con Mara, l'amore di sempre, e di organizzare la festa di diciotto anni per sua figlia Aglaja, con la quale all'orizzonte si profila un ritorno di rapporto sincero.

apprezzo sempre la penna di Morchio, non fosse altro perché mi riporta per le strade della mia città del cuore 💖 ma ecco che qui sono stata meno coinvolta e isolata dalla realtà durante la lettura, aspetto che ritengo fondamentale per la riuscita di un romanzo.

subito dopo ho iniziato Incubi e deliri, tornando quindi a King, per riprendere la strada verso IT così come mi ha indicato il mio insegnante A. 😊 e una cosa che mi ha divertito, come sempre, è stata la lunga prefazione dell'autore, chiusa con un meraviglioso invito al lettore:


anche questa è una raccolta di racconti, 706 pagine che mi terranno impegnata per un po'; sono appena all'inizio, ho letto il primo racconto La Cadillac di Dolan ed ora ho per le mani La fine del gran casino il cui titolo originale ho scoperto poco fa essere The end of the whole mess, quindi per questa volta la traduzione è stata fedelissima. bene.

intanto fuori è domenica pomeriggio e la giornata è di un uggioso che di più non potrebbe... 😐

Love,
MC

mercoledì 7 febbraio 2018

C'E' SEMPRE UN PO' DI TRAMONTO...

un paesaggio al tramonto e ho di nuovo modificato la grafica del blog. 😎
non è una cosa che faccio spesso, ma quando mi prende, poi ci passo le mezze ore a vedere, scegliere, cambiare i colori, le grandezze, il tipo di carattere...
per quanto mi avvalga di immagini e impostazioni già scelte da altri per evidenti incapacità in fatto di costruzione di siti web (ecco, mi servirebbe un amico smanettone che si immolasse alla causa e mi aiutasse...ma mi manca nella lista!) cerco di renderlo il più possibile specchio della mia personalità, almeno di quella di quel momento.

io, nel tramonto dell'Alto Adige...
la giornata di oggi porta a stare al chiuso, piove e fa freddo e quindi, libera dal lavoro, la sto trascorrendo tra lettura del nuovo caso per Bacci Pagano  -sul letto, con la copertina di pile addosso- il pc -con accanto la tazza tirolese della tisana, sempre tirolese 😍 dove si sente il profumo dei campi di fieno appena tagliato- e pensieri vari nella testa, tra cui domande presenti dal risveglio, che hanno trovato risposte.
tra queste una, ovvero la netta, forte, concreta presa di coscienza che non potrò fare a meno di alcune persone ormai parte della mia vita. non più, non adesso e nemmeno in futuro.
rendermi conto di questo mi ha fatto sentire viva, oggi. un po' più viva di ieri e di ieri l'altro.

ma andiamo avanti, perché nonostante queste cose belle, alcune molto bellissime -e non intendo la tisana nella tazza tirolese o Bacci Pagano-  c'è sempre un po' di tramonto nella mia vita, un po' di penombra, una dose di luce calante che, se normalmente fa vedere particolari in altri momenti nascosti e avendo del bello in sé, da un po' di tempo associo a uno stato d'animo malinconico, a tratti amaro.

di questo si tratta, questo sento sulla lingua dal famoso 23 maggio e poi dal 6 luglio 2017, momento del passaggio effettivo, ufficiale, definitivo, da un tutto sommato piacevole paesaggio ombreggiato, a tratti soleggiato e caldo, con momenti di vento e autunno e qualche scroscio d'acqua, a un deserto totale, dove aridità completa e assenza di riparo la fanno da padrone.
una Valle della Morte per impiego, praticamente.
sì, mi riferisco al lavoro; al cambio di padrone, più che altro, ecco.
ha sempre il coltello dalla parte del manico, il capo, sempre, mica dico di no, ma se fino a questa estate ci sembrava di avere anche noi una posata in mano con cui poter fare qualcosa, ogni tanto, da luglio ci siamo ritrovati sì e no con uno stuzzicadenti, per giunta inumidito, che si piega da solo senza manco farsi sentire appuntito.
sto provando direi quotidianamente un senso di impotenza, frustrazione, rabbia, insofferenza mai provate prima, mai così tanto, mai così di continuo. il lavoro è lo stesso da otto anni, ormai, io sono più o meno la stessa (più vecchia di otto anni, occhei) e se prima ne uscivo diciamo normale ed oggi incazzata ogni volta....qualcosa dipenderà anche dal capo. o no?
la domanda ha una risposta e non è negativa.

si cerca di tener duro, ci facciamo forza a vicenda tra colleghi, ci ascoltiamo e aiutiamo, ma non sempre è facile, non sempre si trova la spinta.
il calendario gira, l'orologio pure, ma è sempre l'ora del tramonto. e la cosa non torna.
ha da andar via 'sto sole, prima o poi, per risorgere chiaro e limpido, per mostrarci una valle fertile e verdeggiante, dove cambia il tempo, certo, ma dove ci sono rifugi lungo il cammino, per ripararsi dalla pioggia più forte...perché comunque sia, è anche bello camminare sotto la pioggia leggera, quando il sentiero è sicuro e senza pericoli. parola di girlscout.

Love,
MC

+6 *** ROSSOAMARO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del sesto libro nel 2018)

la pausa dal maestro King l'ho fatta sterzando verso il noir italiano e con campanilismo, visto che Bruno Morchio è genovese e racconta le indagini di Bacci Pagano tra le vie di Genova e anche più in là, un po' in Riviera e un po' nell'entroterra ligure.
è un piacere anche per gli occhi, quindi, oltre che per la mente, per me, perché posso vedere le cose che descrive...perché ci sono stata. non capita tutti i giorni!

Piazza De Ferrari... (ci devo tornare!)
Bacci Pagano è un ex poliziotto che abita nei carruggi del centro storico e che ora fa l'investigatore privato. da lui passano in tanti, di tanti tipi. questa volta riceve la commessa da un vecchio professore tedesco il quale vuole sapere nome e volto del suo fratellastro. dice infatti che la madre, giovane partigiana genovese incinta di un ufficiale tedesco, dopo averlo dato alla luce in Germania, dopo la fine della guerra abbia avuto un altro figlio dal matrimonio col suo amore di sempre, con il Biscia, un giovane ex partigiano, anche lui genovese.
Bacci chiede, si informa, parla, domanda, incontra anziani partigiani genovesi ma sembra non venirne a capo...
la storia si alterna con la vicenda di Jasmine, prostituta ivoriana salvata da Pagano dalle grinfie del suo aguzzino e ricoverata all'ospedale San Martino, in bilico tra la vita e la morte. Bacci dirà al suo committente teutonico di aver accettato questo incarico per non impazzire, in attesa di un verdetto dei medici, fuori dalla camera di Jasmine.

il bello di questo romanzo è l'abilità di far respirare a noi giovani, ignare generazioni, l'atmosfera degli anni di guerra, i sotterfugi, le vendette, le ritorsioni di una parte in seguito all'attentato fatto dall'altra...e la cosa ancora più bella è che fino alla fine, ma fino alla fine veramente, non si capisce se questo fratello (o sorella?) esista davvero e dove sia. al punto che, quando è chiaro, messo nero su bianco, sono dovuta tornare indietro a rileggere, pensando ma davvero??
è così che deve essere un noir, lasciarti fino all'ultimo senza la verità. non sono un'esperta, ma penso che quando questo accade, allora abbiamo per le mani un libro riuscito!

presa dall'onda dell'entusiasmo per il mio concittadino, ho iniziato Le cose che non ti ho detto, così con questo sono a cinque romanzi letti di Morchio.

fuori piove, giorno libero...vado a leggere!

Love,
MC

sabato 3 febbraio 2018

+5 *** NON BASTA DIRMI TI AMO *** DANIELA VOLONTE' (o della fine del quinto libro nel 2018)

lo sapevo che sarebbe finito velocemente, questo libro, ma come dicevo la letteratura da femmina sotto l'ombrellone per forza di cose impegna poco -e qualche volta serve anche, pure a fine gennaio.
la così facile letteratura della Volonté mi ha però in qualche modo coinvolto e più di una volta mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi. sarà perché ha descritto situazioni plausibili o emozioni che ho vissuto sulla mia pelle...fatto sta che mi ha toccato.

Beatrice è una ventinovenne fidanzata con Matthias, il giovane rampollo di una maison di moda milanese dove lei stessa lavora.
poco dopo il suo ritorno da New York, dove insieme a uno sconosciuto inglese ha salvato la vita ad un uomo colto da infarto all'aeroporto, si ritrova un anello di fidanzamento al dito con una proposta di matrimonio da parte di Matt.
catapultata nei preparativi del suo matrimonio (gestiti dalla futura suocera, macchina da guerra per eventi) vive il sogno di ogni giovane donna che si prepara a vivere la vita con l'amore della sua vita, anche se...anche se tutto quanto ha un che di strano, qualcosa non torna, non le sconfinfera.

insomma lo sconosciuto inglese non si rivelerà poi tanto sconosciuto, si ritroveranno in un agriturismo toscano e si sconvolgeranno la vita a vicenda, in seguito alla scoperta di Beatrice che Matthias, il suo promesso sposo, la tradisce da tempo con Allegra, ovviamente la più stronza della casa di moda.

una via del centro storico di Genova
la letteratura rosa non è il mio forte, devo dirlo, ma ammetto anche di volerne sentir parlare ogni tanto, proprio per non affaticarmi nella lettura, per andare veloce, per vincere a mani basse...

l'ho finito ieri sera quando la notte era ancora lontana e potendo permettermi di non avere la sveglia presto, questa mattina, ho subito iniziato un nuovo libro di Bruno Morchio, Rossoamaro, sempre su ebook.
torno così tra le mura della mia Genova e di tutta la Liguria. è sempre bello immergersi in una storia di investigazioni  potendo vedere con gli occhi veri i luoghi citati e descritti.
piuttosto...dovrò un po' tornare a Genova. ne ho bisogno. I need to.

Love,
MC




venerdì 2 febbraio 2018

+4 *** SCHELETRI *** STEPHEN KING (o della fine del quarto libro nel 2018)

(quattro libri in un mese. bene).

è la terza raccolta di racconti di King che leggo da quando ho imparato a conoscere questo maestro della letteratura americana - anzi mondiale.
il titolo non promette niente di tranquillo, rispetto a Stagioni diverse e A volte ritornano e per certi versi è così, visto che alcuni racconti mi hanno fatto irrigidire un po' sulla sedia, il divano, il letto, il sedile della metropolitana o del treno, in base a dove mi trovavo mentre leggevo...

decisamente il racconto più avvincente (e lungo, quindi ben strutturato, lavorato, pieno di cose per far lavorare bene la fantasia di chi legge...) per me è stato La nebbia il quale mi ha lasciato dentro la nettissima sensazione che non guarderò più con così tanta indifferenza un banco di nebbia, ovunque esso sia. anzi, ogni banco di nebbia che incontrerò, penserò a King e ai suoi non meglio identificati mostri che bloccano una ventina di cittadini americani in un supermarket per due giorni, dove alcuni perderanno la vita ed altri...

così come ogni volta che, dalla spiaggia, vedrò un galleggiante fisso per bagnanti, ripenserò a La zattera e a quello che successe a quei quattro viziati adolescenti americani, che per fare l'ultimo bagno dell'estate al lago...finiranno col non farne più per tutta la vita.

o come La scimmia, la cui lettura mi ha coinvolto parecchio e fatto sentire nelle orecchie il suono dei piatti suonati, quello del metallo scadente, leggero, usato per i giocattoli dei bambini, che a volte alcune scimmie peluche hanno attaccato alle zampe anteriori.

il più nauseante è certamente stato L'arte di sopravvivere, dove un medico chirurgo, naufrago su un'isola deserta, cerca di vivere il più a lungo possibile...nutrendosi di sè stesso.

una caratteristica molto frequente nei racconti di King è non arrivare mai a svelare veramente la sorte toccata ai protagonisti delle sue storie. si intuisce, si immagina, si inventa e ingigantisce nella propria mente, il che può essere un bell'esercizio di fantasia per noi lettori ma anche un'arma a doppio taglio, generante scenari più o meno tragici e ricchi di dettagli. lo fa apposta, di certo. per questo lo amo.
così come amo, ogni volta, la sua apertura e chiusura del libro, dove si rivolge direttamente al lettore; ha un'ironia sottile, efficace, tagliente ma anche discreta. mi chiedo come sia parlargli dal vivo...

Adesso sono passata un attimo a ridurre la mia mente alla ruota usata dal criceto, giusto per aprire le finestre e far prendere aria alle sinapsi, con un Non basta dirmi ti amo della Daniela Volontè (non nuova nel mio ebook) che potrebbe essere relegato nella categoria Harmony come mi ha suggerito A. 😆 ma che ogni tanto serve. tra oggi e domani finirà tra i libri letti e probabilmente mai più leggibili ma dai, per 1.99€, mica possiamo aspettarci 'sta grande letteratura, no?

Love,
MC

sabato 20 gennaio 2018

TAGLIO O NON TAGLIO?

(disquisizioni sui massimi sistemi, stasera. occhio che i neuroni potrebbero stancarsi!😂)

qualche giorno fa mi è venuto in mente di tagliarmi i capelli.

hai 39 anni, dai, mi dicevo, inizia a fare i conti col fatto che non sei più una ragazzina ma ormai una donna, tu che hai sempre pensato e detto che "oltre una certa" le donne devono avere i capelli non più lunghi di un tot sennò sono ridicole...

ci ho pensato e ripensato, complice anche il fatto che ultimamente me li dovrei lavare un giorno sì e uno no, non di più, grazie alla meravigliosa aria che si respira a Roma o vai a capire per quale altro astruso motivo, fatto sta che iniziavo a rompermi di tutta questa manutenzione. 
Sarah Jessica Parker, 53 anni. Per dire...
che poi, a bene vedere, si tratta solo di lavarli, tenerli avvolti nel turbante di spugna una mezz'ora o fino a quando mi va, e poi asciugarli, con ben poca piega... insomma, più che altro è la breve resa successiva che mi rompe, che il lavaggio e asciugatura in sé. ma tant'è.

così ci ho pensato e ripensato, ho chiesto in giro e...ciao! niente, nada, nein. 
mi sono accorta che in giro ci sono donne ben più attempate della quipresente che portano fluenti chiome da ventenni, e ventenni non sono e la ventina l'hanno superata da un bel po', mentre io son qui, senza manco un capello bianco a 39 anni suonati (e visto che pare abbia preso da mia mamma, avrò davanti forse un'altra decade di immunità dal bastardo capello bianco) con i capelli a quasi metà schiena e mi preoccupo? ma anche no! 😋
finché non diventerò insofferente, andrò avanti anche se, conoscendomi, tra non molto mi verrà e qualcosa finirà per cadere ai miei piedi e a quelli del mio parrucchiere di fiducia, il mitico Franco Jr Anelli di Frascati...

per ora niente, continuo a fare la trentanovenne che non lo sembra, a detta di qualcuno, e a godermi le chiome fluenti. 
che poi c'è da dire che quando sono di una certa lunghezza hanno il loro fascino. 
embè sì, eh?!

Love,
MC

giovedì 11 gennaio 2018

+3 *** UNICO INDIZIO LA LUNA PIENA *** STEPHEN KING (o della fine del terzo libro nel 2018)

ho abbandonato L'ulivo e le pietre. ebbene sì, l'ho fatto ed ora giace nel luogo in cui stava prima e dove starà fino al ritorno alla sua casa, quella delle zie di Genova®
succede molto raramente che lasci perdere un libro. di solito tiro avanti a leggere, magari arranco un po' più del solito, altre vado spedita (tutto dipende dalla storia, da come le parole sono messe vicine e, perché no, dalla me in quel momento in cui leggo quel libro preciso...) ma arrivo sempre in fondo, in qualche modo. 
questa volta ho gettato la spugna abbastanza presto, devo dire, ma non capivo molto. la questione israeliano-palestinese, questo il tema di questo libro di Ugo Tramballi. non ci ho mai capito granché di questa storia e continuo a non capirci niente. sarebbe forse stata la volta buona capirci qualcosa, magari, solo che per me un libro deve farsi leggere se non altro con piacere: magari non travolge, non porta fuori dal tempo e dallo spazio (ma quando succede...goduria!) ma se nemmeno piace...beh, scusate, perché farsi del male in un momento che dovrebbe essere di relax mentale? 
ecco, sulla base di questo, ho chiuso il suddetto e niente, sono passata al successivo King della mia lista personale, sempre quella stilata dal mio personal trainer A. e quindi ho preso in mano la versione digitale di Unico indizio la luna piena.

una storia lunga un anno, perché questo libro di ben 47 pagine fu scritto in dodici episodi che, secondo l'iniziale progetto, dovevano essere inseriti in un calendario. 
sissignori, sarebbe stato pubblicato un calendario con episodi di un romanzo breve scritti da Stephen King ed immagini illustrative dell'episodio stesso. purtroppo il progetto naufragò ma non l'idea in sé, infatti parole e immagini vennero comunque pubblicate in un libretto che divenne Unico indizio la luna piena.
esiste la versione originale fatta di parole e immagini, nell'edizione cartacea; purtroppo per me in ebook ho potuto godere solo delle parole, ma ho avuto qualche soffiata dal mio personal trainer sullo stile dei disegni.

qui si parla di un lupo mannaro che ogni mese, al plenilunio, fa macello - nel senso letterale del termine - in una cittadina americana dove i suoi abitanti, dapprima increduli per i fatti accaduti e col passare dei mesi sempre più spaventati, si troveranno liberati da questo caos per mano della persona meno accreditata e meno popolare della città.

mi sta venendo in mente adesso che ad abitare in una cittadina americana in mezzo al nulla, con boschi nei paraggi e il tipico scenario da film tipo: l'unico distributore di benzina, l'unico locale dove andare a bere, l'unica stazione di polizia nel giro di 20 miglia... ci sarebbe stato da aver paura a sfogliare le pagine del calendario e leggere ogni episodio. 
il genio di King. ancora.
che poi a ben vedere, il linguaggio usato è anche molto semplice, comprensibile da tutti (proprio perché un calendario se lo comprano tutti, no? e quindi a tutti sarebbe dovuto arrivare il messaggio mensile) ma efficace.
bello. mi è piaciuto.

ora passo a Scheletri sempre di King e vediamo che succede.

Love,
MC

+22 *** THE OUTSIDER *** STEPHEN KING (o della fine del ventiduesimo libro nel 2018)

e anche questo King lo abbiamo letto e goduto. me lo sono letteralmente bevuto come un boccale di radler al bar del rifugio alla fine di un...