martedì 24 agosto 2010

9 AGOSTO - FERRATA DELLE TRINCEE


Scrivo con nel pc uno dei tanti cd degli U2 che ho; devo ripassare per l’appuntamento con Bono &Co tra meno di due mesi. La loro musica ha sempre lo stesso, nuovo, identico effetto su di me: mi rilassa, mi fa sognare, mi estranea. Li adoro. Ma già si sapeva.

Nonostante ieri sera sia piovuto e grandinato, questa mattina ci svegliamo con un cielo profondamente blu e un sole splendente.
La funivia da prendere per arrivare all’attacco della ferrata è a circa 200 metri da casa, per cui niente levataccia!
Saliamo quasi 900 metri in circa 15 minuti e, una volta arrivati a Porta Vescovo, tra un tappamento di orecchie e l’altro, davanti a noi si apre lo spettacolo della Marmolada completamente sgombra di nuvole, come poi rimarrà per tutta la giornata.
Raramente mi è capitato di vedere Punta Penia, la vetta della Regina, rimanere visibile per tutto l’arco della giornata. Che bel regalo! Qualche foto (questa volta non ce ne dimentichiamo) e poi su, verso l’attacco.
C’è da dire che la ferrata di oggi la quipresente l’ha già solcata in un’estate tra l’88 e il ’91, con la sua famiglia, e nella memoria collettiva di quest’ultima (la famiglia) è sempre rimasto ben nitido il ricordo di un inizio a dir poco verticale, praticamente liscio, da superare quasi per intero con la sola forza delle braccia.
La mamma della QP, quel giorno ultima della fila, dopo vari tentennamenti e minacce di abbandono, visto che gli altri tre componenti erano già tutti belli che al sicuro su vari appigli e spuntoni alla fine del muro, venne “invitata” a proseguire da un signore che la seguiva, previa…spinta da dietro con entrambe le mani.
Un grazie imbarazzato dall’aiutata in questione fece superare quel primo, difficile approccio e poi la ferrata proseguì indenne per tutti e quattro.
Quest’oggi la storia si è ripetuta. Per certi versi.
La QP è partita per prima, davanti al maritopreferito, e pur avendo guardato e riguardato dove mettevano piedi e mani quelli che la precedevano, per superare quello stesso maledetto tratto iniziale ha dovuto, di nuovo, tirarsi su a suon di braccia, nonostante un piolo aggiunto (e che vent’anni fa non c’era…) su cui poi ha sostato ragionando su come andare avanti. Passato il momento clou, è stata la volta del MP che tenta e ritenta, dopo consigli, spiegazioni, delucidazioni su dove e come mettere piedi e mani da parte della QP, ha desistito.
Non se l’è sentita, è tornato indietro per quei pochi metri percorsi.
La QP, ormai oltre il muro liscio, avrebbe fatto più danni a sé stessa a ridiscendere (le ferrate in discesa, nei tratti pensati in salita, possono essere difficilissime e pericolose, come questa) per cui niente.
Lei ha proseguito, il MP s’è staccato dal cavo e ti aspetto dall’altra parte.
Così una di qua, l’altro di là.
Dispiacere per la QP, anche perché dopo il primo pezzo quella delle trincee è una ferrata divertentissima, con cambi di direzione, originalità nei passaggi, tecniche di arrampicata diverse tra loro. Non se la ricordava.
E poi, per tutto il tempo la Regina davanti ha dato il meglio di sé e s’è lasciata guardare per dritto e per traverso, nei momenti di pausa tra un chiodo e l’altro.
Verso la fine del cavo, il MP s’è reso visibile a suon di braccia agitate nel vento e sur sum corda, la QP ha concluso con più entusiasmo.
Ricongiunti, sono tornati all’arrivo a monte della funivia e lì hanno sostato per ben due ore e mezza, crogiolandosi al sole dei 2500 metri, caldo e meraviglioso come non mai in questa vacanza, e mirando e rimirando le pieghe delle montagne davanti.
Sempre lei, la Marmolada, da cui la QP ha fatto fatica a staccare gli occhi e che non si è stancata un attimo dal guardare!
E per giovedì abbiamo una guida alpina prenotata per andare fino lassù, a 3342 metri, attraverso la via ferrata… chissà!

le foto

ARABBA AGOSTO 2010

2 commenti:

mimì ha detto...

Maria Chiara,hai tutta la mia ammirazione,che donna sportiva sei!E che bei paesaggi!Bacio.

Maria Chiara ha detto...

grazie cara...! :-P
baci a te!

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