sabato 29 luglio 2006

Milano-Roma solo andata...fine dell'avevntura milanese.



Ore 10:30
Genova


È bello tornare a Genova, ogni tanto, anche solo di passaggio, e vedere da non più cittadina del posto, le strade percorse tante volte per andare a scuola, i negozi conosciuti, le vie dove abitavano (e forse abitano ancora) i compagni di liceo…
È bello, perché sono sempre stata bene qui, nei 17 anni (dai 2 ai 19) in cui ci ho vissuto; qui sono cresciuta e ancora la considero la mia città, pur con tutto il piacere che provo nell’abitare sui Castelli Romani.
Tra poco si riparte, dopo aver aspettato che la mamma salisse a fare un salutino a suo fratello, in ospedale da qualche giorno, fuori orario visite. Io e papà rimaniamo in macchina e parliamo di gite trentine da fare…tra pochi giorni saremo contornati dalle Dolomiti!
Potremmo fare la ferrata Tridentina, anche se sarebbe la quarta volta, per me, e la terza per lui… Vedremo, tanto anche a farla venti volte, ci si diverte sempre un sacco!!!!
Tanti programmi, desideri, idee. Speriamo solo che il tempo sia buono e ci permetta di realizzarli tutti!
Intanto ora, davanti a noi si staglia una bella porzione di focaccia genovese e un viaggio fino a Roma!

Ore 13:40
Sosta in autogrill

L’Italia – assieme a Francia e Olanda – si muove, va in ferie.
C’è il mondo sulla strada e metà di questo mondo è targato in giallo, con una “F” o un “NL” scritto piccolo, sulla targa.
Caldo, caldissimo.
A 39°, siamo costretti a mangiare un panino in piedi, davanti allo scaffale dei giornali, in una parte dell’autogrill che sembra un corridoio!
Nel frattempo una mia zia chiama da Selva, in Val Gardena, dove “fa freschetto e pioviggina”; ci vedremo presto lì, tra poco meno di una settimana, e ci incontreremo a metà strada, noi staremo a Colfosco, in Val Badia.
A rifornimento completato, si riparte, pronti e un po’ accaldati, per puntare verso Roma.
Prima, prossima fermata, Grottaferrata, a casa.

Ore 20:20
a casa

...e dopo un bel temporale, ecco cosa si presenta dinanzi ai miei occhi, dalla finestra da dove scrivo: un meraviglioso tramonto, dipinto dall’Architetto della cupola del Cielo…
una sola impressione: GRAZIE!

venerdì 28 luglio 2006

Bono chiama i potenti



(...) the singer himself appears, conducting a conference call with Tony Blair and Gordon Brown: "Prime Minister, I want to take you to a more personal place in your trips to this terrible beauty that we call Africa now... "

Va bene, sono mossa da ammirazione musicale per quest'uomo, per la sua faccia e per la band che si porta dietro da 26 anni (ufficiali), per cui potresti pensare che ammiro tutto quello che fa in automatico; per certi versi è vero, lo ammetto...
Però mi domando anche: perchè solo quando a parlare di Africa e fame è uno come lui, allora i cossidetti potenti del mondo ascoltano cosa ha da dire circa problemi che, anche senza Bono, sono sempre stati visibili e da risolvere in qualche modo?
Per non finire con le spalle al muro?
Per non fare brutta figura con i fan di Bono e con il mondo intero?
Secondo me la figuraccia ce la fanno comunque, perchè poi noi, appunto, ci mettiamo a pensare che servano Bono o Bob Gedolf per far pensare i suddetti potenti del mondo a come, davvero, gira il mondo.
Per fortuna c'è Bono, ma i nostri fratelli meno fortunati, si meriterebbero attenzioni maggiori a prescindere da Bono e dalla sua volontà di lasciare un mondo migliore ai suoi figli.

giovedì 27 luglio 2006

lasciate donazioni a mio favore, grazie...


...perchè possa comperarmi questa macchina.
E' la macchina della mia vita...è più forte di me, non posso farci niente.
Ogni volta che ne vedo una per strada, in foto, in vetrina, mi giro a guardarla.
Quindi siete pregati di non essere avari nelle vostre donazioni, affinchè il mio desiderio si realizzi!
17.900 Euro chiavi in mano...mica ci vuole tanto, no???

altra vacanza papabile


Anche un viaggetto qui non mi dispiacerebbe per niente.
Nelle vesti di squattrinata praticamente cronica, o che almeno inizia ad avere delle entrate più o meno regolari con l’inizio della vita lavorativa, fino ad ora non mi sono mai data a scorribande turistiche degne di questo nome più di tanto.
Sì, ok, da piccola sono stata in Corsica (ma praticamente è come se fosse Italia),in Svizzera, per andare in Valle d’Aosta, a Montecarlo (tipica gita di inizio estate per giovani famiglie liguri), in Irlanda a studiare inglese per tre settimane (prima vacanza all’estero, senza genitori, con mio fratello maggiore…da paura!)…e, lo devo dire, negli USA, a trovare degli amici.
Prima nell’Indiana, da dove ho sconfinato nell’Illinois per andare a Chicago (gran bella città, dove ho ammirato il loop e i posti dove è stato girato The Blues Brothers); poi sono passata al New Jersey, da dove mi sono spinta fino a Washington DC, Philadelphia e NYC.
Quindi non è che son proprio sempre rimasta nel mio androne italiano, a vedere il mondo da fuori. Qualche sfizietto me lo sono tolto, ma se davvero potessi farlo, sarei in giro ogni periodo di ferie, per tutto il periodo.
Per cui, come dicevo, anche qui, ai Tropici, un giretto me lo farei volentieri, giusto per vedere una volta coi miei occhi com’è stare su una spiaggia bianca con le palme alle tue spalle, che se hai caldo ti ci vai a mettere sotto, senza bisogno di piantare un ombrellone. Per sentire come si dorme su una palafitta pianta in mezzo al mare; com’è svegliarsi la mattina, guardare fuori e vedere solo acqua davanti a te, che più in là, in fondo, tocca il cielo e basta. Avere come unici vestiti un costume ed un pareo, piedi liberi nelle infradito 24 ore al giorno, occhiali da sole e macchina fotografica come uniche dotazioni.
Niente cemento, niente caos, niente macchine, solo l’aria di mare attorno e come unico rumore quello della risacca.
Mi sembra quasi di esserci, a chiudere gli occhi, invece sono ancora qui, a Milano, in ufficio, e se guardo fuori trovo tetti che in fondo culminano con la Madunina del Duomo…e con tutto il dovuto rispetto per la Signora, va anche bene, ma anche una vista tropicale, effettivamente, non sarebbe male!
Chissà che non te lo possa raccontare una volta!

mercoledì 26 luglio 2006

tra qualche giorno...


...sarò qui: Colfosco, Val Badia.
Non vedo l'ora, lo ammetto.
Farò il pieno di colori, aria fresca e pulita, roccie e ferrate.
Parto tra qualche giorno, ma sono lì da qualche tempo, col pensiero...!
Buone vacanze a tutti, allora, a chi deve ancora partire e a chi è già partito!

martedì 25 luglio 2006

una giorno a casa...


Sono a casa e mi rendo conto di quanto sia “automatica” la routine.
Sono a casa invece di essere in ufficio, oggi non stavo molto bene, ma il momento per stare a casa è davvero poco favorevole. Fa caldo e da questa mattina sono sotto effetto di ventilatore a manetta altezza viso.
Decisamente è meglio stare bene e andare a lavorare, almeno in ufficio c’è l’aria condizionata e per 8 ore al giorno la sudorazione è limitata…a quando si esce di casa alle 8, a quando si scende per il pranzo, a quando si torna a casa con il tram. Decisamente è meglio lavorare!!!
Mi rendo anche conto di quanto sia facilissimo lasciarsi prendere dal dolce far niente che, passata la prima ora di apprezzamento, rischia di trasformarsi in noia mortale. Così mi sono inventata le cose da fare.
Ho ripreso in mano il ricamo, che dal trasferimento qui non avevo più considerato per motivi di luce insufficiente quando ero disponibile a farlo; ho cercato di rendere comunque ordinata la casa e, anzi, in momenti di estrema vitalità, ho anche fatto qualche pulizia là dove l’acqua era elemento predominante allo scopo, per cui se schizzava da qualche parte, mi spostavo per prendere tutto lo schizzo!
Inoltre sono andata a fare la spesa, per cercare di rendere presentabili le mie cene tete a tete con il televisore e decente l’arredamento del frigo. Entrare al supermercato è stato l’apice della giornata: l’unico momento in cui muoversi normalmente non è equivalso a espellere copiosamente liquidi dalla pelle.
Ci ho impiegato tanto tempo apposta; andavo lenta e sembrava che anche gli altri acquirenti fossero automi morti di caldo, ma resuscitati per un momento.
Botta al cuore all’ingresso, per il passaggio da 35 gradi a -15, ma decisamente rigenerante.
Al momento di estrarre il gelato dal freezer, mi ci sarei volentieri chiusa dentro fino a fine estate, comunque…
All’uscita, manco a dirlo, botta al cuore in senso contrario, con annessa fuga a casa per evitare lo scioglimento dei ghiacci ai frutti di bosco Carte d’Or e avvicinare il più possibile il momento di liberazione dai vestiti.
Decisamente si sta meglio in ufficio, nell’asettica ma in questi casi vitale aria condizionata.
Che poi, scusa, condizionata da cosa? Chi è che le condiziona la vita, all’aria? Noi, frose, con i nostri gas di scarico…
Perché condizionata? Raffreddata, deumidificata, semmai, ma non condizionata…
Boh! Enigmi senza risposta!
Da questo enigma ne scaturisce un secondo: chi e come dà i nomi alle cose? Che lavoro fa chi dà i nomi alle cose?
Vado…il caldo gioca brutti scherzi!!!

sabato 22 luglio 2006

musica


Sono in viaggio tra Bologna e Firenze, sto ascoltando musica da quel minuscolo (se paragonato ai “vecchi” lettori cd) aggieggio detto lettore MP3, che quando voglio “appesantire” di bite, attacco al pc e ci aggiungo altra musica, tanto ci sono già 90 canzoni e in 600 e passa kb, liberi, di roba ce ne sta ancora!
Mentre ascolto la musica che ci ho caricato dentro (attuale, passata, italiana e straniera), realizzo –come se non conoscessi quelle canzoni a memoria- che di una e una sola cosa si parla nella musica: amore.
È tutta una lode all’amore.
Amori finiti, nuovi, traditi, in catene, amori dolorosi che più che dare amore danno dolore ma li si continua ad amare, amori delusi, spezzati, lontani, respinti, finiti, negati, disperati, infiniti, clandestini, indispensabili, amori mortali, orgogliosi, messi da parte, protetti, pericolosi, immortali…
Ci sarebbe mai state tutte queste canzoni, senza l’amore? Quante ancora ce ne saranno? Perché loro non su stancano di cantarle e noi di ascoltarli?
La risposta è una sola: NO.
Credo e penso questo in virtù del fatto che noi siamo qui per un gesto d’amore, viviamo in attesa d’amore e ci sentiamo davvero felici solo quando diamo amore.
Ecco perché cantiamo l’amore insieme ai cd dei nostri idoli, stranieri e italiani.
Ed ecco perché quando c’è la musica di mezzo, perdiamo i preconfezionamenti mentali e ci vogliamo più bene.

venerdì 21 luglio 2006

Dopo la dormita, this is what I'd like to do now...2


...un bel viaggetto negli USA.
Per parlare un po' inglisc, per volare (...ooh-oh!...cantare, oh-oh-oh-oh!) above the ocean, per vedere l'infinito davanti ai miei occhi che non sia fatto solo di mare -come ho solo potuto vedere fino ad ora- ma di rocce scavate dall'acqua, sempre cangianti con la luce del sole e delle nuvole...
Chi conosco che c'è stato, non sa esprimere quello che ha visto ed io ho sempre e solo potuto entrare nei suoi occhi e cercare di immaginare le sensazioni provate davanti a questa opera naturale che è il Grand Canyon; chi conosco che c'è in questo momento, dice di essere estasiato da quello che vede.
Io so solo che guardando questa foto formato 10x16, non riesco a capacitarmi dell'immensità di uno spazio simile, dell'apertura che può dare allo sguardo, della sensazione di libertà, ma anche della piccolezza che si può provare e di quello che ne può scaturire.
Mi piacerebbe raccontarlo, una volta...

This is what I'd like to do now....


...ma che per ora non posso ancora attuare.
Ho un sonno oggi, che se mi coricassi in questo momento, sarebbe una di quelle volte in cui mi addormenterei di schianto. Se continua così, stasera in viaggio MI-RM mi sparo una pisa di quelle coi fiocchi... Solo che so già che tra uscire dall'ufficio, andare in stazione, comprare d aleggere e tutto quanto (oltre alla sauna di default), mi sveglierò, e la magia del momento passerà!
Poi, inevitabilmente, in treno troverò qualcuno di casinaro, quindi...
Vabbuò, riserverò la bellezza delle braccia di Morfeo a stanotte e domani mattina...

La saluto ogni mattina, la Madunina...


...per ricordare ai Gestori della Baracca, che ci sono anche io, qui, a barcollare ogni tanto, ma a non mollare...
La vedo dalla finestra del mio ufficio...
E pensare che dei cinque colleghi con cui condivido la giornata lavorativa, solo una si era accorta di questa vista, che verrebbe pagata fior di Euro ad averla da una finestra di un appartamento!
Beata non chalanche! (so scrive così? Boh!)

mercoledì 19 luglio 2006

l'Italia del passato...


Davanti alla tele, ieri sera, in cerca di qualcosa da vedere per rilassarmi il cervello dopo una giornata in ufficio, sono incappata per caso su un film di una volta, anche se già a colori, con Totò e Nino Manfredi.
Ignoro completamente il titolo, ma è stato bello per un po' vedere l'Italia del passato.
Gli usi, i costumi, le relazioni come erano impostate, le gerarchie, il modo di vestire, le musiche, le macchine...
Per me, generazione di fine anni '70, è sempre un piacere vedere come era la vita dei miei nonni, dei miei zii, dei miei genitori quando erano bambini.
Mentre guardavo, più interessata ai contorni piuttosto che alla trama, mi domandavo perchè mai, invece di inventarsi programmi insulsi e ripetitivi, non replichino più spesso questo tipo di film; quando lo fanno, lo fanno ad ore improbabili per chi lavora in un ufficio.

E la stessa cosa succede per i documentari.
Sempre la mia generazione, non è mai riuscita a studiare la storia contemporanea a scuola, "perchè non c'è tempo, ragazzi, i programmi sono troppo lunghi...".
I programmi sono troppo lunghi???
Io, non so tu, non ho mai studiato la seconda guerra mondiale a scuola, nemmeno alle superiori. Un po' all'università, ma giusto per aver scelto un'esame di storia contemporanea apposta, per vedere di saperne un po' di più e grazie alla presenza di un preparatissimo docente (Andrea Riccardi, ndr). Per il resto, nisba, nada, un tubo...
Perchè?
Non sarà che non si vorrà farci sapere troppo?
I miei figli la strudieranno la storia come si conviene, o dovrò raccontargliela io sotto forma di romanzo?
Ai posteri l'ardua sentenza!

le mie riflessioni pomeridiane...

...sono state stimolate anche da questo post di un mio amico romano, Bera, risalente all'estate 2005 ma, secondo me, comunque sempre attuale....


http://bera05.blog.tiscali.it/nz2148465/

martedì 18 luglio 2006

riflessioni pomeridiane

Mi accorgo di come sia facile far restare male le persone.
Ti è mai capitato? Credo proprio di sì, altrimenti non saresti di questo mondo.
Basta una parola in più (o anche in meno…) per deludere, irritare, ferire qualcuno.
E non serve averlo davanti. Può essere al telefono, dall’altra parte di un terminale, dall’altro lato del foglio di carta della lettera che gli hai scritto.
Una volta sono stata lasciata da un ragazzo per lettera. Brutto, bruttissimo modo. Chissà perché non me l’ha mai detto in faccia…
A me capita spesso, purtroppo, ma adesso riesco, altrettanto spesso, a rendermi conto con una certa velocità di quello che ho fatto, cercando di porre rimedio.
Non mi è sempre facilissimo, sono abbastanza orgogliosa (ne sanno qualcosa i miei familiari), ma sto imparando a farlo (purtroppo a spese degli altri) e sento che mi fa bene.
Devo iniziare sempre io a prendere coscienza e agire; la maggior parte delle volte dipende da me. Non posso sempre pretendere che chi mi sta davanti, sappia alla perfezione cosa mi passa nel cervello in quel momento o cosa c’è passato prima e che mi ha lasciato un segno.
Non può sapere proprio niente fino a quando non glielo spiego e comunque non saprà mai fino in fondo tutto, lui è lui, non è nel mio cervello e non è me.
Certe volte mi piacerebbe entrare nel cervello delle persone e conoscerne i pensieri, oppure poter leggere nelle loro menti.
Chissà a cosa pensa quella persona seduta di fronte a me in treno? E, quella che sta rincorrendo un autobus che ha appena chiuso le porte ma lei non l’ha visto? E il barista che mi serve il caffè dopo pranzo? Chissà…a volte mi perdo con i pensieri…a pensare ai pensieri altrui.
In fondo però è bello così: sapere tutto degli altri sarebbe noioso e scontato, non darebbe più impulsi a chiedere, conoscere, scoprire i mondi delle altre persone.
No. Decisamente credo che sia bello così com’è…quindi a posto! :-)

sul lungomare...di due posti diversi


Camminavo con Marco sul lungomare di Genova, lungo la strada che dal borgo di Boccadasse porta verso la Fiera del mare, qualche giorno fa; al crepuscolo, il tramonto stava scendendo sul mare.
Costeggiavamo gli stabilimenti genovesi che si affacciano sulle spiagge pietrose, su cui correvo da bambina, quelle che non lasciano i piedi sporchi quando si esce dall’acqua, come succede sulle spiagge di sabbia, perché le pietre piccole che si attaccano, si staccano da sole quando ti asciughi o se le mandi via.
A destra gli eleganti palazzi di corso Italia, monumentali, quasi, con colonnine, putti, capitelli, balconi colorati dai gerani in fiore.
Poca gente attorno, era ancora troppo presto; ne sarebbe arrivata altra più tardi, a prendere il fresco di fine giugno.
Ad una tratto, improvvisamente, mi sono ritrovata in Corsica, nelle lontane estati dei primi anni ’90, di sera, sul lungo mare di l’Ile Rousse, con il mare vicino, la sabbia bianca e le panchine piene di gente.
Cosa mi riportava repentinamente e quasi in carne e ossa dall’altra parte del mare?
In pochi secondi ho trovato la risposta e come altre volte il mio fiuto non mi ha ingannata: il profumo di alcuni arbusti marittimi lungo la strada.
Lo stesso profumo sentito in Corsica in quegli anni, che ora sentivo a Genova, aveva il potere di catapultarmi, senza muovermi, in un altro posto, facendomi vedere le stesse immagini dei momenti vissuti là, più di dieci anni fa.
Non era la prima volta che mi capitava, ma come tutte le altre volte rero stupita della potenza evocativa della memoria olfattiva.
Non so se esiste davvero, catalogata da qualche parte, dalla medicina, ma io la chiamo così.
Tanti dei ricordi che ho, li rivivo solo quando un particolare profumo mi raggiunge e mi riporta, istantaneamente, al dove e come ero in quel ricordo.
E per qualche secondo, viaggio con la mente.

sole a Milano

Mi piace quando, ancora a letto, vedo filtrare la luce radiosa del sole dalla tapparella. Mi dà sprint, mi fa pensare al buono, al bello. E' strano come mi possa influenzare l'umore la presenza del sole o meno al momento della sveglia. Per me, inguaribile dormigliona, che starei sempre distesa, soprattutto la mattina, è difficile trovare lo sprint adatto per saltare giù e iniziare.
Solitamente mi viene spontaneo solo quando so che, una volta alzata, sarò sulla strada per una posta da sci, una giornata di trekking o di mare...
Questa mattina Milano è insolitamente limpida e fresca, e pur non essendo sui monti, mi sento ugualmente grintosa.
Chissà come sarò, allora, quando mi alzerò e sarò tra i monti della Val Badia...

lunedì 17 luglio 2006

per cominciare...

Sempre in viaggio, su e giù per l’Italia.
Non so se dire che Roma-Milano è l’andata o il ritorno e viceversa.
Forse però è l’andata, perché è così che ho iniziato la mia vita da genovese trapiantata a Roma 9 estati fa, di base a Milano da quasi due mesi, ormai.
Così la mia settimana è scandita da lunedì-martedì-mercoledì-giovedì-venerdì salgo sul treno e torno giù (allora Milano-Roma è il ritorno!), solo che le ore a Roma passano volando, le vedo da lontano, come da un finestrino di Eurostar. Non riesco ancora a uscire dall’ufficio, chiudermi la porta dietro le spalle e riaprirla il lunedì mattina successivo… fa parte del “pelo sullo stomaco”, qualcuno mi dice, che la vita non mi ha ancora fatto crescere abbastanza. Ci sarà tempo utile anche per quello.
Intanto, di questa parentesi da pendolare mi godo i viaggi in treno, a volte in I a volte in II classe, a seconda delle offerte Trenitalia.com.
È popoloso il treno che prendo, sia al ritorno che all’andata. Un mondo di ominidi pendolari, con vite professionali e private divise da kilometri di assi e rotaie. Ed è simile, alla fine, come ci si comporta sul treno del venerdì sera e su quello della domenica pomeriggio.
Si dorme molto di più su quello del venerdì, un treno riempito fino ai corridoi di incravattati-in-grigio, signore eleganti sicuramente fiorentine, studenti, giovani neo assunti come me, famiglie, persone di mezza età; tutti, indistintamente, col trolley al seguito (beato chi le creò!).
C’è chi parla al cellulare, chi guarda film in dvx sul pc portatile attaccato alla presa di trenitalia per non consumare la batteria, chi ascolta musica digitale in penne che stanno chiuse in una mano (lettore cd? Pfiu, roba vecchia, ormai!), chi legge, chi chiacchiera, chi coccola il cane, chi dorme…
Si è stanchi, ma il cuore è leggero: davanti a noi il weekend. La casa. La calma. Il riposo delle stanche membra.
E si scende poi a Roma. In tanti. Stazione Termini è un caos, sembrano le 8 di mattina.
La domenica pomeriggio, invece, si è tutti un po’ meno esuberanti nello spirito, perché il giorno dopo si ha da riaprire la porta dell’ufficio, boys, e come è sempre stato fin dai tempi della scuola, il tutto pesa! Si vorrebbe essere ancora là, al binario numero 7, in attesa dell’eurostar per Roma delle 19 di un venerdì del mese…
Ma, come dice mio padre, se non venisse il lunedì mattina, non tornerebbe nemmeno il venerdì… e allora lo spirito si fa leggero, e si scende a Milano Centrale con meno patemi in animo.
In fin dei conti, c’è davanti ancora tutta una notte per godersi il sonno del giusto...e cinque giorni da vivere per poi risalire sul treno dell19 e riscendere a Roma...

+30 *** LA PICCOLA CASA DEI RICORDI PERDUTI *** HELEN POLLARD (o della fine del trentesimo libro nel 2017)

qualche ora fa avevo detto che sarei arrivata in fondo a questo romanzo da femmine e in effetti è successo e in tempi inaspettati.  nonosta...