martedì 27 marzo 2018

+9 *** LA SOMMA DEI GIORNI *** ISABEL ALLENDE (o della fine del nono libro nel 2018)

lo avevo detto nell'ultimo post: questo libro della Isabel l'avrò letto una decina di volte, ma ogni volta è sempre un piacere - come con il cavalier Condorelli e i suoi torroncini (buoni!).

non penso ci sia altro libro che ho letto così tante volte e non saprei spiegare bene il perché, anche se penso che il suo chiamarmi a scadenze regolari dalla libreria di casa sia dovuto al fatto che esercita in qualche modo il ruolo di oggetto di consolazione per la quipresente.

consolazione per la storia raccontata, che altro non è che il racconto che Isabel fa sotto forma di diario a Paula, la figlia persa nel 1992, dal momento della sua partenza per il Cielo al 2006, anno di stesura, ma consolazione soprattutto per lo stile prettamente Allende che si assapora e che l'autrice usa magistralmente nel raccontare gli eventi che hanno investito la sua famiglia allargata, il suo clan multietnico fatto di cileni, statunitensi, cinesi mischiati insieme.
e' lo stile di Isabel che mi cattura, questo è.

La somma dei giorni non è un romanzo di fantasia: le basi sono vere, sicuramente con qualche ricamo attorno per renderlo ancor più accattivante, ma è proprio il modo di scrivere, la scelta delle parole combinate insieme che mi tiene incollata alle pagine ogni volta come se fosse la prima volta.

a volte mi sono sentita di invidiare questa sua grande, stramba famiglia dove i drammi non sono mancati ma dove alla fine, in un modo o nell'altro, o con la terapia o con gli scossoni, si arriva sempre in porto, scaricando fuori bordo i pesi inutili.
sempre ho invidiato l'autrice per la sua abilità nello scrivere e il suo essere narratrice; spesso ho provato un'innocente invidia nell'immaginare la contea di Marin dove vive, a pochi chilometri da San Francisco e dal maestoso Golden Gate Bridge, con le sue superbe torri rosse, dove perché no, vivrei anche io; altre  volte l'ho invidiata per la sua forza, la libertà, il senso della famiglia che ha, la tenacia nel difenderla da tutto e tutti ma anche la fragilità e il coraggio nell'ammetterne le falle interne e quelle personali.
per quanto posso vedere dalle pagine dei suoi libri, di questo libro, la reputo una grande donna.

quindi la conclusione è che non c'è niente da fare: non toccatemi la Allende e i suoi libri, soprattutto questo, guai a farlo. è la mia autrice femminile preferita, punto.
il maschio si sa: Stephen King. 😊

ora, in attesa di finire The Lord of the Rings in english, mi butto su Il popolo dell'autunno di Ray Bradbury, così come da scaletta propedeutica indicata da A. per la strada verso IT.
penso proprio che inizierò stasera stessa: domani la sveglia non suona all'alba e 'sta partita dell'Italia....mah...manco gioca Buffon 😐

Love,
MC




domenica 18 marzo 2018

+8 *** INCUBI E DELIRI *** STEPHEN KING (o della fine dell'ottavo libro nel 2018)

ho finito questo nono libro di King qualche giorno fa ma per motivi logistici non sono riuscita a scriverne se non oggi.
un'altra raccolta di racconti, un altro tassello all'opera di questo maestro, un altro (parecchi, veramente) spunto di riflessione sui miei incubi e deliri personali...
con questa lettura ho completato la trilogia di racconti di cui Incubi e deliri fa parte insieme a A volte ritornano e Scheletri.

delle ventiquattro opere contenute in questa raccolta, penso che quella che mi è piaciuta più di tutti sia stata La Cadillac di Dolan, che è anche il primo racconto che si incontra nel libro.
mi è piaciuto per i dettagli, per l'aria vera che si respira durante la lettura e che fa percepire appieno lo stato d'animo del protagonista e la sua fame di vendetta verso Dolan, il quale farà una fine veramente brutta. sembra di essere accanto al professore per tutta la durata del racconto.
la premeditazione di vendetta portata avanti negli anni, il pensiero fisso, quindi, prima di poter riuscire a confezionare la morte di Dolan e la voce della moglie defunta che lo spinge ad agire e a non gettare la spugna, fanno del professore il folle di turno ma in un modo tale che ai miei occhi il pazzo, invece, è apparso Dolan, boss del crimine nell'Ovest degli Stati Uniti, che a ben vedere si è meritato quella fine, che ha sempre viaggiato su una Cadillac color argento da quando la sua vita si è incrociata con quella del professore, artefice del suo destino.
penso sia uno dei racconti più lunghi della raccolta, ricco di particolari, quindi forse per questo apprezzato dalla quipresente.

il racconto che invece mi ha inquietato veramente tanto è stato Il dito, al punto che se oggi rileggessi questa raccolta, salterei a piè pari questo passaggio. e sì perché ero tesa mentre leggevo e mi immaginavo le scene descritte avvenire nel mio bagno, il sentire il rumore dell'unghia del dito picchiettare sulla ceramica del mio lavabo...
mi ha proprio inquietato e fatto vedere l'ora di arrivare in fondo il prima possibile...

un altro abbastanza inquietante è stato Dedica e quanto la cameriera dell'hotel fa nella stanza dello scrittore alcolizzato, ospite fisso nella stessa camera ogni anno, nel sistemare la stanza. questo racconto penso mi abbia disturbato proprio per l'azione in sé fatta da questa cameriera, retaggio dell'educazione ricevuta e di anni di convinzioni che, un pezzo alla volta, sto imparando a gestire e superare.

per quanto riguarda King, sono pronta per IT, ma i passaggi propedeutici prevedono la conclusione di The Lord Of The Rings in lingua originale perché, info ricevuta poco tempo fa dal mio prof personale A., la grotta di Shelob e tutto quello che le gira attorno tanto hanno a che fare con IT.
vado a leggere, allora, anche se ammetto che dopo aver chiuso Incubi e deliri ho iniziato per la...boh...forse decima volta in quindici anni La somma dei giorni di Isabel Allende: erano almeno tre anni che non lo rileggevo e lo considero un po' un libro di transizione, una specie di copertina di Linus, che ogni tanto devo toccare per rassicurarmi di qualcosa o qualcuno...

ora però vado a leggermi Tolkien, ho voglia di lui adesso.

Love,
MC

mercoledì 7 marzo 2018

CARRIOLA

la tigre in gabbia è diventata una carriola parcheggiata da un lato.
stufa, stanca e arcistufa di quattordici giorni passati a casa con la febbre fissa, ieri sono andata a lavorare, più per tigna, testa dura e vattelapesca cosa, uscendo da casa con un bel 37.2 e tornando con un fantastico 38.4.
perché noi farci mancare qualcosa...noooo quando mai, e perché guarire definitivamente dopo due settimane a casa? perché?

lo so bene io cos'è, il vattelapesca cosa, e quasi quasi non vorrei dirlo ma lo faccio, così forse l'esternarlo mi aiuta: dopo malattia reiterata volevo lanciare un messaggio al mio datore di lavoro e tornare al mio posto senza prolungare ulteriormente la malattia. posto che i giorni già trascorsi a casa erano VERA e senza alcun dubbio VERA malattia, ho pensato fosse una mossa che fugasse ogni seppur minimo pensiero che la quipresente si volesse imboscare. non mi conoscono, c'è da dirlo, così ieri ho lavorato dalle 15 alle 21, facendomi il mazzo come sempre, diciamocelo (perché parlare con 44 belin di clienti in 5 ore e mezza di lavoro non è proprio quello che io chiamo imboscarsi) e tornando a casa più rintronata che mai con una bella febbrona.

ora ci si ribeccherà a data da destinarsi, con un bel "ricaduta" sul certificato; la dottora la vedo oggi pomeriggio e la implorerò di darmi tutte le cure possibili, foss'anche napalm, perché va bene che una a casa si riposa il cervello, ma si rompe pure le palle dopo un po', e dopo due settimane di febbre mi sarei anche leggermente sbomballata: voglio tornare alla mia vita normale, fatta anche di allenamenti e ore fuori casa al di là del tempo passato in ufficio.

intanto ho nella testa questa canzone, oggi, Here with me dei The Killers. 
parole stupende ma immagini inquietanti, sopratutto quelle finali...
ma cosa è saltato in mente al regista del video?


...but there's another world we're living in tonight...
don't want your picture on my cellphone, 
I want you here with me 
don't want you memory in my head now
I want you here with me...

Love,
MC

giovedì 1 marzo 2018

TIGRE IN GABBIA

sono otto giorni che vivo chiusa in casa e sto diventando matta, una tigre in gabbia che ogni tanto rincoglionisce per la febbre, ogni tanto resuscita e farebbe una strage. di gente, di cose, di tutto.

la faccenda dura dalla distorsione sulle piste da sci di mercoledì scorso, il 21 febbraio, ed è continuata con una bella influenza del cavolo, con febbre che va e viene, insieme agli unici sintomi quali mal di testa e male alle ossa, che dico almeno avessi altro, no? qualsiasi altra malefica cosa per potermi autorizzare a prendere della dinamite antibiotica e che, almeno, chiudesse la faccenda definitivamente.
qui sembra che senza la tachipirina riesca ad avere una temperatura normale per sì e no dodici ore e poi di nuovo trentasette-e-sei, che due palle...

la malattia al lavoro dura fino a domani, poi sabato-domenica-lunedì sono libera anche se già mi vedo questa meravigliosa tripla passata a combattere ancora contro 'sto nemico invisibile.
non vedo l'ora di uscire, paradossalmente voglio tornare in ufficio (la febbre mi ha bruciato il cervello, è chiarissimo) per tornare a ritmi e movimenti normali: svegliarmi, prepararmi e uscire rispettando un orario, tornare a casa, allenarmi...
ecco, la cosa di cui più accuso la mancanza è lo sport, gli allenamenti a giorni alterni che mi sanno di manna dal cielo e che amo sempre di più ogni volta che li faccio, anche se è il mazzo che mi faccio ma, porcavacca, se fisicamente sto come sto, lo devo a quel mazzo e non ad altro. Thanks Jil! 😎
l'ultimo sport che ho fatto sono le quattro ore di sci sempre di quel famoso mercoledì scorso, prima dello STO-TOC del ginocchio...

passo il tempo a leggere, passando da King e i suoi Incubi e deliri, che sono anche un po' i miei perché, porcapaletta, certi racconti tirano fuori paturnie dell'infanzia che non ricordavo di avere (o che molto più probabilmente avevo nascosto sotto il tappeto) al mio amato JRR Tolkien e il suo The Lord of The Rings in lingua originale.
lo avevo lasciato da parte per troppi mesi (tutta colpa di King! 😅) ma negli ultimi giorni ho ridato un'impennata alle pagine lette, tanto che ora sono oltre la metà, ma comunque ancor un po' lontana dalla fine.
ma è lì, sul comodino bianco della sala ed è confortante sapere che c'è, come un cantuccio sicuro dove per forza si sta bene e il riposo è assicurato, il rifugio accogliente, il tempo amico...

intanto Spotify mi propone Secret Garden dello zio Bruce ed ogni volta è naufragare dolce in questo mare di pensieri che questa musica porta con sé... 💗

Love,
MC



+20 *** CON LA MORTE NON SI TRATTA *** BRUNO MORCHIO (o della fine del ventesimo libro nel 2018)

con questo romanzo del genovese Morchio pensavo di tornare tra i miei carruggi e luoghi tante volte percorsi a piedi, invece mi sono ritrova...