lunedì 7 novembre 2011

DI LAVORO E PENSIERI GIA' PENSATI

ultimamente scrivo poco, scrivo meno.
ultimamente mi sembra che le ore che ho a disposizione nella giornata si siano ristrette, come una maglia infeltrita, che se anche sull'etichetta c'è scritto Taglia M, in realtà è diventata una S. perchè hai fatto qualche casino col lavaggio, perchè sei ingrassato. fatto sta che ti sta stretta.
a me le 24 ore di ogni giorno spesso sembrano non bastare.
questa mattina, però, mi sono messa sotto a un'ora decente e adesso, alle 10.35, ho già fatto tutto quello che volevo. quasi. mi manca il lavaggio del cervello (lo shampoo) ed è fatta. ma dopo queste due orette tra i fornelli, mi sono seduta un attimo ed eccomi qui.
ultimamente, dicevo, le ore mi sembrano non bastare mai.
soprattutto arrivo alla fine di quelle concesse ogni giorno che non sono particolarmente soddisfatta.
non so se è per l'aumento di ore sul posto di lavoro (una, in realtà, lavoro part-time cinque ore al giorno) o altro.
penso però che l'aria che si respira ultimamente là, tra quelle quattro mura, al terzo piano di quel palazzo decisamente poco bello sulla Via Cristoforo Colombo...non sia rilassata come, invece, è stato fino a un paio di mesi fa. o come sicuramente potrebbe essere.
non parlo di ore che devono per forza passare piacevolmente - per me un lavoro è piacevole quando è il lavoro dei tuoi sogni, quello per cui la mattina ti alzi non vedendo l'ora di cominciarlo, quello che avevi in mente da bambino. nel mio caso sarebbe passare l'inverno sulle piste da sci insegnando a sciare, guardando il sorriso della gente venire da qualcosa che la rende veramente felice...
non parlo di ore che debbano esere sempre e comunque leggere, distensive e allegre. a volte capita, sì, ma sono giornate particolari.
non vorrei, però, nemmeno parlare di voglia di fuggire anzichè entrare quando è ora; o voglia di arrivare alla fine delle ciqnue ore il prima possibile; o contare i giorni che mancano alle prossime ferie; o sentirsi degli emeriti deficienti perchè ti ci fanno sentire, quando invece basterebbe conquistarsi la stima dei collaboratori dimostrando autorevolezza e capacità anzichè usare parolacce (sì, proprio quelle) per rendere più efficace un cazziatone.
invece di questo devo parlare.
non è bello vedere il proprio capo solo come il tramite delle comunicazioni dall'alto, come quello che ti approva le ore di straordinario che chiedi, come colui il quale da l'ok alla richiesta di ferie, permessi e cambi turno. come uno che sta lì per cliccare sul mouse e basta, quindi.
non è bello. solo che, con tutta la buona volontà, quando chi ha anche questo ruolo non fa altro per guadagnarsi la stima del suo gruppo...c'è poco da fare.
c'è veramente ben poco da fare.

l'ho già detto altre volte e il fatto di poterlo ripetere, significa che le cose non vanno bene.
in questi anni di lavoro, pochissimo ho imparato dai miei capi, lavorativamente parlando. tanto, invece, è stato il bagaglio che mi hanno lasciato -e continuano a lasciarmi, purtroppo per il mio capo attuale- che mi porterò dietro e terrò come formazione personale se mai un giorno dovessi coordinare dei lavoratori. poche cose, ma chiare: mi hanno insegnato come NON gestire i collaboratori, cosa NON dire, come NON dirlo, cosa NON fare.

peggio per loro.
tanto meglio per me.

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