martedì 24 aprile 2018

LETTERALMENTE PARLANDO

 dall'ultimo post, letteralmente parlando (nel senso letterario, di letteratura) è successo che ho iniziato IT e la cosa è avvenuta senza troppi timori, devo dirlo.
quando l'ho detto a qualche amica, mi sono sentita dire mi viene paura solo a pensare che lo stai leggendo e ammetto che fino a qualche mese fa anche io avrei detto la stessa cosa, anzi l'ho pensata e detta più volte, condita anche da un ma perché mi devo stressare pure mentre leggo un libro, se leggo per il piacere di farlo?
è che a me è andata diversamente: la preparazione "a cui sono stata sottoposta" da A. (a cui mi sono piacevolmente fatta sottoporre, siamo sincere) leggendo alcuni romanzi di cui ho parlato in queste pagine, mi ha aiutato parecchio perché mi ha fatto capire un po' la testa di King, il suo stile, la sua visione degli Stati Uniti d'America, delle classi sociali, la denuncia che indirizza sempre, comunque e in ogni storia, contro i cancri della società americana e facendolo senza troppi peli sulla lingua.
è chiarissima la sua posizione, la sua visione com'era trent'anni fa e com'è oggi e fa paura vedere che quanto lui denunci, attraverso le sue storie, sia effettivamente più pericoloso, più pauroso della paura stessa che instilla nel lettore descrivendo il vampiro di turno, il mostro che sale dalla nebbia, il pagliaccio che uccide...
e infatti inquieta di più leggere di un bastardo di marito che picchia la moglie per sottometterla, piuttosto che della fine che farà il piccolo George inseguendo la barchetta di carta lungo il rigagnolo d'acqua, durante un giorno di pioggia a Derry.

...e piangerai anche, mi era stato detto. e così è stato, giusto ieri sera, con l'ebook in mano, e mentre leggevo mi asciugavo le lacrime salate che scendevano dagli occhi in giù, verso le tempie...
ma non dirò altro, per ora. ho ancora più di 900 pagine davanti per piangere ancora.
posso solo già intuire, sapere, che questo è IL libro per eccellenza di Stephen King se non uno dei capolavori della letteratura americana contemporanea.

sempre letteralmente parlando (nel senso che ne sto parlando davvero anche se non di letteratura, questa volta) questa mattina di libertà dal lavoro mi ha vista surriscaldare il lettore cd, che gira dalle 10 con solo U2 dentro.
ho iniziato prima con War, poi è arrivato Boy ed ora sono con October.
sto ripercorrendo la loro storia.

ho fatto caso che in War Larry Mullen pesta su quella batteria che, porca di una miseria, se non ha bucato la pelle dei tamburi e spaccato decine di bacchette in sala prove, non so come diavolo abbia fatto.
c'è tutta la loro la grinta dei vent'anni, la rabbia dei vent'anni, la voglia di spaccare e dare una chiara impronta al loro sound, che con Boy era stato meno arrabbiato, meno coraggioso.
War inizia, ragazzi, con niente meno che Sunday Bloody Sunday, e i primi secondi sono solo tamburo e piatti. (il video che si apre al link che ho messo...parla da solo. è solo una questione di abbigliamento indossato, in realtà di domeniche sanguinose ce ne sono state e ce ne sono ogni settimana in giro per il mondo e infatti la domanda è per quanto ancora dovremo cantare questa canzone?)

War: uno dei miei loro dischi preferiti, tra quelli dei primi tempi, non può che essere così, con il quale, sul serio, sono cresciuta perché mio fratello lo metteva nel mangiacassette mentre giocavamo insieme con il lego in camera, ed io avrò avuto 8-9 anni...
oggi l'ho ascoltato per ascoltare, non ho solo sentito e ho notato che in War giusto Drawing Man e "40" sono i brani meno arrabbiati, mentre Two hearts beat as one è una stupenda canzone d'amore di un ventenne, maschio, che non sa ancora chi veramente è e cosa ha per le  mani:

I don't know 
how to say what's got to be said
I don't know if it's black or white
there's others see it red
I don't get the answer right 
I'll leave that to you
is this love out of fashion
or is it the time of year?
are these words distraction
to the words you wanna hear?
two hearts beat as one

penso proprio che Bono oggi non scriverebbe una canzone d'amore così...e non c'è da averne dubbio, e non perché lo dico io, ma perché dopo, parecchi anni dopo Two hearts beat as one ha scritto roba tipo The landlady, Love is all we have left solo per citare brani del 2017 ma che dire di One, With or without you e tante altre...
ma se ha scritto quello che ha scritto in questi ultimi anni, che Dio lo benedica e ce lo conservi per altre dieci vite, è sicuramente perché a vent'anni ha scritto di un amore di cui non riusciva a capire il senso, la direzione, il colore, per cui non riusciva a trovare le parole ed esprimerlo così com'era.

certe volte mi sembra di averli conosciuti di persona, Bono e i suoi fratelli, per tutto quello che mi hanno raccontato attraverso la loro musica. davvero.

Love,
MC

PS niente foto oggi, il server non è d'accordo...

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