mercoledì 1 settembre 2010

10 AGOSTO - PIZ BOE' - 3152 mt


Qualcosa ci lega a questa vetta.
È per una specie di questione affettiva, infatti, che vogliamo tornarci, consapevoli che troveremo tanta gente, come per ogni vetta famosa, sopra i 3000 metri, raggiungibile abbastanza agevolmente.
In tempi meteorologici buoni, infatti, anche da qui si può godere una bellissima vista della Marmolada davanti e dell’altopiano delle Mesules, gruppo del Sella, dietro. Per non parlare della Tofana di Roces a sinistra, di Sassolungo e Sassopiatto a destra e la Val di Fassa giù in basso.
Insomma, la seconda vetta più alta delle Dolomiti di Trento, dopo la Regina, offre un colpo d’occhio per niente da ridere.
L’ultima volta in cui salimmo qui correva l’anno 2005 e ci arrivammo dal rifugio Pisciadù, quella volta in cui in tre giorni toccammo tre rifugi e di cui il Piz Boè fu l’ultimo e il più alto.
Quella del 2005 è, per ora, la prima e ultima volta in cui la quipresente ha fatto esperienza di notti in rifugi di montagna e sarà per l’aver visto il tramonto e l’alba dal Piz, sarà perché è in qualche modo il posto ufficioso in cui il maritopreferito le ha chiesto di sposarla, sarà quel che sarà, fatto sta che, come dicevo prima, un qualcosa ci lega a questo posto.
Dal 2005 è stata apportata una modifica sostanziale alla vetta: una statuetta di marmo rosa (o dolomite raffinata? probabile) raffigurante Maria, datata 2006, è stata posta accanto all’altare, lì presente già dal 1962.
E’ bella. Ricorda, anche se è diversa e se non l’ho mai vista dal vivo, quella candida, bianchissima, in vetta al Gran Paradiso.
Ma ritorno alla giornata di oggi.
Prendiamo la funivia dal passo Pordoi e in quattro minuti arriviamo da 2239 a 2950 metri.
Da lassù, la cosiddetta terrazza delle Dolomiti, scendiamo in breve alla forcella Pordoi e all’omonimo rifugio. C’è un vero e proprio pellegrinaggio e anche per questo rimandiamo al ritorno il timbro sul nostro passaporto delle Dolomiti, che va pian piano arricchendosi degli stemmi dei rifugi toccati dall’anno scorso ad oggi.
Dalla forcella Pordoi al Piz Boè il cartello dà 1h20.
Siamo in cima in 50 minuti.
Il panorama non è granché; o meglio, lo sarebbe se la visibilità fosse almeno decente, invece tra le 11.30 e le 12.30, il tempo in cui rimaniamo in vetta, vediamo il sole solo per pochi minuti. Il resto è tutto un alternarsi di nuvoloni e nebbia tutt’altro che calda che sale dal passo sottostante.
In quell’ora la folla aumenta e ce n’è per tutti i gusti. Tutta l’Italia e qualche pezzo d’Europa è lì. Mangiamo i nostri panini allo speck di ordinanza e poi iniziamo la discesa verso il rifugio Boè.
30 minuti, contro i 50 indicati dal segnavia.
Altra sosta, questa volta per due caffè, timbro ufficiale del rifugio del CAI nel mezzo del massiccio del Sella e contemplazione del panorama circostante. Lunare, ostile ma bellissimo.
Cime già viste negli anni passati non stancano ad essere miriate e rimirate nuovamente.
Infine si riparte, senza sapere se lungo la strada ci imbatteremo in qualche scroscio d’acqua o meno. Il cielo tutto intorno non incoraggia di certo ad esitare nel riposo, per cui gambe in spalla e via, questa volta diretti nuovamente alla forcella Pordoi.
Ed è proprio nell’ultimo tratto, dalla forcella alla stazione a monte della funivia, che inizia a cadere qualche gocciolone. È un fuggi fuggi generale delle tante persone che sostano alla rifugio presso la forcella, ma per quanto si possa andare veloci in salita, a 2900 metri, in pochi allunghiamo veramente il passo.
Arriviamo sulla terrazza delle Dolomiti che ha già smesso, al punto che nel giro di mezz’ora saremo nuovamente all’aperto, seduti o lunghi (chissà chi) sulle panche dei tavoli all’esterno del ristorante.
Una mezz’ora di sole, caldo e riscaldante quanto basta prima di ridiscendere con la funivia e arrivare alla macchina sotto le prime gocce di ghiaccio che arrivano come mine da un cielo altro che nero.
In meno di un minuto si scatena una grandinata di quelle coi fiocchi, ma facciamo in tempo a metterci al riparo in macchina e ripartire verso casa.
Scendendo dal Pordoi incontreremo tanti ciclisti impegnati nella risalita, fradici e probabilmente infreddoliti.
Torniamo a casa che ancora piove e nonostante tutto anche per oggi abbiamo dribblato la pioggia e goduto, tutto sommato, di una bella giornata tra le nostre amate montagne.

le foto

ARABBA AGOSTO 2010

2 commenti:

Emanuele di Alba (CN) ha detto...

Cara MC...adesso devo leggermi tutto il resoconto dolomitico..hai fatto quasi una telecronaca!!.Dovresti fare la reporter!! Ne avresti le qualità e la passione... Devo recuperare le puntate perse...ora mi immergo nella lettura. Stiamo aspettando una vostra tel.

Un saluto

Manu e Cla

bera ha detto...

Come mi piacerebbe essere da quelle parti e salire su quelle cime! Ho scoperto la montagna troppo tardi!!
Comunque questa estate mi sono fatte tutte e due le ferrate del corno piccolo del Gransasso ed addirittura la Ventricini anziché in salita, in discesa, un mazzo che non ti dico, però alla fine felicissimo!Eravamo 9 ma solo io oltre i 50!!
Ciao.

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