mercoledì 5 maggio 2010

CONVIVENZA PACIFICA


oggi lavoro finito alle 13. esco su via cristoforo colombo e mi metto ad aspettare il 30, direzione centro, nello specifico largo Argentina, davanti a feltrinelli, dove ho appuntamento con il maritopreferito. alla fermata dell'autobus mi si avvicina un ragazzotto di colore e mi chiede quale autobus deve prendere per la stazione Termini. rispondo concisa alla domanda. arriva il mio autobus, che va bene anche per lui ma con sui sarà costretto a fare un giro più lungo, e lui dietro dicendo bene, io parlo solo con te e mi dici dove devo scendere.... che bello, penso io...
la salita sul 30 express si rivela solo un tentativo fallito, perchè è così straripante grazie allo sciopero dei conducenti delle metro A e B, che desisto e resto a terra. il ragazzo di colore dietro. riprendo l'attesa e lui attacca discorso, mezzo in italiano mezzo in inglese, appoggiato al palo dell'ATAC. approccia sul cosa faccio, se lavoro o studio e io rispondo, gentile ma guardinga, a braccia incrociate, con lo sguardo a tratti su di lui ma per lo più fisso verso la direzione di arrivo del prossimo 30, che spero si sbrighi.
poi il ragazzo inizia a raccontarmi come sia difficile in Italia, come faccia fatica a imparare l'italiano, lui che è quadrilingue -francese, inglese, arabo e dialetto del suo Stato- e che sta studiando diritto internazionale. non è facile qui, e non è come in Francia, Inghilterra o America. qui all'università siamo tutti amici poi quando vai a casa di un tuo compagno di studi, la sua famiglia ti guarda strano perchè sei nero. ho visto che i giovani italiani più hanno studiato meno razzisti sono, gli adulti invece...
il ragazzo non sa di sfondare una porta altro che spalancata, a parlare di certi argoomenti con la quipresente. e infatti non mi perdo l'occasione per chiarire un concetto fondamentale, ovvero che berlusconi è razzista e dato che la maggior parte degli italiani cerca informazioni in televisione e le televisioni le controlla al 70% lui, le conseguenze sono quelle che lui vive, purtroppo...
e il ragazzo annuisce, aggiungendo anche che non tutti però sono razzisti, tu non lo sei...
nel frattempo le mie braccia si sono rilassate e il mio atteggiamento è cambiato e quando arriva l'autobus che più del 30 lo porterà a destinazione, gli ripeto più volte che non deve far altro che scendere al capolinea.
buona giornata, gli dico. buona giornata a te, mi risponde lui, chissà che non ci si riveda in qualche modo, una volta o l'altra!
riprendo ad aspettare il mio 30 e in un attimo penso alla piccolezza dei razzisti e alla bellezza della convivenza pacifica delle razze, così semplice e spontanea.

3 commenti:

mimì ha detto...

Ciao Maria Chiara,
rifletto anche io,molto spesso e poco serenamente,sulla condizione di chi,arrivato in Italia, vorrebbe vivere una naturale condizione di parità e si trova a misurarsi con le meschinità quotidiane dettate spesso dal razzismo ma anche da un'informazione fuorviante che viene propinata a iosa.Amo il mio lavoro anche per questo, i bambini non hanno stupidi preconcetti ed essendo le scuole piene di alunni provenienti da altri paesi,non registrano le differenze di razza come una minaccia.Ricordo con piacere Gino Strada che all'intervistatore che gli chiedeva -Cosa ne pensi dell'idea di chiudere le frontiere limitando l'accesso a milioni di persone che una volta arrivati quì non troverebbero comunque lavoro?-rispondeva-Ma di cosa stiamo parlando?-.

Anonimo ha detto...

Purtroppo non è facile la vita per gli stranieri qui da noi.....io ci "vivo" precchie ore insieme....e devo riconoscere che , il "confronto" vero co l'altro di diversa cultura è sempre una ricchezza, èqualcosa di DAVVERO NUOVO che ti entra dentro.
" Quando siamo nei nostri paesi l'Italia è un sogno , quando siamo qui tutto è difficile e , a volte , doloroso" , mi confidava un senegalese.( Maricle)

Maria Chiara ha detto...

Mimì - grande Gino Strada e ammirevoli i bambini, molto più puri di noi bell'approccio verso l'altro, che sia bianco, nero, italiano o straniero!

Maricle - chissà come si sente la persona senegalese di quella frase...a volte penso a noi nella stessa loro situazione, a come ci sentiremmo a ricevere certi trattamenti. anzi, farei vivere da clandestino qualche mio "amico" del governo per farlgi provare l'ebrezza...

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