mercoledì 21 gennaio 2009

20 GENNAIO 2009 - ore 23:42


Ho pensato ad Obama tutto il giorno, l’ho pensato come si pensa a qualcuno che si conosce e che sa in quel momento di essere pensato.
Non sono riuscita a fare altro durante la giornata. Lavoravo e pensavo a lui e alla sua famiglia, a sua moglie e alle sue figlie, alla missione che li aspetta, al mondo che si aspetta tanto da loro.
Arrivata a casa, la sera, ho visto quanto restava della diretta del suo discorso inaugurale subito seguito, qui in Italia, dal Tg3 nazionale.
Prima notizia, ancora lui al giuramento, con la splendida Michelle e le due figlie vicine. Lui applaudito, osannato, proiettato, concreto, coraggioso, fiducioso ma non retorico verso il futuro e il difficile che da domattina si troverà davanti.

(...)Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non saranno vinte facilmente o in un breve lasso di tempo. Ma sappi questo, America: saranno vinte(...).
In questo giorno, veniamo per proclamare la fine delle futili lagnanze e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica(...).
Perché ovunque guardiamo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo(...).
Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno si è mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, unapensione dignitosa(...).
Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di progresso, basato sull’interesse comune e sul reciproco rispetto. A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia(...).
Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acque pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo(...).
Le nostre sfide possono essere nuove, gli strumenti con cui le affrontiamo possono essere nuovi, ma i valori da cui dipende il nostro successo - il lavoro duro e l’onestà, il coraggio e il fair play, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo - queste cose sono antiche. Queste cose sono vere(...).
Questa è la fonte della nostra fiducia: la nozione che Dio ci chiama a forgiarci un destino incerto. Questo il significato della nostra libertà e del nostro credo: il motivo per cui uomini e donne e bambine di ogni razza e ogni fede possono unirsi in celebrazione attraverso questo splendido viale, e per cui un uomo il cui padre sessant’anni fa avrebbe potuto non essere servito al ristorante oggi può starvi davanti a pronunciare un giuramento sacro(...).
Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future.


Dopo queste belle immagini e notizie, il tg proseguiva con la politica italiana.
Quanta meschinità, limitatezza, mediocrità, falsità, incompetenza e chiusura mentale e concreta di stare al mondo.
Un abisso tra Obama e Berlusconi, una levatura completamente diversa, due pianeti diversi che più lontani non potrebbero essere.
Vedremo quanto saprà fare Obama, certo, ma anche quanto saranno capaci di lasciarsi ispirare e, perchè no, guidare da un uomo simile gli altri governanti del mondo.
Sarkozy ha già detto che non vede l’ora di cambiare il mondo insieme a lui, da noi chi comanda s'è limitato a fare gli auguri.
C'è già una bella differenza di approccio...

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