lunedì 7 settembre 2009

CRONACHE DI VACANZE - 13

20 agosto 2009
Passo Falzarego- Piccolo Lagazuoi-Passo Falzarego


Durante la Prima Guerra Mondiale le montagne attorno al Passo Falzarego, dal Sasso di Stria al Castelletto sulla Tofana di Rozes, furono zona di fronte e ancora oggi sono visibili le tracce dei sanguinosi combattimenti. I due enormi coni di detriti ai piedi del Piccolo Lagazuoi sono stati aperti da esplosioni per mezzo delle quali Alpini e Kaiserjaeger cercarono di annientare le postazioni nemiche. E’ in corso il rinnovo di tutte le postazioni e di numerosi camminamenti, la riapertura di gallerie a la restaurazione di vecchi forti, sia austriaci che italiani…
Così parla la guida. Siamo incuriositi e vogliamo andare a vedere. Il maritopreferito vorrebbe scendere dal Piccolo Lagazuoi attraverso la galleria bellica, 1100 metri di tunnel scavati nella roccia, in parte attrezzati ma da percorrere con lampada frontale e caschetto. Non è per l’equipaggiamento in sé, abbiamo tutto. È la situazione che non mi convince. Qualche giorno fa, infatti, durante il giro delle Tre Cime, sono entrata in una galleria lunga sì e no 8 metri, con ben due feritoie abbastanza ampie e non ho provato una bella sensazione. Forse l’idea di avere roccia sopra, il fatto di non poter ergermi in tutto il mio metro e settanta, non so…ma mi sono sentita mancare l’aria e sono dovuta uscire, lasciando al maritopreferito il piacere di scattare foto, per altro molto suggestive, da quei buchi. È per questo, quindi, che non mi sento di percorrere un chilometro e più al buio, nel cuore della montagna. Non saremmo soli, il percorso sarebbe sicuro, ma tant’è non riesco ad affrontare la situazione: ho paura di bloccarmi nel bel mezzo della galleria e piantami lì. Decidiamo, quindi, di scendere dalla via normale ma una volta arrivati al bivio per il sentiero che porta al Falzarego, decidiamo che no, non possiamo tornare alla macchina in tarda mattinata, sarebbe poco dignitoso per chi il giorno prima ha fatto la Tridentina. E allora cambiamo itinerario e allunghiamo il brodo, passando oltre la linea austriaca, sotto la Tofana di Rozes. Lungo il sentiero troviamo trincee italiane ancora quasi perfettamente conservate, con tanto di pezzi di latta arrugginiti, filo spinato e ruderi di postazioni forse per gli ufficiali, in cemento. Non fosse per l’erba cresciuta tra le pietre e l’evidente senso di abbandono, si direbbero strutture sistemate lì non più di una decina d’anni fa. Poco oltre, sotto la Tofana, un piccolo altare di porfido ricorda un combattente trentino arruolato nelle fila italiane. Proseguiamo e cambiamo versante: ora vediamo le Cinque Torri, il Civetta e la Marmolada. Rivediamo il percorso fatto durante la prima gita, quando andammo al Nuvolao e scoprimmo questo meraviglioso versante dolomitico. Nella discesa riusciamo anche a riposare un po’ le gambe e le ginocchia correndo giù per un piccolo ghiaione, che ci fa divertire e accorciare le distanze tra il sentiero ripido e la carrozzabile che, per un bel tratto, ci accompagnerà quasi fino alla fine.
Ci imbattiamo ancora in ruderi bellici, vere e proprie strutture ampie, a due piani dove a detta del maritopreferito poteva trovarsi l’ospedale e, forse, il quartier generale. Proprio mentre siamo intenti nell’analisi storico-architettonica dei suddetti, ci imbattiamo nel sindaco di Roma, Gianni Alemanno il quale, a conclusione di una arrampicata in zona (pare sia un freeclimber e lì intorno vediamo su alcune torri, grazie al binocolo, alcuni alpinisti impegnati in discese in corda doppia), torna a CoVtina, dove sta trascorrendo le ferie, sul sedile posteriore di una jeep della Guarda di Finanza. Peccato non aver preso al volo la nikon per fotografarlo, peccato non avergli potuto comunicare, gentilmente, lo sdegno nel vederlo sottrarre al pubblico servizio un mezzo dello Stato, che noi paghiamo, che dovrebbe essere disponibile per qualsiasi emergenza (tanto più in montagna) e non certo per scarrozzare un sindaco in ferie, che non ha voglia di usare cambio e frizione della propria auto o pagarsi un taxi. Purtroppo si tratta di scene già viste in altre caldi estate, ma questa ci indispone al punto che fino all’arrivo al Falzarego diventa argomento di (viva) conversazione.
In breve arriviamo al parcheggio, liberiamo i piedi dai pneumatici da roccia e ce ne torniamo a Colfosco, per l’ennesima volta in queste vacanze, baciato dal sole.
Passiamo al maso dello speck per far spesa per noi e familiari senza, però, passare dalla Konditorei, questa volta: abbiamo programmi mangerecci per domani mattina!

per vedere tutte le foto clicca qui
TRENTINO 2009

2 commenti:

caia coconi ha detto...

ciao maria chiara!
mi ci vorrà un po' per riaggiornarmi sulle tue vacanze, ma intanto ti mando un saluto e un abbraccio

Maria Chiara ha detto...

Heilà Caia! Che piacere!!!
Non ti preoccupare...sei "giustificata", con un pargoletto come il tuo! A proposito, un abbraccio a te e anche a lui!!!

TI FIDI DI ME?

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