mercoledì 11 aprile 2018

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno stesso libro sul comodino o in lettura sull'ebook. ma a pensarci leggere non è una gara, non lo faccio per vedere chi arriva prima a quale traguardo al 31 dicembre di ogni anno. leggo per il piacere di leggere, per il gusto di farlo, di avere un libro per le mani, che sia cartaceo o digitale, di avere una storia da seguire, andando dietro alle idee dell'autore, per il relax mentale che mi procura fuggire da casa mia, da questa città e in questo tempo, per trovarmi dove la storia vuole portarmi. leggo per passione e alla fine di ogni libro, quasi sempre, ne esco soddisfatta e in qualche modo diversa.

Il popolo dell'autunno di Bradbury è un romanzo horror, gotico, dove due ragazzini di quasi quattordici anni, Will e Jim, grandi amici, si trovano coinvolti in qualcosa di decisamente più grande di loro: la notte prima di Halloween a Green Town su un binario morto si ferma uno strano treno, da dove escono strane creature che imbastiscono un nero luna park, dove la popolazione troverà un divertimento apparente.
è soprattutto per i due adolescenti che la sosta di questo luna park significherà paura, timore di perdere se stessi e persone a loro vicine come la maestra, il barbiere della cittadina, entrambe le madri e il padre di Will.

il padre di Will. è il personaggio secondo me chiave, centrale, apparentemente messo in ombra dai due ragazzi, ma che risulterà decisivo e necessario per l'epilogo.
uomo schivo e silenzioso, figura abbastanza sconosciuta al figlio (e forse anche alla moglie), questo dramma gli darà l'occasione per recuperare il rapporto con Will.
anzi, meglio: il finale sarebbe stato diverso se i due non si fossero riavvicinati, riscoperti reciprocamente come padre e figlio, quindi con ruoli in qualche modo previsti, da rispettare, ma che fino a quel momento avevano disatteso.

l'arrivo del luna park e dei vari personaggi malvagi che ne fanno parte, tra cui l'Uomo Illustrato (signor Dark) e la Strega della Polvere, che creeranno grossi problemi e terrore nei due adolescenti e nel padre di Will, sono la scusa su cui quest'ultimo farà leva per riprendersi la sua vita, che potrà finalmente contemplare in suo figlio, insieme a lui.
selfie allo specchio
per me quest'uomo si è rivelato uno dei personaggi più emozionanti degli ultimi libri letti, devo dirlo, con una profondità di pensieri ed emozioni descritte da Bradbury che mi hanno veramente toccato e costretto, non raramente, a rileggerle più volte alcuni passaggi.

adesso sono tornata per un momento all'ultimo capitolo di Stagioni diverse di King per rinfrescare la memoria con The Body, così da poter essere pronta per IT. così mi è stato detto, così faccio.


PS. un paio di note extra:

1) finalmente, oggi dopo 5 mesi dall'ultima volta, sono andata da Franco, il mio parrucchiere, a fare manutenzione e mi sono trovata con questa meraviglia di piega in testa. gli ho chiesto se fosse d'accordo a venire una volta a settimana a casa a farmi i capelli in questo modo...non mi ha risposto, si è solo messo a ridere. cosa avrei dovuto capire?

2) sto stanca e stufa di tante cose, lavoro in primis e la cosa peggiore, forse, è constatare che non sono più la stessa persona di otto anni fa. e grazie, direte, sei più vecchia di otto anni. eh no, dico io, non è solo un fatto anagrafico, ma che percepisco che questo lavoro ha fatto venir fuori una parte di me che non mi piace e che non pensavo di avere... come la mettiamo? io non so come metterla, soprattutto dove...

Love,
MC




martedì 27 marzo 2018

+9 *** LA SOMMA DEI GIORNI *** ISABEL ALLENDE (o della fine del nono libro nel 2018)

lo avevo detto nell'ultimo post: questo libro della Isabel l'avrò letto una decina di volte, ma ogni volta è sempre un piacere - come con il cavalier Condorelli e i suoi torroncini (buoni!).

non penso ci sia altro libro che ho letto così tante volte e non saprei spiegare bene il perché, anche se penso che il suo chiamarmi a scadenze regolari dalla libreria di casa sia dovuto al fatto che esercita in qualche modo il ruolo di oggetto di consolazione per la quipresente.

consolazione per la storia raccontata, che altro non è che il racconto che Isabel fa sotto forma di diario a Paula, la figlia persa nel 1992, dal momento della sua partenza per il Cielo al 2006, anno di stesura, ma consolazione soprattutto per lo stile prettamente Allende che si assapora e che l'autrice usa magistralmente nel raccontare gli eventi che hanno investito la sua famiglia allargata, il suo clan multietnico fatto di cileni, statunitensi, cinesi mischiati insieme.
e' lo stile di Isabel che mi cattura, questo è.

La somma dei giorni non è un romanzo di fantasia: le basi sono vere, sicuramente con qualche ricamo attorno per renderlo ancor più accattivante, ma è proprio il modo di scrivere, la scelta delle parole combinate insieme che mi tiene incollata alle pagine ogni volta come se fosse la prima volta.

a volte mi sono sentita di invidiare questa sua grande, stramba famiglia dove i drammi non sono mancati ma dove alla fine, in un modo o nell'altro, o con la terapia o con gli scossoni, si arriva sempre in porto, scaricando fuori bordo i pesi inutili.
sempre ho invidiato l'autrice per la sua abilità nello scrivere e il suo essere narratrice; spesso ho provato un'innocente invidia nell'immaginare la contea di Marin dove vive, a pochi chilometri da San Francisco e dal maestoso Golden Gate Bridge, con le sue superbe torri rosse, dove perché no, vivrei anche io; altre  volte l'ho invidiata per la sua forza, la libertà, il senso della famiglia che ha, la tenacia nel difenderla da tutto e tutti ma anche la fragilità e il coraggio nell'ammetterne le falle interne e quelle personali.
per quanto posso vedere dalle pagine dei suoi libri, di questo libro, la reputo una grande donna.

quindi la conclusione è che non c'è niente da fare: non toccatemi la Allende e i suoi libri, soprattutto questo, guai a farlo. è la mia autrice femminile preferita, punto.
il maschio si sa: Stephen King. 😊

ora, in attesa di finire The Lord of the Rings in english, mi butto su Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury, così come da scaletta propedeutica indicata da A. per la strada verso IT.
penso proprio che inizierò stasera stessa: domani la sveglia non suona all'alba e 'sta partita dell'Italia....mah...manco gioca Buffon 😐

Love,
MC




domenica 18 marzo 2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

mercoledì 7 marzo 2018

CARRIOLA

la tigre in gabbia è diventata una carriola parcheggiata da un lato.
stufa, stanca e arcistufa di quattordici giorni passati a casa con la febbre fissa, ieri sono andata a lavorare, più per tigna, testa dura e vattelapesca cosa, uscendo da casa con un bel 37.2 e tornando con un fantastico 38.4.
perché noi farci mancare qualcosa...noooo quando mai, e perché guarire definitivamente dopo due settimane a casa? perché?

lo so bene io cos'è, il vattelapesca cosa, e quasi quasi non vorrei dirlo ma lo faccio, così forse l'esternarlo mi aiuta: dopo malattia reiterata volevo lanciare un messaggio al mio datore di lavoro e tornare al mio posto senza prolungare ulteriormente la malattia. posto che i giorni già trascorsi a casa erano VERA e senza alcun dubbio VERA malattia, ho pensato fosse una mossa che fugasse ogni seppur minimo pensiero che la quipresente si volesse imboscare. non mi conoscono, c'è da dirlo, così ieri ho lavorato dalle 15 alle 21, facendomi il mazzo come sempre, diciamocelo (perché parlare con 44 belin di clienti in 5 ore e mezza di lavoro non è proprio quello che io chiamo imboscarsi) e tornando a casa più rintronata che mai con una bella febbrona.

ora ci si ribeccherà a data da destinarsi, con un bel "ricaduta" sul certificato; la dottora la vedo oggi pomeriggio e la implorerò di darmi tutte le cure possibili, foss'anche napalm, perché va bene che una a casa si riposa il cervello, ma si rompe pure le palle dopo un po', e dopo due settimane di febbre mi sarei anche leggermente sbomballata: voglio tornare alla mia vita normale, fatta anche di allenamenti e ore fuori casa al di là del tempo passato in ufficio.

intanto ho nella testa questa canzone, oggi, Here with me dei The Killers. 
parole stupende ma immagini inquietanti, sopratutto quelle finali...
ma cosa è saltato in mente al regista del video?


...but there's another world we're living in tonight...
don't want your picture on my cellphone, 
I want you here with me 
don't want you memory in my head now
I want you here with me...

Love,
MC

giovedì 1 marzo 2018

TIGRE IN GABBIA

sono otto giorni che vivo chiusa in casa e sto diventando matta, una tigre in gabbia che ogni tanto rincoglionisce per la febbre, ogni tanto resuscita e farebbe una strage. di gente, di cose, di tutto.

la faccenda dura dalla distorsione sulle piste da sci di mercoledì scorso, il 21 febbraio, ed è continuata con una bella influenza del cavolo, con febbre che va e viene, insieme agli unici sintomi quali mal di testa e male alle ossa, che dico almeno avessi altro, no? qualsiasi altra malefica cosa per potermi autorizzare a prendere della dinamite antibiotica e che, almeno, chiudesse la faccenda definitivamente.
qui sembra che senza la tachipirina riesca ad avere una temperatura normale per sì e no dodici ore e poi di nuovo trentasette-e-sei, che due palle...

la malattia al lavoro dura fino a domani, poi sabato-domenica-lunedì sono libera anche se già mi vedo questa meravigliosa tripla passata a combattere ancora contro 'sto nemico invisibile.
non vedo l'ora di uscire, paradossalmente voglio tornare in ufficio (la febbre mi ha bruciato il cervello, è chiarissimo) per tornare a ritmi e movimenti normali: svegliarmi, prepararmi e uscire rispettando un orario, tornare a casa, allenarmi...
ecco, la cosa di cui più accuso la mancanza è lo sport, gli allenamenti a giorni alterni che mi sanno di manna dal cielo e che amo sempre di più ogni volta che li faccio, anche se è il mazzo che mi faccio ma, porcavacca, se fisicamente sto come sto, lo devo a quel mazzo e non ad altro. Thanks Jil! 😎
l'ultimo sport che ho fatto sono le quattro ore di sci sempre di quel famoso mercoledì scorso, prima dello STO-TOC del ginocchio...

passo il tempo a leggere, passando da King e i suoi Incubi e deliri, che sono anche un po' i miei perché, porcapaletta, certi racconti tirano fuori paturnie dell'infanzia che non ricordavo di avere (o che molto più probabilmente avevo nascosto sotto il tappeto) al mio amato JRR Tolkien e il suo The Lord of The Rings in lingua originale.
lo avevo lasciato da parte per troppi mesi (tutta colpa di King! 😅) ma negli ultimi giorni ho ridato un'impennata alle pagine lette, tanto che ora sono oltre la metà, ma comunque ancor un po' lontana dalla fine.
ma è lì, sul comodino bianco della sala ed è confortante sapere che c'è, come un cantuccio sicuro dove per forza si sta bene e il riposo è assicurato, il rifugio accogliente, il tempo amico...

intanto Spotify mi propone Secret Garden dello zio Bruce ed ogni volta è naufragare dolce in questo mare di pensieri che questa musica porta con sé... 💗

Love,
MC



domenica 25 febbraio 2018

PRIMA O POI DOVEVA SUCCEDERE

...e infatti è successo.
in 32 anni di piste da sci non mi ero mai rotta un'unghia (e cadute ne ho fatte, e cose spericolate pure 😛) ma mercoledì a Campofelice, sulla pista più facile di tutto il comprensorio, mi sono procurata una distorsione al ginocchio sinistro.

i fatti raccontano che la notte precedente aveva nevicato sopra la neve già battuta dai gatti, quindi tutte le piste erano appesantite da almeno dieci centimetri di neve fresca  -che ha infatti reso le discese pesanti e stancanti da subito. 
Sofia Goggia 2018
la mattinata è stata un continuo nevischiare, con visibilità azzerata rispetto al bianco attorno: non c'era modo di distinguere la conformazione della pista, i dossetti, i cumuli di neve se non quando ci si stava sopra e li si sentiva con le gambe, così come era un casino capire dove finiva la pista battuta e dove iniziava la parte non battuta...proprio per tutta la neve fresca che c'era ovunque.

ora, la quipresente non è Sofia Goggia che ha vinto l'oro olimpico nella discesa libera, si sa, ma non è nemmeno analfabeta di lamine e sciolina, fatto sta che per evitare di scontrarmi con un cordone di bambini di una scuola sci, mi sono ritrovata a bordo pista, finendo nella neve fresca di cui sopra e piantandomi per perdita di aderenza dello sci al terreno. 
nell'istante di perdita di aderenza, il ginocchio sinistro ha sbandierato ed io ho SENTITO il ginocchio fare STO-TOC, con conseguente, ovvia caduta. 
dire che mi è mancato il fiato è un eufemismo. credevo di svenire ma ho fatto in tempo a pensare ecco, mi sono rotta sicuro! 😭😭😭😭😭😭 
la prima caduta seria in vita mia, la fitta di dolore all'esterno del ginocchio...per me ero andata, prossima tappa sala gessi del pronto soccorso de L'Aquila.
poi in qualche modo mi sono alzata (stavo in piedi, dolorante ma stavo in piedi) e sempre in qualche modo sono arrivata da mio fratello e mio nipote che mi aspettavano più avanti.

insomma, la mia giornata di sci è finita lì, con immenso dispiacere mio, di fratello e nipotini, ed è continuata al CTO di Roma dove mi hanno confermato la distorsione e dato giorni di riposo...

mi sto curando e non vedo l'ora di tornare sulle lamine.
perché mica finisce qui!

Love,
MC

domenica 18 febbraio 2018

+7 *** LE COSE CHE NON TI HO DETTO *** BRUNO MORCHIO (o della fine del settimo libro nel 2018)

ho finito di leggere questo libro qualche giorno fa ma per una serie di motivi futili e non, riesco a parlarne solo ora (ma perché mi sono imposta di farlo, mi sono messa da parte questi minuti apposta...).
è succeduto a Rossoamaro, sempre di Morchio, e forse è questo motivo per cui non l'ho trovato coinvolgente come il precedente. un po' come se Bocelli uscisse sul palco a cantare una qualsivoglia aria di opera lirica, dopo che Pavarotti ha cantato Nessun dorma. per dire...
non che sia un brutto libro, no, anzi, solo che mi sono trovata meno immersa nella storia come mi era successo con le vicende di Bacci Pagano preso tra la realtà e il passato dei partigiani genovesi.
Questa volta Pagano si trova suo malgrado a far da medicina a uno psicoterapeuta in crisi di identità e in crisi con la moglie, di fatto omosessuale e che intrattiene una relazione con un'androgina giovane donna.
tra creuze de ma, caruggi, strade che portano a Sant'Ilario e intrecci con la storia parallela di Jasmine, già trovata in Rossomaro, Bacci troverà modo e tempo di ripensare al suo rapporto con Mara, l'amore di sempre, e di organizzare la festa di diciotto anni per sua figlia Aglaja, con la quale all'orizzonte si profila un ritorno di rapporto sincero.

apprezzo sempre la penna di Morchio, non fosse altro perché mi riporta per le strade della mia città del cuore 💖 ma ecco che qui sono stata meno coinvolta e isolata dalla realtà durante la lettura, aspetto che ritengo fondamentale per la riuscita di un romanzo.

subito dopo ho iniziato Incubi e deliri, tornando quindi a King, per riprendere la strada verso IT così come mi ha indicato il mio insegnante A. 😊 e una cosa che mi ha divertito, come sempre, è stata la lunga prefazione dell'autore, chiusa con un meraviglioso invito al lettore:


anche questa è una raccolta di racconti, 706 pagine che mi terranno impegnata per un po'; sono appena all'inizio, ho letto il primo racconto La Cadillac di Dolan ed ora ho per le mani La fine del gran casino il cui titolo originale ho scoperto poco fa essere The end of the whole mess, quindi per questa volta la traduzione è stata fedelissima. bene.

intanto fuori è domenica pomeriggio e la giornata è di un uggioso che di più non potrebbe... 😐

Love,
MC

+10 *** IL POPOLO DELL'AUTUNNO *** RAY BRADBURY (o della fine del decimo libro nel 2018)

non so se quest'anno sto leggendo più lentamente degli anni scorsi, forse sì. ho questa sensazione: quella di tenere per più tempo uno s...