giovedì 28 febbraio 2008

QUASI MI DISPIACE...

...togliere la scena al video con le foto di Bono...
Sarò malata, ditelo pure, ma effettivamente è quanto ho pensato in questi giorni di astensione da nuovi post.
Ora però sono qui...con un occhio al pc e un altro allo schermo della televisione. E un po' di nausea mi viene. Non per la cena.

Ho un occhio qui e uno lì, dicevo, ma siccome sono femmina e riesco a fare due cose insieme, vedo e sento cosa succede in quella scatola infernale che è la televisione.
Come si fa a proporre certi programmi? Non lo so, non l'ho mai fatti, ma la gente li guarda, è evidente...quindi i conti son facili e veloci: vogliamo farci rintronare dai creatori di programmi e una volta rintronati, lasciamo rigirarci il coltello nella piaga e continuiamo!
Credo che chi fa televisione pensi seriamente che ci sono dei problemi di cervello in chi guarda o che, in caso di sanità mentale, abbia come obiettivo crearli, i problemi.

Benedetto DVD, che arriva in soccorso quando il picco di cultura proposto è un Grande Fratello ottava versione o l'ennesimo monopolio in prima serata di Porta a Porta in occasione dell'ultimo processo al folle di turno che ha macellato i vicini di casa.
Benedetto DVD, ma anche stra-benedetto telecomando dotato di tasto OFF, da schiacciare con slancio x zittire scempi del genere.
Onore al telecomando, uno degli utensili elettronici più utili e intelligenti presenti nelle case degli italiani!

giovedì 21 febbraio 2008

UNCHAINED MELODY - Bono da vedere e ascoltare

Da ascoltare tutta, fino in fondo, intensamente.
Il secondo e il terzo I need your love mi hanno fatto venire i brividi.
Solo la voce di Bono, tra le voci del mondo musicale, mi fa venire quel tipo di brivido.
In questo video, mi è sembrato di rivedere tutta la sua vita musicale: non ci sarebbe stata musica migliore, non ci sarebbero state immagini migliori per ottenere quanto scorre cliccando su play.

Riconfermo la mia profonda quando incondizionata ammirazione nei suoi confronti.

DOMENICA 17/02: MONTE CACUME


Domenica 17 febbraio siamo tornati tra le fila di Domenicacondomenico.
Questa volta la nostra guida ci ha portati sul monte Cacume, sopra Frosinone.
La giornata freddissima ma tersa ci ha accompagnati alla vetta (1059 mt slm) e ancora fino all'arrivo alle macchine.

Camminando osservavo la natura, prettamente invernale, quanto bella e trasparente.
Foglie secche ormai consumate, sbriciolate, nei tratti boscosi; terra gelida e croccante sotto i piedi; acqua ghiacciata incastrata tra le rocce nei rivoli di una fonte verso metà strada.
Tutto era freddo ma caldo allo stesso tempo: la natura non ci era ostile, non ci respingeva. Dormiva, sotto la coltre del freddo ma ci guardava passare e andare. Non l'abbiamo scalfita ma solo respirata, vissuta.
Ci siamo rigenerati i polmoni, abbiamo sgranchito le gambe e dato una sferzata di energia a queste che domenica prossima ri-proveranno, finalmente, la sensazione della morsa degli scarpponi da sci stretti al polpaccio.

Compagnia, quella di queste domeniche di trekking, in costante, continuo allestimento, che si arricchisce di caratteri e sguardi differenti ogni volta. Chissà se davvero Domenico, all'inizio di questa sua ennensima avventura iniziata un paio d'anni fa, con un pugno di gente vogliosa di camminare, avrebbe mai pensato di arrivare ad una cerchia di persone tanto ampia e variegata.
Certo è che se il trend rimane sempre alto e di successo, non è tanto (non solo) per il fatto intrinseco di camminare in montagna, quanto (e lui potrà confermarmelo, credo) per il piacere di stare insieme e condividere con il sole in faccia e anche un po' di male ai piedi, un pezzetto di vita insieme, con calma e senza ansie e non, come normalmente succede oggi, solo con la fretta del tempo che insegue e l'affollamento di pensieri per la testa e per le mani.
E scusate se è poco.

martedì 19 febbraio 2008

16 Ottobre 2007: SAN FRANCISCO-MONTEREY-CARMEL-SANTA MARIA

Siamo quasi alla fine del viaggio. Percorriamo la California da nord a sud, praticamente tutta.
Oggi andiamo a Monterey, Carmel e Santa Maria, lungo l'Oceano.

Monterey ha 35.000 abitanti ed è stata dal 1770 al 1822 la capitale della California; da qui è uscito il primo giornale stampato della California e sempre qui a fine '800 le baleniere venivano a rifornirsi.
Da qui viene John Steimbeck, Nobel per la scrittura; qui c'è stato un presidio militare usato dalla CIA per l'insegnamento delle lingue straniere.
Monterey è anche famosa per il suo clima, che non scende mai sotto i 15°C in inverno e non sale mai sopra i 22 in estate, e per i suoi campi da golf. E' il paese dove la fantasia di un uomo ha fatto vivere Zorro...
Facilmente intuiamo che genere di persone possano abitare in questa zona; nei dintorni, infatti, c'è Seventy Miles Road: solo mega ville dove, anni fa risiedeva, tra gli altri, Tom Cruise e l'ex consorte Nicole Kidman. Qui la natura è lasciata brulla, si curano solo i campi da golf, che sono in numero spropositato riseptto al numero di abitanti straricchi che abitano lungo quei pochi chilometri di costa VIP.
La natura sembra quella di uno zoo: leoni marini in mare, foche, scoiattoli sugli scogli, caprioli che scorrazzano di qua e di là e che sembrano osservare da bordo campo i giocatori all'inseguimento della buca.
Passiamo noi, col nostro pullman, ma nessuno ci degna di uno sguardo...e quando mai!

Poco distante da Monterey c'è Carmel, uno spettacolo di cittadina, anche lei straricca e dove certamente i turisti sono i più poveri tra quelli che si vedono per le strade...
Negozi piccoli ma chiaramente oltre, di èlite. Carmel è tutta un fiore, con case che sembrano rifugi di bambole. E' un mondo fuori dal mondo, con una ricchezza palpabile dalla sola vista delle strade..

Camminiamo in discesa fino all'oceano, costellato da surfisti in attesa dell'onda. Vediamo da lontano anche la pinna spinale di alcuni delfini. Pranziamo a Carmel Valley...in un ristorante svizzero!!!!

Dopo ci dirigiamo a Santa Maria: davanti a noi tre ore di viaggio lungo, con un paeseaggio a dir poco monotono: colline e pianure, coltivate a insalata e vigneti. Il tempo è brutto ma non piovoso. Facciamo una sosta in un park pieno di trucks, che si fanno fotografare e i cui autisti fanno vedere l'interno, quasi come un piccolo museo mobile...
Dopo una dormita rigenerante, favortita dal paesaggio piatto, torniamo tutti più o meno attivi: si legge, si gioca a sudoku, si consulta la cartina, si scrive.
Intanto respiriamo aria italiana ascoltando Elisa nello stereo del pullman. Mentre scrivo ripenso al fatto che stanotte mi è successa una cosa carina.
Mi sono svegliata per andare in bagno, sono scesa dal letto e ho messo a fuoco l'ambiente attorno a me. Ricordo di aver pensato: dove sono? in quale camera? E poi: Ah, sì, a San Francisco! E' stato strano non avere memoria, anche se per poco, di dove mi trovassi! Non mi era mai capitato!!

Siamo in ritardo sull'orario di arrivo, per questo andiamo direttamente a cena, senza passare dall'hotel.
20,01$ per coppia mangiando a sbafo per quanto volte si vuole. In questo viaggio non facciamo altro che trovarci davanti a buffet pieni di roba, a colazione, pranzo e cena. Fa comodo per il non dover pensare più di tanto, ma è molto deleterio per linea e stomaco. Fino ad ora, cmq, stomachi e fegati della famiglia non si sono ancora ribellati ai loro padroni!

Finito di cenare, arriviamo in hotel, a un passo dall'aeroporto dei Santa Maria.
Domani ci aspetta una lunga strada lungo l'Oceano, diretti a Los Angeles.

PS: Blogger non risponde ai comandi, avrei pubblicato altre foto, ma...

sabato 16 febbraio 2008

venerdì 15 febbraio 2008

FINE SETTIMANA

Siamo a venerdì. Che bello.
Questa settimana ho dato più del solito. Mediamente come sempre, ma più freneticamente, velocemente, continuativamente del solito. E cavolo se si sente!
Stanca ma felice. Felice di essere al mondo e di esserci così! Con pregi e difetti, manie e normalità. Checchè ne dica la gente.

Tanto per dire, e forse è sintomo della stanchezza del venerdì pomeriggio, tornando a casa oggi ho lasciato un biglietto di...disaccordo sul lunotto posteriore di una cacchio di smart, che da mesi parcheggia dove non deve e mi ha costretta a fare 4 manovre quando normalmente ne basta 1.
Sono prevenuta, è vero, verso chi ha questa macchina, perchè 2 volte su 3 al volante c'è un pirla...ma se uno parcheggia in casa d'altri per andare a farsi le chiappe d'acciaio nella palestra di fronte...non merita giustificazioni. Paga la tua tariffa di righe blu e stai zitto. Porco cane!

Complimenti per il suo parcheggio, evidentemente lei se ne frega di chi abita qui (e dei divieti). Verremo a parcheggiare davanti al suo cancello! Buona serata!.

Non servirà certamente a niente, ma ho intenzione di torturarlo/a, questo pirla da smart. A me non costa niente scendere, alzare il suo tergicristallo e andarmene via.
Chiudo.

sabato 9 febbraio 2008

INTO THE WILD


Ieri io e Marco siamo andati al cinema.
INTO THE WILD ci aveva ispirati dal primo trailer visto: tante delle inquadrature erano posti visti dal vivo nel nostro viaggio di nozze negli USA.
Sabato scorso avevamo dovuto cambiare programma e film, avendo trovato la sala piena; invece ieri siamo riusciti nel nostro intento.

Mi succede sempre, più o meno, a seconda del film, di provare un senso di astrazione dalla realtà, come una sensazione di risucchio nella realtà proiettata sullo schermo. Nel tempo che passo seduta sulla poltrona del cinema, al buio, esco dalla realtà. Mi dimentico di ogni cosa. All'uscita è come risvegliarmi da un'anestesia e vedere di essere stati in quel cinema e non in un altro, sapere di essere a Roma e non a Timbuctu, scoprire che nel frattempo fuori sì è fatta notte...
Sempre mi succede questo.

Ieri, davanti a INTO THE WILD, per tutte le due ore e passa di film, ho completamente azzerato il mio cervello. Ma molto più di altre volte.
Il film mi ha preso completamente e per tutto il resto della serata, una volta fuori, ne ho subito le conseguenze, trovandomi stampati nel cervello il susseguirsi degli ultimi 20 minuti di pellicola. Ora un flash, ora un altro.
Con Marco, diversamente da come siamo abituati a fare, ne abbiamo parlato poco, mangiando un trancio di pizza...
Non riuscivo a parlarne, quasi, era come se (strano ma vero!) non riuscissi a fare due cose insieme: parlarne avendone le immagini in testa.

Non riuscivo a sbloccarmi, a tornare alla mia realtà romana del Warner Village, brulicante di gente in coda, al telefono, in attesa all'aiuola a destra, vicino alla libreria...
Così è stato fino a casa...andando a dormire, mi domandavo se avrei sognato Christopher MacCandless, alis Alexander Supertrump. Qualche timore ce l'avevo, ma poi non è stato così.

Da vedere, comunque. Bellissima fotografia e colonna sonora.

giovedì 7 febbraio 2008

SAN FRANCISCO

La giornata di oggi è dedicata alla visita di San Francisco e dei suoi dintorni.
In mattinata, per arrivare a Twin Peaks, costeggiamo le tipiche case vittoriane della città, tra cui le cinque sorelle, tutte uguali, i cui padroni, stanchi del via vai turistico davanti ai loro portoni, hanno ottenuto il divieto per pullman e comitive di sostarvi davanti. Alla faccia!
Lungo il tragitto, ci fermiamo alla cattedrale, progettata niente popo di meno che da Enzo Piano. All’interno domina un articolato quanto maestoso organo a canne, di produzione padovana. La guida ci fa sentire quasi dei lombrichi quando ci dice che in Italia, a Padova, c’è la fabbrica di organi più famosa del mondo e noi nemmeno lo sappiamo...! Ignoranti italiani!

Arriviamo a Twin Peaks (due collinette uguali) da cui c’è un belvedere sull’intera metropoli. Un paio di pullman di giapponesi ci precedono e affolliamo insieme i muretti della terrazza...
A confronto loro, sembriamo dei primitivi del primo paleolitico con le nostre digitali 8 mega pixel.
Il tempo non è buono, ma la vista sulla baia c’è ugualmente...alla nostra sinistra intravediamo il Golden Gate, che unisce due tratti di terra; saremo lì a breve. Là, davanti a noi, Alcatraz, solitaria in mezzo alle onde, a poche miglia dalla terraferma.
Poco dopo, ridiscesi a valle, siamo al Golden Gate bridge, il ponte più famoso del mondo dopo Brooklyn.
E’ impressionante. Ognuno dei cavi che lo sorreggono ha un diametro di 92.4 cm, è formato a sua volta da 27.572 cavi più piccoli, che uniti hanno una lunghezza pari a 128.748 km
Andiamo a piedi sul ponte: c’è molto traffico, vicino a noi, oltre l’alta ringhiera, macchine e trucks sfrecciano e col loro passaggio fanno ondeggiare il ponte.
Sotto, l’oceano.
Che strano: sembra di essere più in terra americana adesso che solcando la sabbia rossa della Monument Valley.

Prima di pranzo procediamo verso Sausalito, che la guida ci presenta come “la Portofino d’America”.
Spiacente, ma Portofino è Portofino, uguale a nessun altro posto al mondo, tanto meno a Sausalito. Lo dice una genovese che sa di cosa parla.
Che poi Sausalito è bellissima, ma non ha niente di niente di Portofino...perchè bisogna fare paragoni? Anche qui, come a Las Vegas, ci viene in mente che ‘sti americani abbiano un senso di inferiorità accentuato, esagerato e che cerchino di colmarlo paragonando e definendo cose in modi che non sono...

Da Sausalito prendiamo il battello con cui arriveremo al molo 39.
Dal battello vediamo il lato di Alcatraz che dà verso l’infinito dell’oceano Pacifico.
Fa ipressione, è da brivido, per lo stato in cui versa l’ormai deserta struttura carceraria. Percepisci quasi tutto il brutto che quelle pareti e quelle inferriate hanno visto nel tempo passato. Capisci perchè alcuni abianti di SF vorrebero venisse abbattuta.
Dal mare la città è bella, nonostante il tempo incerto permanga.

Arriviamo al molo e da lì andiamo a gironzolare per i negozi del pontile.
Un forte odore di salsedine e di foche, a poca distanza, ipregna narici e bocca.
Aspettiamo l’ora di cena, poi in gruppo ci troviamo a puntare diretti verso un ristorante dove paghi e mangi quanto vuoi. C’è della pizza e sebbene siamo tutti coscienti di non trovarci in terra tricolore, abbiamo troppa voglia di carboidrati conditi...
La pizza non è male, per il gusto in sè...ma certo l’italiana è tutta un’altra cosa!

Quella sera andiamo poi, in pullman, dell’altra parte della baia per vedere lo skyline by night. Ed ecco che davanti a noi si apre uno scorcio americano indimenticabile. Le luci di SF brillano sul pelo dell’acqua, un ponte (non il Golden Gate, quello non si illumina) alla nostra sinistra completa il quadro.
Foto frettolose, spazzate dal vento; faccio fatica a far star ferma la digitale sul muretto...



San Francisco, già l’ho detto, ci è piaciuta particolarmente.
Sembra giovane, solare (nonostante il sole non si sia mai fatto vedere in quei due giorni), europea. Soprattutto, lasciatemelo dire, si shoppa che è un piacere. Abbiamo preso Levi’s a 35€ (era da coprarne una valigia e rivenderseli al doppio qua in italia, ci avremmo guadagnato noi e rispariato gli acquirenti!), Nike in goretex da donna new colletion a 85...
Abbiamo viaggiato sulle cable car gratis... Don’t mind for the ticket and sit down, ci ha detto il manovratore!
Shops a parte, ci è piaciuta. Dovessi andare a vivere negli USA, andrei lì. Credo proprio di sì.

martedì 5 febbraio 2008

ARTE BENEFICA

Mi rendo conto di avere un'ammirazione profonda e quasi sconsiderata per colui che mi venne presentato per la prima volta un'estate in montagna, in Valle d'Aosta, attraverso il videoregistratore di mio cugino, dentro al quale girava il Live Aid di Wembley dell'...86/87?...
Da lì, alla veneranda età di 8 anni, non ho più mollato nè lui nè i suoi altri 3 comapri di ventura che sommati uno con l'altro danno U2.
Sono 21 anni che li seguo, mese più, mese meno. Posso proprio dire di essere cresciuta con loro.

Detto questo, penso che Bono Vox possa far parte del gruppo dei grandi del mondo...e non solo per le corde vocali che si ritrova...

domenica 3 febbraio 2008

PENSIERI DI PENSIERI - un attimo di autoglorificazione!


Rileggo il passato scritto coi tasti del pc, che qui ha come data luglio 2005.
Vado a caso, non riesco a rileggere tutti i post, clicco a memoria sui mesi in cui ricordo avevo in testa cose, fatti, sentimenti, pensieri più o meno graffianti, più o meno importanti.
Leggo incuritosita, avida. E mi stupisco. Mi stupisco della mai mente, delle mie dita sui tasti, delle combinazioni di parole uscite fuori, come risultato di un pezzo di vita vissuta.
Rileggere i post del passato fa un effetto strano, soprattutto perchè ti rendi conto che quello che stai leggendo, che viene da te, è per tutti, per chi passa di qua e si ferma un attimo. Ma questa è l'essenza stessa del blog e ok. Va bene così.
Così, oltre a complimentarti con te stessa ogni tanto, ti fermi e pensi ai volti di chi ti legge, quello che pensa, quello che gli susciti in testa...quello che pensa di te...
Sorridi e pensi che ti piacerebbe avere una telecamera nascosta per entrare nei loro occhi mentre ti leggono, vedere le espressioni del volto, poter sentire i commenti, percepirli...

Attenti a voi, quindi...non sia mai che ora, mentre leggete...

+35 *** A VOLTE RITORNANO *** STEPHEN KING (o della fine del trentacinquesimo libro nel 2017)

l'ho già detto e lo ridico, sono ripetitiva e lo so ma non posso che esserlo, quando si parla di King, Stephen. è un maestro della lett...