domenica 31 dicembre 2006

...meno qualche ora...

...al nuovo anno.


Quali pensieri? quali sensazioni?


Tante, strane, contrastanti, difficili da spiegare, suscitate dallo stato d'animo di oggi e dei giorni corsi, da quanto mi è stato dato di vivere oggi e quanto "ieri".


Non faccio bilanci.


Perchè?
Perchè no.


Guardo avanti con curiosità, ottimismo, speranza, fede.


Il vicinissimo sarà l'anno che mi vedrà cambiare e diventare moglie dell'uomo che amo.

Sarà un anno memorabile.
Sarà l'inizio di una vita memorabile.






domenica 24 dicembre 2006

Sta per nascere...


Nasce Gesù
nasce l'Amor
gli angeli in cielo
cantano in cor.
E se l'amore regna tra noi
nei nostri cuori vive Gesù
splende la Luce
in tutti è pace
il Paradiso è in mezzo a noi.

venerdì 15 dicembre 2006

Canzoni della vita




Come preannunciato su un commento a Lord Crespo qualche tempo fa, eccomi a parlare di musica.
Dopo i film, vediamo se riesco a fare un sunto del sunto delle canzoni che con le loro melodie ammaliano le mie orecchie.
Non credo di avere canzoni legate a un momento personale particolare, tipo LA canzone mia e di Marco o cose del genere, dal momento che me ne piacciono talmente tante che non riuscirei a scegliere.

C’è però una canzone che rievoca un momento particolare per la mia famiglia.
E’ Peace on earth, dall’albun All that you can’t leave behind degli U2 e la sentii andando da Roma a Genova, una mattina di gennaio di quattro anni fa.


Mia zia aveva telefonato molto presto per dirci che la salute del nonno paterno si era aggravata. Così partimmo, io e i miei genitori, in quattro e quattr’otto, scendendo dal letto a rotta di collo, senza sapere se, circa 6 ore dopo, avremmo fatto in tempo a salutarlo. (cosa che poi si è verificata, per fortuna)
La parte della canzone che ogni volta mi riporta direttamente a quel momento, in cui ci rivedo in viaggio verso Genova, sulla via Aurelia, col pensiero qualche centinaio di chilometri più avanti, dice

“…Jesus can you take the time
to thorw a drowin’ man a lie,
peace on earth,
Jesus in a song you wrote,
the words are sticking in my throuth
peace on earth,
hear it every Christmas time
but hope and history won’t rime,
so what is worth?
Peace on earth,
peace on earth…”.

Per il resto, non posso non dire che tantissime canzoni fanno parte della mia classifica personale e che, alternativamente, c’è un giro al vertice della suddetta.
C’è grande inflazione, lo ammetto, di canzoni firmate Bono & Co (altrimeni detti U2, ai quali fui iniziata nell’estate del 1986 – a 8 anni, quindi – da un mio cugino, nel corso delle vacanze in Valle d’Aosta, con la vista del Live Aid di Wembley dove Bono, durante l’esecuzione di Bad, salta giù dal palco e balla con una fan), per cui le tralascio, altrmienti dovrei nominare praticamente tutti i loro dischi, ma a pensarci bene, alcue pietre miliari della mia hit list, che richiedono volume alto e il massimo silenzio possibile attorno, sono, non in ordine gerarchico, queste:

1. Woman (John Lennon)
2. Streets of Philadelphia (Bruce Springsteen)
3. We have all the time in the world (Louis Amstrong)
4. Are you lonely tonight? (Elvis Presley)
5. Woman in chains (Tears for fears)
6. Is this the world we created? (Queen)
7. How can I go on? (Freddie Mercury – Monserat Caballe)
8. Oh Holy Night (...)
9. Ave Maria (Schubert)
10. Sometimes you can’t make it on your own (U2 – una, solo una, lasciatemela scrivere, dai!)

Ascolto più straniera che locale, anche se in casa abbiamo poeti mica da ridere...
Mi vengono in mente, tra le altre:

1. La Montanara (canzone alpina)
2. L’emozione non ha voce (Celentano)
3. Forse eri meglio di lei (Celentano)
4. Occhi di ragazza (Morandi)
5. Dio è morto (I Nomadi)
6. Perdóno (Caterina Caselli)
7. Sapore di mare (Gino Paoli)
8. Se telefonando (Mina)
9. Luce (Elisa)
10. Giudizi Universali (Samuele Bersani)

Tante delle canzoni che conosco e mi piacciono, comprese anche alcune di queste, le userei molto volentieri da sottofondo a filmini fatti in vacanza, in giro, durante le feste comandate...tipiche riprese hand made, ovviamente...le userei, se solo sapessi e avessi i mezzi per farlo.
Telecamera digitale e pc sono già in dotazione...prima o poi mi doterò anche del programma per montare e dedicarmi a quest’altra mia grande passione!

E che mi dite delle vostre canzoni preferite?

venerdì 8 dicembre 2006

Non solo a Natale si può fare di più


Immaginiamo una musica tipica natilizia, dolce e soave, calda, che a chiudere gli occhi fa pensare al caldo di una sera invernale in casa nostra, con tutti i colori di Natale in azione, lìalbero acceso che sfavilla, il presepe con Gesù già nato che sembra vivo, chi amiamo vicino a noi...
Immaginiamo un bambino che, avvicinandosi a un ragazzo che disegna per terra, a una coppia che litiga per strada e a un uccellino infreddolito, porge a ognuno un po’ di pandoro per...farli contenti? Fare una buona azione natalizia?


Nel frattempo immaginiamo di sentir cantare, da una voce di bambino che potrebbe essere quello che vediamo in azione, queste parole



“A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai
è Natale, è Natale si può amare di più
è Natale, è Natale si può fare di più
per noi
a Natale puoi”

Finiamo pure di immaginare perchè basta accendere la televisione e aspettare qualche minuto per vedere realizzato il nostro pensiero immaginato, perchè prima o poi ariverà: si tratta della pubblicità del pandoro Bauli.

A fine spot ci si può facilmente trovare con una specie di magone in gola, di emozione soffocata, e si arriva a pensare che brava che è stata la Bauli quest’anno a pensare una cosa del genere, a creare una canzone così delicata e strappa lacrime...

Dopo un po’ che la si vede e rivede, però, ci si può domandare per esempio questo:


ma perchè solo a Natale posso fare quello che non posso fare mai il resto dell’anno, fare di più e amare di più?

Perchè a Natale “siamo tutti più buoni”?
Perchè il pandoro Bauli ci addolcisce il palato e quindi tutta l’esistenza, per un lasso di tempo, precisiamolo, limitato al periodo natalizio?
Perchè il pandoro Bauli ci allunga le ore della giornata e abbiamo più tempo per fare le cose che, in altri momenti dell’anno, non facciamo mai “perchè non abbiamo tempo”?

NO.
Boccio la Bauli e le sue pubblicità finto-celestial-buoniste.
Non penso che solo a Natale si possa fare quanto decanta questa pubblicità, no.

Possiamo amare e fare qualcosa di più sempre, tutti i giorni dell’anno, per noi stessi ma soprattutto per chi ci sfiora...e da contratto, solo per il fatto di essere venuti al mondo, siamo contornati da altri 365 giorni l’anno, per circa 18 ore al giorno ogni giorno...
Ad occhio e croce per circa 126 ore a settimana, 504 ore al mese, 6048 ore all’anno...

Si potrà trovare - senza dover aspettare la Bauli e senza pensare, dopo il suo consiglio, che sia proprio brava a farci commuovere a Natale - qualche minuto al giorno per “amare di più”?

Io credo di sì.









lunedì 4 dicembre 2006

STO PER TORNARE...

...in una veste nuova!

Il pc di casa è out da 10 giorni grazie a Fastweb che impiega ben più del previsto a collegarci alla rete...
In questo momento scrivo "a rimorchio", da casa di Marco.

Ci sentiamo presto!

venerdì 24 novembre 2006

Il Grande Fratello & Co. (=Monster & Co.)

Avete mai visto Grande Fratello?
Non penso ci sia qualcuno che in vita sua non lo abbia mai visto almeno cinque minuti, (prima o poi si capita sul canale che lo trasmette, è una costante della pratica dello zapping) se non altro per la curiosità di vedere cos'è e per capire, soprattutto, la ragione per cui un programma del genere faccia stare attaccati alla televisione quintalate di italiani.

Personalmente non seguo questo genere di programmi ma mi è capitato qualche volta di impaccarci e fermarmici un attimo a dare un'occhiata.

Palate di finzione, cabaret di ridicolaggine, vetrina per psicopatici.
In sintesi una gabbia di matti.


Vivendo nel mondo, quello vero, penso che un reality d'autore si possa ottenere unicamente nel momento in cui chi agisce non sa di essere osservato: solo così verrebbe fuori la vera natura delle persone nel loro essere quotidiano, in casa, in famiglia, al lavoro con i colleghi, alla guida dell'auto, al supermercato, al mare...

Durante gli interrogatori di polizia è possibile osservare l'interrogato per studiarne le reazioni vere, perchè quando non si sa di essere osservati, si è spontanei e naturali.

Le foto non programmate e posate lo dimostrano. Infatti sono le foto più belle.

Un reality vero, quindi, (la parola stessa lo dice, ma quello che vediamo in televisione racchiude nella parola stessa una grande contraddizione) sarebbe solo quello fatto senza aver detto di volerlo fare, un Truman Show, insomma, che è un gran bel film proprio perchè si basa su un Grande Fratello la cui esistenza è sconosciuta al protagonista...protagonista del Grande Fratello stesso.

La realtà, come invece ci vogliono far credere quelli del tubo catodico attraverso i reality, non è quella delle case, delle isole, delle fattorie, dei ranch, perchè chi ci va, recita e non si comporta come si comporterebbe davvero in una giornata normale di una vita normale (escludendo il fatto, per niente poco rilevante in verità, che la vera persona non viene fuori stando segregata tre mesi con degli sconosiuti per arrivare a vincere palate di euro, o vivendo su un'isola tropicale, cercando da mangiare sugli alberi per non morire di fame).

Contraddizioni e finzioni fatte passare per realtà e prese come tali, trangugiate senza filtri e timori dagli spettatori.

Pericoloso e preoccupante al tempo stesso.

Non so se più pericoloso o più preoccupante.

Non so se siamo più pericolosi e preoccupanti noi, che li guardiamo e li chiediamo al tubo catodico.

sabato 18 novembre 2006

NON POSSO NON DIRE LA MIA



Non ne voglio parlare molto perché già se ne sta parlando troppo…ma non posso fare a meno di dire la mia.

La mia dichiarazione è molto semplice: CHISSENEFREGA come, perché, dove, con chi, a che prezzo, a che ora voi, Tom&Jerry (leggi Tom Cruise e Kathy Holmes) siete diventati marito e moglie!

Vi sposate? Sono felice per voi, ma anzitutto perché venite a rompere le p… a noi, non s’è capito (forse perché negli States per certe cose sono più furbi e non ve se sarebbero filati de pezza) comunque potevate anche evitare, tra le tante esagerazioni, di chiedere a Veltroni (our first citizen Walter – Uolter, un grande, lo confesso!) e alla sua collega di Bracciano di chiudere lo spazio aereo sopra il castello perché non volete i papasiluri sopra le testoline vostre e dei vostri plurimiliardari invitati!
CHIUDERE LO SPAZIO AEREO? Aò, non siete mica la Sacra Famiglia scesa in terra, eh?
Cerchiamo di non confondere le cose…
(E grande Uolter e collega per aver negato la concessione!)

Inoltre, l’aver sentito, caro amico Tom e cara amica Jerry, a quale prezzo convolate a nozze, ovvero 1,5 milion dollars, (sissignore, un miliardo e mezzo di dollari, TRE MILIARDI DEL VECCHIO CONIO ITALIANO, signori), mi ha fatto sinceramente, profondamente, inevitabilmente pensare alla vostra sfacciataggine e piccolezza.
Miliardari.
Ok.
Ma meschini apparite.

Preferisco avere le tasche piene di uno stipendio normale (grazie a Dio) e non di miliardi, se questo è il prezzo da pagare per avere la mente aperta sulla realtà vera del mondo, accompagnata a un minimo di attenzione per chi, vicino a me, non ha nemmeno i soldi per comprarsi una giacca pesante per l’inverno.

Comunque tanti auguri.

SENSAZIONI GIA' PROVATE - ma diverse

Ieri ho provato, come descritto in un post di luglio (Sul lungomare di due posti diversi, ndr), la sensazione di essere in un punto diverso da quello in cui mi trovavo effettivamente.
In quel post racconto che era stato un particolare odore a portarmi con la mente oltre il mar ligure (in Corsica, per la precisione), ieri il responsabile è stato il vento.

Ho avuto la sensazione di trovarmi sul ponte di una nave, con il vento forte e il mare agitato.
In realtà mi trovavo in una specie di porticato, all’esterno dell’azienda dove lavoro, in attesa di una collega, per andare a pranzo.

C’era un insolito vento, ieri a Roma: dove mi trovavo c’era (…c’è ancora) un parapetto di protezione, essendo questa specie di porticato sopra il passaggio pedonale che porta ai garage sottostanti e il forte vento da cui sono stata investita mi hanno catapultata col pensiero istantaneamente su un traghetto.
Credo che tale sensazione sia stata procurata soprattutto dal forte vento e dalla presenza del parapetto (tipo ringhiera), piuttosto che la vista di scale antincendio e macchine parcheggiate!

Mi è capitato varie volte di “andare per mare”, nelle tratte Genova-Bastia (Corsica) e ritorno, e Genova-Palermo e ritorno e più di una volta di imbattermi in mare agitato (addirittura una volta forza 7, andando in Corsica).
In queste occasioni, sfidando gli elementi e lo stomaco, io e mio fratello, poco più che adolescenti, ci divertivamo a cimentarci in nauseabonde (non per noi) gare di equilibrio in giro per la nave.
Passavamo in ogni sala, per le scale, vicino ai negozietti, sopra e sotto nei vari ponti, sotto gli occhi fuori dalle orbite e allucinati degli altri passeggeri, verdi di nausea, ma il più bello era posizionarsi sul ponte, deserto, spazzato dal vento e ricoperto di salsedine, per fare a gara a chi riusciva a mantenere l’equilibrio e a camminare controvento il più velocemente possibile.
La missione si concludeva con il giro dei ponti esterni (quindi camminando sia controvento che con il vento…in poppa!) e ci vedeva rientrare sottocoperta appiccicaticci di sale nebulizzato.

Il tutto, ricordo, ci era reso ovviamente possibile perché entrambi risultavamo immuni al mal di mare. Ricordo i nostri genitori, invece, intenti a mantenere la concentrazione, a non cambiare posizione più di tanto, da seduti, per non aggravare maggiormente la situazione già abbastanza “agitata” di suo.

Era un modo come un altro per passare il tempo del viaggio; chissà se ora, dopo qualche anno, riuscirei a fare lo stesso o se, “l’età” mi ha portato ad essere come i miei genitori e quindi a soffrire il mal di mare.
Chissà…potrei provare a chiedere a mio fratello di riprovare, la prossima volta che prendiamo un traghetto insieme…

Comunque, tanto per dire, il mal di mare e la sofferenza da viaggio in genere, si combatte avendo sullo stomaco sempre qualcosa di salato e asciutto (creckers, grissini…) e niente di liquido.
Almeno si riesce a godere del viaggio...ed evitare di fare i botti!!!
Provare per credere!
E con questo ultimo messaggio pubblicitario, chiudo!

Chi di voi soffre il mal di mare?

mercoledì 15 novembre 2006

Piagnistei (e l'arte del trattenersi)





Prendo spunto da un post del Lord Crespo di Svezia, (visit the blog, ndr) in cui parla di film lacrimevoli, stilando una sua classifica dei più catastrofici circa lacrimazione, sciuscio di naso, fazzoletti a portata di mano che a portata non ci sono mai, quando servono, et-cetera.



Anche io, nel suddetto post del Lord, ho detto la mia con un commetno, stilando classifiche, (tanto per rendervi partecipi, nell’ordine: Vacanze Romane, Balla coi Lupi e a parimerito al terzo posto, L’attimo fuggente e Mona Lisa Smile), ma ora torno a sproloquiare rilanciando l’argomento.



Chi non ha mai pianto in pubblico, davanti a persone che, fino a quel momento, non aveva mai considerato come possibili spettarori di un piagnisteo come Dio comanda, con tanto di signhiozzi, occhi rossi e fazzoletto al naso?



A questo interrogativo mondiale, ne affianco uno uguale e contrario: perchè, nonostante tutti abbiamo pianto davanti a qualcuno, siamo così restii, uomini e donne senza distinzione, a farci vedere da altri in lacrime davanti a un film, una pubblicità, un momento di debolezza, di tenerezza, un avvenimento in genere (io mi commuovo a vedere in tele la parata del 2 Giugno, quando la fanfara dei bersaglieri suona l’inno correndo...forse perchè mio nonno era bersagliere?)?


Perchè, come dice il Lord, non lasciamo andare le emozioni e, dopo esserci debitamente sciusciati i nasi gocciolanti, ci abbandoniamo al pianto liberatorio e chissenefrega di chi ci sta vicino?

La sottoscritta ha pianto in varie e svariate occasioni, davanti a persone di vario genere/cultura/estrazione sociale/ruolo aziendale.
Ebbene sì, mi è capiatato di piangere davanti a una ex (per fortuna mia) capo ufficio e davanti al suo capo (anche mio capo, quindi); ho pianto davanti ai professori, alle scuole medie così come al liceo; ho pianto all’aeroporto, varcando la porta magnetica, in partenza per gli USA; ho pianto ritornando dagli USA, una volta passata la soglia dei voli intercontinental per cui i miei amici mi hanno lasciata andare e io, col bagaglio a mano nel carrello costato one dollar, mi sono allontanata voltandomi solo una volta per limitare lo strazio; ho pianto davanti al partner; ho pianto e parlato nelle lacrime per dire la mia; ho pianto in spiaggia, senza farmi vedere, con la testa sotto la sabbia tipo struzzo frightned (come si dice in italiano??? Ah, ecco, finalmente mi è venuto in mente: spaventato!)...

Piango davanti alla pubblcitià sentimentale, tipo quella della Barilla dove lui è dall’altra parte del mondo e sua moglie, per dirgli che è incinta, gli scrive in chat “...che padre romantico che avrà il nostro bambino” e lui si emoziona; piango a vedere i documentari, dove gli animali non lasciano sfiorare da altri il loro piccolo, e se penso che a questo mondo capita di far nascere un bambino e abbandonarlo, mi dico che le bestie hanno più cuore, paragonate a certa gente; piango a vedere i sentimenti che mi sono rivolti, sia da familiari attuali che da familiari futuri, e la tenerezza e l’intensità che li caratterizza; piango a vedere il tramonto e la natura che mi circonda...e di rimando mi imbestio se penso a come la stiamo distruggendo (e ci stiamo autodistruggendo)...per interessi economici...

Insomma, sono una piagnona, per certi versi, anche se per prima mi nascondo quando percepisco appena appena una strana lucidità oculare, quando mi sembra di guardare il mondo da un oblò senza annoiarmi.

Prendiamo un film commovente.
Questa è più o meno la scena.
(Premetto che non credo nessuno mi abbia ancora vista piangere davanti a un film).
Davanti alla scena finale di un film registrato su cassetta, che ha quindi i titoli e di seguito lo schermo grigio a puntini per l’interruzione della registrazione, l’escamotage dell’alzarsi dal divano per riavvolgere, spegnere, chiudere e metter via è perfetto; nel frattempo gli occhi mi si asciugano, c’è ancora poca luce nella stanza (guai ad accenderla!) e dò comunque la schiena al divano e a chi da lì si alza per andare a dormire...

Quando invece la proiezione è in diretta, se vista in collettività, si salvi chi può.
Fortuna che spesso in inverno ho la coperta addosso e allora l’alzarmi e il piegarla aiutano a far passare il momento e a far prendere aria alle palle degli occhi...che si asciugano...e comunque facciamo tutti qualcosa (chi piega coperte, chi sistema le sedie sulle quali si avevano allungate le gambe, chi prende la frutta in dispensa – vicina alla sala hobby – per la colazione della mattina dopo...), tutti indistintamente in silenzio, senza parlare, e tutti ci salviamo dal farci vedere piagnucolosi per aver visto che alla fine, il fantasma Sam si fa vedere l’ultima volta per dire a Molly che la ama, e che "è bellissimo Molly, l'amore che hai dentro. Portalo sempre con te".


Succederà mai che piangerò di un pianto liberatorio, sul divano di casa, con il fazzoleto in mano, senza badare a fingere di essere impassibile, per salvarela faccia (da che, poi? Perchè poi?)?
Non lo so.
So che per ora cerco sempre di dare l'impressione di essere untouchable.
Il che non mi sembra un atteggiamento molto intelligente.
Comunque...

giovedì 9 novembre 2006

Atmosfera natalizia incombente




Ieri sera verso le 17.15 tornavo a casa dal lavoro, come sempre, in auto.

C’era un gran bel tramonto e appena imboccata la via Anagnina direzione Grottaferrata, passata davanti a IKEA, la mia attenzione è stata catturata dal colore che la cascata di luci natalizie esposte nella parte “gialla” della struttura esterna (sovrastante all’ingresso), aveva assunto.
Il tramonto era ancora nelle prime fasi in un cielo per lo più sereno, per cui le superifici che erano investite dalla sua luce assumevano una colorazione rosato-dorata.
Ebbene, questi fili illuminati mi sono apparsi come veri e propri fili d’oro, anche se come seconda idea che mi hanno suscitato c’è stata quella di effetto calze anni ’80, tutte sbrilluccicose, da indossare la notte di capodanno per apparire scintillanti quanto discretamente visibili nella semi oscurità di un locale affollato.
Ho quasi rischiato di non guardare la strada per qualche secondo in più del permesso in questi casi, per vedere nel suo completo l’effetto creato da lampadine accese esposte al crepuscolo.
Una cosa sensazionale.

Legato a questo, mi viene in mente di aver letto qua e là, su vari post sparsi per la rete, di scompensi di pressione e/o mentali, sbalzi di umore, depressioni incombenti, gastriti fulminanti eccetera al vedere in giro (per esempio da IKEA, vero Lord Crespo?) addobbi natalizi, panettoni, babbi natale, eccetera...
Io personalmente non ho ancora avuto modo di vivere questi drammi medici di inizio novembre, poichè da un po’ non faccio ingressi trionfali in centri commerciali o da IKEA (Lord, potrò mai avere il tuo perdono per questo?), ma credo che a livello di commercio e lavaggi di cervello annessi, di cui abbiamo tutto la fortuna di godere in quanto acquirenti, sia anche normale.
Non siamo ancora stati raggiunti dalla pubblicità alla tele, prepariamoci, a breve arriverà anche quella.

Quello che invece a mio parere è bellissimo, legato all’atmosfera natalizia ma facente parte (anche) del lato commerciale della faccenda (secondo me sempre troppo enfatizzato, per il vero messaggio che invece ha il Natale), è la presenza delle luminarie nelle strade.
Proprio oggi, parlando con un collega del buio che oramai prende possesso della luce attorno alle 17.30, dicevo di quanto andassi pazza, da bambina, per le illuminzaioni che addobbavano il quartiere genovese in cui sono cresciuta e che venivano poste in tempo per essere accese l’8 dicembre.
Ebbene, ricordo ancora come se fosse ieri quando con mia mamma, (al tempo delle scuole elementari, quando i compiti occupavano solo le prime ore del dopo pranzo) uscivamo nel freddo dei pomeriggi prenatalizi, per “fare delle commissioni”.
Il sole non c’era più, faceva freddo, avrò sicuramente avuto guanti, berretto e sciarpa, i negozi erano pieni di cose e persone, avevo la mano in quella della mamma e vedevo le luci appese, lassù in alto, disegnare forme gialle tra i palazzi del quartiere.
Con le luci natalizie, non ci si rendeva neanche tanto più conto del rumore, del traffico, della confusione. Era Natale e basta.
Mi piaceva il mio quartiere; a Natale mi piaceva ancora di più.
Non sono più tornata a passare per la via principale, via Giovanni Torti, in quel periodo e con mia mamma.
Se ci tornassi, mi tornerebbe in mente tutto questo.

martedì 7 novembre 2006

QUESTION TIME

Lancio una domanda a voi, blogger e non.
E' una domanda che mi sono sentita rivolgere indirettamente, fatta ad altri e che mi è stata in seguito riferita.

Un blog, una pagina web personale.


Perchè?
Perchè scrivere, mettere nero su bianco qualcosa che potenzialmente tutto il mondo può leggere, commentare, giudicare, rielaborare?
A che scopo sbandierare ai quattro venti opinioni personali, pensieri, riflessioni, idee, avvenimenti, emozioni, dolori, gioie, rabbia, irritazione...?
Perchè?


Credo che il motivo principale di questa pagina che mi racconta, a volte con toni riflessivi, altre con toni goliardici e buffoneschi, sia lo scrivere, il comunicare.
Ho sempre amato scrivere.
Poter trasmettere ad altri il mio pensiero senza filtri - ma con dei limiti di “civiltà”, ovviamente - così com'è, schietto e completo nella sua articolazione, come mi si crea nella mente, come nasce, mi piace.

Dichiaro ciò che penso, come lo vedo, cosa mi suscita, ma farlo con la protezione dello schermo e del non sapere cosa comparirà sul volto del lettore, a meno di immaginarlo leggendo, eventualmente, un commento, mi incuriosisce e mi fa, anche, sentire protetta.

Molto meno di quanto scrivo uscirebbe dalla mia voce, in mancanza del blog.

La considero quasi una parte della mia personalità fino a poco tempo fa inespressa, sconosciuta anche a me ma che, nel momento in cui smettesse di esistere (il blog), non creerebbe alcuna destabilizzazione o sconvolgimento della mia persona, perchè continuerei comunque a comunicare come ho fatto prima del blog.

C'è anche una certa dose, lo ammetto, di presunzione, di autocompiacimento, di esaltazione nel vedere, a lavoro completato, cosa vede, cosa concretamente visualizza sullo schermo chi mi visiterà, sbirciando tra le mie parole e le mie foto.
Inoltre, il fatto di non sapere perchè e chi arriva al blog e lo visita, che faccia ha, che lavoro fa, che tipo di persona è, aggiunge una dose di ignoto al tutto, che rientra nel pizzico di presunzione, autocompiacimento, lo stesso che - azzardo – forse sfiora lo scrittore quando pubblica un libro e non sa chi saranno i suoi lettorri e cosa susciterà in loro il suo stile.

Questo è il mio pensiero.
Aspetto il vostro.

lunedì 6 novembre 2006

Inizio di giornata: storie di ordinaria quotidianità.


Dopo anni di accurati studi e approfondimenti, ricerche in biblioteca, analisi dei dati, statistiche, teoremi e sistemi, Maria Chiara è alla conclusione che la sveglia del lunedì mattina è, per la stragrande maggioranza del genere umano, compresa quindi lei stessa, una momento nefasto.
E' già stato scritto su passati post di quanto ella sia riluttante alla sveglia mattutina, ma stamattina ha ulteriormente dato credito a questa tesi.

Oggi, lunedì appunto, colei è stata svegliata da Sua Nefandezza la Stramaledetta radiosveglia Philips alle ore 06.12 a.m. la quale, sintonizzata non più su Isoradio (la nostra perse la frequenza domenica mattina, dopo aver trasferito Sua Nefandezza in bagno, per godere di una doccia con musica annessa) ma su altra sconosciuta radio italiana, le ha fatto aprire gli occhi con una rapidità e adrenalina insolite quanto preoccupanti per un lunedì mattina d'autunno, quindi non (più) prevedente giornate al mare o (ancora) sugli sci.

Sbrigate le prime doverose pratiche e di seguito le seconde, vedi vestizione e rimpinzamento corpo et mente, uscita dai box, impostati i parametri di guida e dato inizio al count down, la nostra si è trovata in strada alle 07.10 (sette e dieci), pronta per il consueto rodeo stradale che l’avrebbe portata a destinazione, altrimenti detto strada consolare Anagnina direzione Grande Raccordo Anulare e di seguito Anagnino-centro.
Passata accanto a sobborghi più o meno nuovi senza trovare particolare densità di decerebrati mentali, che invece di prendere i mezzi, e quindi risparmiare pericoli al prossimo, usano l'automobile, è arrivata a destino indenne.
Deo Gratias!
Trovato parcheggio, s’è guardata intorno decidendo in meno di un nanosecondo di non uscire immediatamente nel freddo umido del clima continentale romano mattutino, scegliendo l'opzione stand by, sentendo al telefono, nel contempo, il generale suo futuro marito, in viaggio verso la sua (di costei) ex città, Genova, per concerto serale alle ore 09.00 post meridiane in quel del Teatro Carlo Felice.
Compiuto il tutto, scende.
Che freddo cane!Al posto del piumino sulle spalle, di pesantezza media per renderlo adeguato a temperature medio-basse ma non proprio pizzicanti, sembra di avere una magliettina da mare. Essere in mutande sarebbe la stessa identica cosa!

Nel tragitto dalla macchina all’ingresso dell’american multinational firm della quale fa parte al momento, ha modo di incontrare le auto dei suddetti decerebrati mentali prima menzionati parcheggiate in doppia fila, con lor signori proprietari impegnati a sorsegiare bollenti caffè espressi nel bar vicino....
Poverini....se non bevono il caffè lasciando la macchina DAVANTI al bar, scendendo DAVANTI al bar, non sia mai che muovono troppo le gambine di prima mattina, tanto c-h-i-s-s-e-n-e-f-r-e-g-a degli altri che devono fare la gimcana, no?
Benedetti!

Poco dopo ella si trova in ufficio, con una temperatura corporea a metà strada tra il congelamento e l’ipotermia e per prima, come quasi tutti i giorni, prende possesso dello stanzone in cui si localizza e opera lo staff della american multinational, chiamato anche, sui pannelli-cartina siti nei corridoi della firm di cui sopra, "ALA C".
Deserto, nessuno, tutto ancora buio, nemmeno un cane a cui dire “buongiorno” e una temperatura decismente poco accogliente (lo faranno forse per non enfatizzare la dose di abbiocco che prende dopo un viaggetto in auto da tepore di ventilatore Fiat Punto a 24 gradi? Pò esse!).

Perchè non provare ad accendere il conditioning system giacchè, avevano detto, da lunedì avrebbero acceso i riscaldamenti?
Ok, let’s try.
Aria Calda? Seeeee, te piacerebbe, maddechè aò!!!
Vampate gelate, unite a polvere equamente distribuita grazie al multidirezionale condizionatore.

Fortuna che in breve arrivano le due angele custodi che quotidianamente forniscono la Maria Chiara e il collega di fumante tè (the? ma come cavolo si scrive? all'inglisc? E allora vada per TI!) caldo, prodotto dalla macchinetta, preso grazie alla chiavetta, quindi molto poco buono, occhei, ma almeno caldissimo, che ti squoia budella, epiglottide e carotide e per qualche minuto non batti i denti.
(Niente a che vedere, ovviamente, con le tisane 1001 Natch e Winterzeit by Pompadour born in the Alps, per carità!!!)

Il lunedì è così cominciato, e con lui la settimana...

Storie di ordinaria amministrazione, di quotidiana routine, di rassicurante ciclicità che diviene automatismo facile, comodo da gestire, soprattutto perchè il ciò sopra descritto si dipana nelle prime ore dopo il sonno, in cui tutto è ancora ovattato, bucolico, a poche ore dalla sveglia, dalla voce di sua Nefandezza la Stramaledettissima sveglia, che quotidianamente rischia di percorrere in volo la strada comodino-parquet ma che, alla fin fine, apre a nuovi giorni di fulgore et beltade gli occhi della nostra!

domenica 5 novembre 2006

Lavori in corso


Ve ne sarete accorti, qualcosa è cambiato nel blog...
Avevo voglia di rinfrescarlo un po'...
Alcune cose sono andate a farsi benedire, perchè blogspot non mantiene ma spazza via tutto, al cambio di impostazioni...
Lentamente torneremo all'aspetto conosciuto, per certi versi, e quindi foto, ora, statistiche....
Inoltre, avendo a breve la linea ADSL, sarà più veloce per me accedere e postare!

Buona domenica a tutti!!!!

giovedì 26 ottobre 2006

Pessimisti o realisti?

Oggi in ufficio mi è capitato di sintonizzarmi sulla frequenza di voce di una collega.
L'ho ascoltata da lontano, senza starle davanti, quindi non dovendo nascondere il fatto di ascoltarla e ho notato nelle sue parole un senso di insoddisfazione generale e marcato, per alcuni avvenimenti capitati nei giorni scorsi in ufficio.

La persona in questione è notoriamente polemica e critica su molte cose...diciamo su tutto perchè in ogni cosa, per lei, c'è sempre un dettaglio che non va, un particolare più o meno importante, grande, rilevante, che non è come deve essere e che, quindi, rende il tutto negativo.
Non sembra esserci, da quanto dice e come lo dice, per le cose in genere, una "soppesata" di tutti gli elementi in questione, un'analisi generale e una conseguente critica (positiva e/o negativa), per cui tutto il buono che può esserci in una cosa, o in una persona, viene immancabilmente e molto facilmente appannato dal seppur minimo dettaglio negativo...
Confesso che arrivare in ufficio la mattina, qualsiasi mattina della settimana in un qualsiasi momento dell’anno, sentendo qualcuno che si lamenta a raffica e critica e distrugge e polemizza, alla lunga...rompe chi ascolta e fa anche passare la pazienza e la voglia di stare ad ascoltare, speranzosi, di sentire una volta, almeno una, parole di speranza per qualcosa...

Questo è solo un esempio, ma vedo che in maniera diversa e con varie sfumature, in tante persone aleggia un generale scoraggiamento per il mondo e per i vari aspetti che lo compongono.
E’ una tendenza del carattere, vedere spesso e volentieri più del nero che effettivamente c'è (o che si pensa che ci sia) o davvero, chi vede così è colui che vede la realtà e gli ottimisti sono gli sprovveduti del momento, gli irresponsabili e i superficiali, che non si rendono conto della vera gravità della situazione?

Io personalmente sono tendenzialmente "a metà".
Mi rendo conto di essere molto secondo l'umore della giornata, per questo dico di essere a metà...
Ci sono giorni che non uscirei di casa, altri in cui spaccherei il mondo con un dito, ma vedo e sento attorno a me tanti nettamente travolti dalle onde del panico, del piede oramai nella fossa, della vecchiaia incombente, della rovina finanziaria alle porte con le leggi che corrono, della sparizione dell'onestà, dell’ etica, dell’educazione, della legalità nelle persone, si esponenti politici, pubblici, che i comuni passanti sulle strade.
Certamente non va tutto meravigliosamente bene...

Anche a me piacerebbe vivere in un paese migliore, più etico, dove la legalità è un fatto di carattere delle persone (che bello se fosse un fattore del DNA...) perché fa parte della cultura da trasmettere ai figli e ai nipoti; dove la gentilezza e l'attenzione per l'altro sono normali e non devono essere dati in cambio di chissà quali favori ricevuti; dove il rispetto della legge non si mette in discussione, perché se è legge la si deve rispettare; dove si ascoltano gli altri quando parlano; dove non si parcheggia in doppia fila perché ci sono automobilisti dietro di me che vorranno poter passare agevolmente e quando tocca a me fare la gimcana tra le macchine, sono la prima a imbestialirmi; dove non si butta la carta per terra perchè se è vero che la strada è parte della cosa pubblica, allora è anche mia...e io butto la carta a terra a casa mia?

Mi piacerebbero queste e tante altre cose, ma spesso, purtroppo, non si verificano...
Quindi forse va davvero tutto molto male…

C'è un trucco, però.
Iniziare io, per prima, a comportarmi come vorrei che gli altri si comportassero con me, per avere, almeno nel microcosmo in cui vivo/lavoro/mi muovo un ambiente migliore...
La gente attorno se ne renderà conto, a un certo punto, e smetterà, perchè no, le lamentele quotidiane; le interruzioni quando parlo e mi piacerebbe arrivare alla fine del discorso; il rispetto di me come persona uguale alle altre; inizierà a cercare parcheggio, smettendo di fregarsene per gli altri e le loro gimcane… Potrei andare avanti fino a riempire un blog…

In fondo, raccogliamo ciò che seminiamo, per cui credo convenga a tutti seminare un po' di "cuore" in più, se quello che ne può scaturire è l'incontro di un altro "cuore".

Diceva un santo di cui non ricordo il nome: "Dove non c'è amore, metti amore e troverai amore"; è molto facile, senza travisarne il senso, cambiare la parola "amore" con "etica", "legalità", "educazione", "gentilezza", "ottimismo", "gioia", "serenità"....
Perché non provare?

martedì 24 ottobre 2006

Moda e modi

Stamattina mi è capitato per le mani La Repubblica di ieri, 23 ottobre.
L’ho sfogliato, girando tra gli articoli.

Ne leggo uno che parla di moda. Tra le altre cose, si dice che il vero business degli stilisti non è la vendita di vestiti dai prezzi esorbitanti che si vedono sulle passerelle e (praticamente solo) indosso alle presentatrici tv, bensì borse e accessori in genere, inavvicinabili anche loro per delle tasche normali, ma molto più comprati dalla “gente comune”.
Mi colpisce la frase finale, che così recita:
“(…) Il vero punto – in questa stagione come nelle altre – è riuscire a vendere ai consumatori l’illusione che il segreto di una vita più scintillante, consona e da fiaba della propria, possa nascondersi in una borsa”.

Perché ci serve una vita “più scintillante, consona e da fiaba”?
Chi l’ha stabilito?

La vita delle persone normali deve essere…sarebbe bello se fosse sempre “scintillante, consona (a cosa, poi?) e da fiaba”, ovvero, secondo me, piena di gioia e serenità ma, e lo si vede, sempre così non è, altrimenti non sarebbe vita reale ma film…e allora perché fare di tutto, con degli accessori, poi, per renderla meravigliosa?
Non si vogliono accettare i normali andamenti sinusoidali della vita che, alternativamente, tutti siamo chiamati a vivere?
Ok, posso capirlo, perché non è nemmeno umano e normale cercare dolore e insoddisfazione, ma è possibile che lo si faccia cercando consolazione in una borsa o in una cintura firmati?

Cosa produce di così speciale e terapeutico nella mente della proprietaria, il portare portafoglio, agenda, chiavi, occhiali e fazzoletti in una borsa con su scritto Fendi, D&G, Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Cavalli, Armani, e non in una borsa normale, che sempre borsa è e sempre il suo lavoro di borsa fa?
Forse l’illusione di far parte di una certa cerchia di persone che hanno quella stessa borsa e che da fuori (sui giornali) appaiono come meravigliosamente in salute, belli, idratati, tonici, depilati, lucidi, famosi, lavati, stirati e sfondati di soldi (unica caratteristica forse realmente certificabile), che conducono, sempre apparentemente, una vita “scintillante, consona e da fiaba”?

Davvero una borsa firmata dà una percezione tale di se stessi?

Davvero se ho una borsa di uno di quelli di sopra, sono una persona felice e serena, per cui posso dire di avere una vita così come l’ho sempre desiderata?

Non c’è qualcosa di più emozionante al mondo, che comperare borse del valore di una stipendiata, quando il risultato che queste arrecano è comunque temporaneo, dal momento che tra qualche mese saranno “vecchie” e dovremo aggiornarci con stile e forma, o non ci piaceranno più e le vorremo/dovremo sostituire?

Evidentemente gli stilisti (e i commercianti in genere) propongono quanto viene loro richiesto…e se questo è quello che abbiamo, è perché è quello che vogliamo.

C’è un rischio, in tutto questo…o meglio, uno dei rischi che mi viene in mente (e che forse già si verifica) è che la borsa o la cintura firmata divengano metro di giudizio per il valore di una persona, così come la macchina o la moto che guida, i viaggi che fa, il telefono che usa, l’orologio che ha al polso, i posti che frequenta.

Nel pomeriggio trovo invece La Repubblica di oggi, 24 ottobre e ancora una volta sfoglio e gironzolo per gli articoli.
Mi cadono gli occhi su un articolo dal titolo “La borsa trendy? Si noleggia”.
Leggo e vengo così a sapere che da un po’, a Roma (prima città in Italia), la borsa trendy, appunto, si può prendere a noleggio.
Il trafiletto, dice tra l’altro
:“Perché spendere una fortuna in una borsa, quando la stessa capricciosa borsetta si può affittare per un periodo variante da una a quattro settimane? E’ una mania importata dagli Usa, dove le fashion victims dell’accessorio griffato si sono organizzate per un turn over delle borse più raffinate & pregiate. E’ possibile infatti non soltanto prendere a nolo, ma anche dare in affitto le proprie. Vorrei ma non posso, anzi: posso.”

Questo “vorrei ma non posso, anzi: posso” mi suona come un “tutto quello che c’è può essere mio lo posso avere/fare/dire con un minimo sforzo".

Praticamente tutto, a partire dalla borsa, diventa lecito e possibile perché mi va di averlo/farlo/dirlo. Diventa normale, così normale che quando non lo si ha/dice/fa, non si è più parte della normalità ma degli “out”, di quelli che…non hanno/dicono/fanno e quindi non sono. Stop. Poverini loro.
Quelli che “vogliono e possono” o gli altri?
Chi è più poverino, qua?

Sono stufa di sentire queste cose.

Lo scritto prosegue "(…) le donne fanno follie per avere la borsa giusta, è quel particolare che fa la differenza (…) ed è proprio dalla borsa che capisci che tipo di donna hai davanti.”
Allora davvero, come ho scritto sopra, e prima di leggere il secondo articolo, la borsa è il metro di giudizio per capire che tipo di persona si ha davanti!
Ah sì?
E quando vado in giro senza perché non ho voglia di avere niente per le mani, cosa sono, un uomo?
E’ ridicolo, è tutto sfacciatamente ridicolo e insulso.

Fregarsene dell’impressione che diamo al mondo secondo la firma che NON abbiamo addosso, stampata in qualche parte del corpo, sarebbe il vero essere “in”, se vogliamo parlare di originalità e personalità che si esprime anche attraverso il vestire.

Mi scuso per la polemica, ma sono sempre stata contro le mode dettate dalla moda.
Il mio motto sull’argomento è sempre stato: se va di moda ma non mi piace, perché lo devo avere? Non mi piace!

E con questo chiudo.

venerdì 20 ottobre 2006

Garofano, cannella e bacche di sambuco...

Oggi parlerò di qualcosa di insolito, ovvero le tisane altoatesine.
Ne parlo dopo esser stata sollecitata da Alessandro, (meglio) conosciuto come Lord Crespo di Svezia (vedi link a lato), celeberrimo compagno di avventure accademiche, nonchè braccio destro, a volte responsabile diretto, della gestione del casino durante alcune specifiche ore di lezione in quel della facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università degli studi di Roma “Roma Tre”, quando l’attenzione raggiungeva livelli a dir poco esagerati, tra gli anni 1999 e 2004.

(Come dimenticare, Lord, le risate durante le lezioni di Pedagogia Sperimentale con il Bollet, di Educazione degli adulti con Mrs Alberics, la Goldenmountain, Litte, Serry, con “God grow you up”...con allegati tutti i compagni di lezione, primo tra tutti Testina? Bei tempi lontani. Nostalgia cavalcante, al pensiero!)

Orbene, dopo aver nominato, su un mio commento ad un suo post, bontade e delizia delle suddette tisane, sono stata esortata a fornire maggiori delucidazioni in proposito.

Inizio col dirvi che venni a conoscenza di tali intrugli stregoneschi l’anno scorso, nel corso di un soggiorno-lampo in Alta Badia, a Corvara, durante il quale, in varie scorribande per supermercati alla ricerca, molto facile per altro, di buonissimi prodotti locali, mi imbattei in confezioni a me sconosciute di tisane Pompadour.
Pur conoscendo la marca, notai sia le caratteristiche delle confezioni, mai giunte fino a noi (centro Italia), sia le indicazioni riportate sulle stesse, notando che si trattava di intrugli, appunto, non ancora arrivati e quindi a me totalmente sconosciuti fino a quel momento.

Per farvi capire e immaginare: la 1001 Nacht presenta le seguenti caratteristiche “cannella, vaniglia, aroma di arancia e cannella, radici di cicoria, liquirizia, zenzero, cardamomo, pepe nero, garofano”, mentre la Winterzeit così decanta “fiori di ibisco coccole di rosa canina, cannella, mela, aromi, bucce di arancia, foglie di more, bacche di sambuco, bucce di limone, chiodi di garofano”




Subito attratta dal tutto (magie, riuscite, del marketing supermercatesco!), acquistai senza esitare, per assaggiare, dissi, sperando nella repentina venuta del freddo romano, a fine estate, per poter assaggiare quanto prima tali miscele.

Una volta a casa e aperta la confezione, molto prima del “grande freddo” romano per la verità, una soave essenza andò spergendosi per la cucina, inondandola delicatamente di una fine essenza di cannella, garofano, arancia,liquirizia…
Altrettanto dicasi per la sensazione all’assaggio, soprattutto se accompagnata da un cucchiaino di miele millefiori prodotto direttamente dallo zio, che produce il dolce oro sulle alture liguri affacciate sul mare.
Insomma, un acquisto riuscito e una quanto meno improducente mancata esportazione, da parte di Pompadour, di codeste tisane al di sotto dei confini austro-ungarici.
Perchè? Potrei propormi come esportatrice diretta…

Ignorando tale motivazione, quest’anno, avendo progammato la vacanza di due settimane ancora una volta in Alta Badia, partii decisa a prendere non una, benzì “più” confezioni di 1001 Nacht e Winterzeit, che già sorseggio nei dopocena ottobrini.
Il freddo che si vive da queste parti non rende onore alla degustazione serale della tisana in genere, e tanto meno a quelle di cui sopra, anche se un particolare senso di piacere lo arrecano; certo è che mi piacerebbe poter, una volta, sorseggiare seduta su un divano, con una coperta addosso super riscaldante, il fuoco acceso vicino, con le gambe vicine a quelle di Marco, attorno l’ambiente di uno chalet di montagna e fuori il gelo, con la neve divenuta un tutt’uno argenteo, per i riflessi regalateli dalla luna, alta nel cielo, e delle stelle, luminosissime e moltiplicate grazie all’assenza di luci artificiali.
Chissà se questo, che è sempre stato un mio sogno, potrà mai divenire realtà…

(Doveva esserci una foto...anche stasera la linea non mi aiuta. Cercherò di provvedere quanto prima)

sabato 14 ottobre 2006

Lavori in corso


E’ sabato pomeriggio e io sono a casa.
Oggi è una di quelle giornate in cui mi sento come…nebulizzata…quasi che non avessi una mia consistenza concreta…
Strano. Boh!
Andiamo avanti, se son qui che tasto i tasti, ancora in carne ed ossa sono, per cui no problem!

Mi sono gasata, pochi minuti fa, dopo aver avuto conferma (evidentemente c’è stata una speciale concessione esterna a permetterlo) da parte del computer, anzi, della linea telefonica, dell’avvenuto caricamento di una foto (la prima dopo circa un mese di assenza di immagini dai miei post) accanto al testo del post precedente “I piaceri della vita”. (trattasi di immagine risalente al lunedì di Pasqua dello scorso anno, ndr)

A proposito di prestazioni informatiche, al momento in famiglia si sta lavorando seriamente al servizio di nuove tecnologie, hardware, software da poter applicare al computer acquistato (pensate un po’) anche in occasione dell’imminente, a quel tempo, stesura della mia tesi di laurea.
Si sta effettuando un’accurata indagine di mercato, sentendo e valutando le proposte dei vari operatori telefonici (chi sarà il più onesto – ovvero il ladro che ruba meno - offerente le migliori prestazioni, con la più favorevole tariffa nel rapporto qualità del servizio/prezzo?), e se avete suggerimenti e/o note da riferirmi, scrivete scrivete scrivete!
Si tratta di un pc di tutto rispetto, nonostante in soli due anni sia già guadagnato (in realtà appena montato sulla scrivania dal tecnico lo era!) il titolo di preistorico, grazie all’irrefrenabile avanzare delle tecnologie di cui sopra (sempre al servizio dell’umanità e dei nostri portafogli, sempre più vuoti, per altro), con cui, prevalentemente, scarico/chiamo posta, posto sul blog e poco altro…

Certo, con qualche centinaio di kbps in più potrei nuovamente dilettarmi nello scaricamento (rigorosamente i***gale ma ditemi da chi NON praticato) di file musicali, per arricchire la mia già rispettosa raccolta di musica digitale…chi lo sa…certo è che non faccio, soprattutto per il blog, tutto quello che mi piacerebbe.

Spesso passeggio per la rete e vedo blog coloratissimi, pieni di foto, con post quotidiani anche di una certa lunghezza…ma come fate?
O non fate un emerito tutto il die, o avete 20 mega di velocità nei vostri fili di casa e postate mentre mangiate, parlate, vi vestite, vi lavate i denti, o per lavoro vi gestite il blog o fate tutto quando siete al lavoro.
Io, per sfortuna mia, non dispongo di accesso alla rete, in ufficio, per cui mi rimangono solo i momenti casalinghi per occuparmi del mio diario condiviso.

Piacerebbe anche a me srotolare la fantasia sulle le mie eteree pagine…purtroppo lo faccio solo quando, come oggi, riesco a stare alla scrivania, in pace, con Freddy Mercury masterizzato (…si parlava giusto di pirateria!) e con la linea analogica che sembrerebbe avermi dato ascolto, poco fa!

A proposito di Mr Mercury…quanti soldi avrebbe fatto, con la voce che si ritrovava e che ho ora nelle orecchie, se non fosse passato ai campi elisi oramai 15 anni fa?

S’è fatta una certa…
Se non troverete foto qui allegate, sapete perché. Io ci provo, non sia mai che lo stato di grazia analogica mi accompagni ancora per qualche sprazzo di minuti!
Buon sabato a voi!


PS c'è la foto!!!!!!

venerdì 6 ottobre 2006

I piaceri della vita


Ci sono certi piaceri della vita che non hanno eguali e che sono, secondo l’immaginario collettivo, “piaceri della vita” da sempre.
“Piacere della vita” è qualcosa che dà piacere fare, che rilassa o magari eccita, distrae, che ci gustiamo fino in fondo e anche di più perché, proprio per il fatto di essere piacere della vita, non è, magari, sempre a portata di mano e quando ci sfiora, suscita in noi una sensazione di esaltazione e goduria tali per cui…è, appunto, un “piacere della vita”!
E’ un qualcosa che ci riempie, ci coccola, ci consola, ci vizia, da cui ci facciamo prendere cura, per il quale ritagliamo del tempo nostro, solo nostro, in cui non esistono né telefoni, né computer, né pensieri, né fame: niente, siamo noi che ci siamo cercati quel momento e ce lo godiamo.
Quando invece il piacere del momento arriva inaspettato, allora l’esaltazione raggiunge alti livelli, perché la sorpresa incrementa la felicità del poter godersela per un po’!

Io ho tante cose nella vita che considero personali piaceri della vita. Personali non perché sono di mia sola proprietà o competenza, ma perché rientrano nella mia personale classifica dei
Pleasures of Life Top Ten!
Non ho particolari vizi, decisamente no, direi, ma momenti in cui mi piace godermela “per i fatti miei” sì. Ogni tanto ne ho bisogno e quando li trovo e li vivo, mi accorgo di godermeli davvero.

Il primo che mi viene i mente, e che so appartenere a molti a questo mondo, è dormire.
Chi mi conosce bene, sa che la sveglia mattutina è per me una tortura e per diminuire lo shock da radiosveglia, anticipo lo scatto di questa a circa un quarto d’ora prima dell’ora obbligata per alzarsi dal letto. Questo per poter con calma, senza fiato (minuti) sul collo, attenermi alle procedure necessarie di avviamento di cervello, occhi, muscoli; tale programma, comunque, rende risultati visibili solo dopo un po’ che la sottoscritta si è alzata, lavata, vestita e fatto colazione.
Fino a questo momento, infatti, sono silenziosa e rintontita; difficile è ottenere da me una risposta, articolata e soprattutto scandita, a qualsivoglia domanda posta in questo lasso di tempo, che solitamente ricopre una buona mezz’ora.
La bellezza del dormire non è tanto nell’andare a dormire, quanto nel poter dormire fino a quando mi si aprono gli occhi naturalmente; soprattutto è bello poter allegare a questo piacere lo stare a letto fino a quando non si hanno le vertigini da posizione orizzontale.
Con questo, sarà molto difficile vedermi la domenica a letto oltre una certa ora, per esempio, dal momento che non facendo, per mia fortuna, orari impossibili il sabato (e mai durante la settimana, in verità), ho una “linea del sonno” piuttosto regolare, ma il poter stare a letto, sotto le coperte, a pensare a quello che mi viene in mente in quel momento, a rivivere situazioni, a sognare a occhi aperti, a capire cose sfuggite, a riflettere, a pormi domande, mi piace davvero e, soprattutto, mi fa alzare decisamente energetica e pronta, anche, a rispondere a domande a raffica!!!

Un secondo piacere della vita, per me è leggere.
Leggo di tutto e il bello è quando leggo e non mi rendo conto del numero di pagine che giro. Mi interessa solo sapere quello che viene dopo e come viene; non importa se l’orologio va avanti (per esempio quando leggo prima di dormire), io vado avanti e basta.
Spesso, la sera, mi capita di chiudere il libro di proposito, pensando alla doppia fatica che farei la mattina seguente.
Si legge praticamente ovunque, a parte ovviamente in posti in cui non è proprio possibile (tipo in ferrata, facendo una discesa sugli sci, mentre si guida e quant’altro…), ma se proprio devo scegliere, dico il letto prima di dormire, quando fuori piove e a seguire il lettino sulla spiaggia dalle 17 in poi, quando non fa troppo caldo e c’è un po’ di brezza che tira.
Anche in treno è bello leggere…leggo sempre montagne di pagine sulle rotaie!

Al terzo posto direi che mi sento in pace con il creato (non aspettarti niente di metafisico, è più semplice di quanto possa sembrare!) quando, per tutto il giorno, quando sono fuori casa, non ho né caldo né freddo, in nessuna parte del corpo, con quello che ho indossato.
Secondo me è un piacere della vita perché, grazie ai continui cambiamenti di temperatura con cui siamo costretti a convivere da un po’ di tempo (causati anche dalle arie condizionate dei locali pubblici, dove la differenza con l’esterno, d’estate, si aggira attorno ai 35-40°C), non ultimi quelli di questi ultimi giorni, che fanno sembrare Roma una città a inizio estate, è difficile sapere come e cosa indossare (soprattutto quando si esce la mattina per tornare la sera) per evitare di battere i denti o camminare in una sauna…
Attenzione, però, quando ciò accade, quando si cammina e si dice “si sta proprio bene oggi fuori!”, allora sì che è una goduria, perché il freddo non ci sfiora e il caldo ci vede da lontano! Bello! Un vera pacchia!

Un'altra cosa, prettamente femminile, lo ammetto, è l’aver voglia di truccarsi di sana pianta (cosa che non si fa praticamente mai durante i giorni lavorativi, per praticità e per mancanza di tempo, e che si aggira abbracciando semplicemente gli amici ombretto e mascara) e avere tempo per farlo, senza nessuno che ti gira intorno e ti chiede qualcosa.
Quando mi capita, mi rendo anche conto di fare qualcosa che a me sembra un piccolo capolavoro e ciò aggiunge certamente piacere al tutto!
Solitamente questi momenti di arte sfrenata hanno luogo o il sabato o la domenica pomeriggio, non solo per occasioni celebrative tipo matrimoni o simili!

E per finire, last but not least, uno dei piaceri della mia vita è scrivere con carta e penna.
Non dimentico le quintalate di lettere scritte (alcune delle quali sono ancora nelle scatole della mia camera) andando oltre i margini per avere più spazio e ottimizzare la carta usata, usando penna stilografica.
Chi può dimenticare il piacere di dover aspettare qualche secondo in più a girare pagina, per non rischiare di far “sbavare” l’inchiostro? O quando ci si passa sopra il dito inavvertitamente, e si fa il danno?
Ormai siamo tutti super tecnologizzati e nel tempo usato per prendere carta e penna, scrivere, imbustare, andare a comprare francobollo e spedire una lettera a un amico, si fa in tempo a scrivere a dodici persone diverse via email.
Bello, più economico, veloce, quasi totale garanzia di destinazione raggiunta a meno di bug di fine millennio o tempeste magnetiche improvvise, meno dispendioso, più immediato…ma anche meno “vicino”, più asettico, distaccato, etereo, inconsistente.
Non prendo in mano le parole del mio amico, quando leggo una sua email, vedo tutto su uno schermo; se voglio toccare con mano, devo stampare, ma non sarà la stessa cosa che aprire una busta indirizzata a me, che trovo la sera nella cassetta della posta, che mi fa pensare “mi ha pensato, che carino!” (sensazione che solitamente a me una mail non dà) e che leggo, rileggo e porto con me per sentirmi l’amico più vicino…



lunedì 2 ottobre 2006

Regime tecnologico imposto

Da qualche giorno sono “arrabbiata” (se lo si può essere con una macchina piena di circuiti) con il mio pc: a parte il fatto che è stralento (a breve mi adsl-izzerò), non carica più immagini e ciò si spiega vedendo i miei ultimi tre post, completamente…spogli.
Mi fa una tristezza…
Soprattutto mi urta, perché avrei foto a tema, meravigliosamente riuscite (modestamente) secondo l’argomento del post di turno, e invece no, deserto totale, regime tecnologica imposto! Ancora ieri sera ci ho provato ma niente!
Questa volta non ci proverò, ma vi basti sapere che la mancanza di foto non dipende da me!

Oggi primo giorni di lavoro come stra-precaria; godo infatti (privilegio di pochi!) di un contratto della bellezza di un mese, rinnovabile non più di 4 volte (il che significa che se lo rinnovassero tutte le volte possibili, di un mese alla volta, lavorerei fino a febbraio e dopo chissà…).
Il posto era già stato da me frequentato tempo prima, tra gennaio e maggio, sempre con la stessa modalità di rapporto di lavoro, per cui ambiente conosciuto e volti noti, ma è stato nuovo lo stesso, non fosse altro che per la totale mancanza di memoria circa le cose da fare e come… (E' incredibile come si spazzi via dalla mente qualcosa che non serve più fare perchè non la si fa più.

Fortuna che non è la stessa cosa per i ricordi, altrimenti saremmo solo con la memoria a breve termine...e mezza vuota!)

Ho inoltre provato la formula di spostarmi con l’auto, invece che con autobus Cotral e Metro per una fermata. I tempi sembrano goderne e certamente il mio cervello ringrazia, sia la mattina, non avendo orari obbligati di presa dell’autobus, sia la sera, non essendo obbligata a uscire a una certa per non perdere l’autobus delle 17.30 e aspettare alla stazione Anagnina una buona mezz’ora.
Mi urta un po’ la faccenda di essere l’ennesima persona che, da sola, usa l’ennesima macchina per andare a lavorare…ma non l’ho mai fatto in vita mia, per una volta me lo posso permettere!

Vado, sperando che in qualche momento di maggior lucidità il mio pc si lasci dominare dalla sottoscritta e decida di postare foto; comunque vada, a breve tornerò a comandare io, adsl-izzandomi!

mercoledì 27 settembre 2006

Mesiversario

Oggi io e Marco festeggiamo un mesiversario particolare.

Non ne avevo ancora mai parlato, non so perché, ma ora voglio mettere nero su bianco l’emozione che ho provato un mese fa, il 27 agosto, e che continuo a provare con sfumature differenti dalla prima, che l’ha originata.

Il 27 agosto, appunto, con Marco ci siamo trovati al santuario del Divino Amore, vicino a Roma.
Dopo aver partecipato alla messa della domenica pomeriggio, abbiamo fatto due passi, dopo di che ci siamo seduti per parlare un po’.
A un tratto Marco a iniziato ad armeggiare nella tasca dei pantaloni, mi ha preso la mano e mi ha messo un anello al dito, chiedendomi, testuali parole, “hai da fare…per il resto della vita?”.
Mi ha chiesto di sposarlo. La mia riposta è stata affermativa.
Ricordo ancora con i brividi lungo la schiena la sua voce un po’ emozionata, quasi tremolante, e sorrido risentendo le sue parole che si sono “sovrapposte”…si è quasi impappinato ed è stato bellissimo vederlo così emozionato nel chiedermi di diventare sua moglie.
Tempo prima, alla mia domanda se davvero lui stesse pensando di stare con me tutta la vita o meno, mi aveva detto “ti risponderò con una domanda” e ora quella domanda era arrivata.
È stato un momento particolarmente intimo, nonostante accanto a noi ci fossero tante persone che passeggiavano e alcune che, forse, hanno anche assistito alla scena da alcuni muretti sovrastanti (si saranno emozionati anche loro?), della cui presenza ci siamo accorti solo dopo.
È stato un momento nostro, in cui abbiamo “ufficializzato” il nostro rapporto e ci siamo dichiarati la volontà di costruire una famiglia; l’anello che porto al dito lo dimostra.
È un segno con un significato preciso e come tale va preso. (Per inciso, io ne sono molto orgogliosa perché rispecchia perfettamente i miei e i suoi gusti in fatto di gioielli)
Oltre all’essere stato un nostro momento, “il” nostro momento, sento come se quell’evento si stesse estendendo a tutti quelli che ci passano vicino: l’amore che proviamo l‘uno per l’altra non può che toccare anche gli altri, nella misura in cui noi per primi siamo intenzionati a non chiudere i battenti del nostro rapporto al mondo.
Non è cambiato molto da prima, a livello di rapporto di coppia, perché rimaniamo sempre Marco e Maria Chiara, che vanno avanti e continuano (come presumibilmente ci succederà per il tempo che ci vedrà insieme in questa vita) a conoscersi sempre di più, ad arrabattarsi, a scoprire cose che non si sapevano o non si sapevano così a fondo, a stupirci per non aver notato prima un dettaglio particolare che colora la personalità dell’altro, ad aver sbagliato tante volte qualcosa così semplice da gestire…

Però è anche cambiato tanto.
Davanti alle nostre famiglie abbiamo “ufficializzato” il nostro rapporto (anche se da subito è stato limpido e chiaro il rapporto con i rispettivi genitori), siamo più “coppia” che lentamente si staccherà dal nido d’origine, stiamo ragionando diversamente da prima, ci poniamo dinanzi alle cose concrete in maniera diversa, perché tra qualche tempo le dovremo gestire direttamente noi, insieme.
Guardiamo le vetrine dei negozi di mobili pensando se davvero ciò che ci piace può rientrare nelle nostre stanze e, soprattutto, nelle nostre tasche; pensiamo a come vorremmo la cucina, il tappeto; a dove ci piacerebbe festeggiare quel giorno; a dove trascorrere i primi giorni di matrimonio…sogniamo e pensiamo così come sognano e pensano tutti quelli che si sono trovati e si trovano nella nostra situazione.

È un bel sogno e il fatto che vogliamo farlo divenire realtà, mi fa provare un qualcosa di indefinito dentro. Una carica enorme ad affrontare le giornate e tutto quello che mi trovo a vivere.
Sostanzialmente non vedo l’ora di concretizzare il nostro progetto e ci sentiamo anche lontani millenni luce da coloro i quali pensano che il matrimonio sia la famigerata “tomba dell’amore”, il teatrino della monotonia, il decadimento dei sentimenti e il campo di battaglia dove cercare di far prevalere i propri diritti (diritti?), le proprie ragioni e necessità su quelle dell’altro…
Ma non si era legati da grande amore? Forse altre cose sono state scambiate per tali…
Quando sento queste cose, non posso non domandare a chi le professa intanto perchè allora si è sposato, se prevedeva lotte libere e simili, secondo poi, perché la sua esperienza negativa deve necessariamente essere la regola d’oro delle coppie sposate, nonché infausto destino già segnato di chi, ingenuamente, spera di essere più fortunato e tenta una così nefasta sorte.

Più di una volta mi sono sentita domandare “mica ti sposerai, vero?”…
Scusate, e allora perché sto scegliendo già da ora Marco come uomo della mia vita?
Più di una volta mi sono sentita etichettata come quella tenente chili di prosciutto sugli occhi, visto che “la realtà è un’altra” e ben più nera di come la vedo io (vedi tomba dell’amore, ecc…)…
Ri-scusate, ma non eravamo tutti diversi uno dall’altro? E allora perché io dovrei essere identica a voi e avere le stesse esperienze negative?

Ai posteri l’ardua sentenza, fatto sta che io e Marco vogliamo stare insieme per il resto dei nostri giorni e il fatto di avere questa volontà condivisa, ci incoraggia a dare il meglio di noi sempre, già da ora, perché a maggior ragione ci serviranno tutte le nostre forze e la nostra volontà per fare del matrimonio il giardino del nostro amore e non la tomba.

giovedì 21 settembre 2006

in treno

Oggi mi sono goduta una bella mezz’oretta di osservazione dell’umanità, in quel del treno Frascati-Roma.
Iniziamo però dall’inizio, come di solito si usa fare.

Stamattina mi sono svegliata al suono della radiosveglia sintonizzata su Isoradio, chiedendomi perché l’avevo fissata sulle otto e zero zero.
Bello quando durante la notte perdi la memoria e la mattina dopo non sai più perché ti devi alzare dal letto a quell’ora stabilita la sera prima (privilegio esclusivo dei disoccupati…bel privilegio del boia!!!).
Ho messo un braccio fuori dalle coperte al volo, la mano sul tasto di standby per zittire le notizie del traffico sull’autobrennero (ci sarà un momento dell’anno in cui non c’è coda, su quell'autostrada col fondo color porfido (troppo bello)? Mi sa che è come Roma, che non sarà mai senza turisti...)
Nel frattempo sono tornata per un po’ sotto il caldo delle coperte (sui Castelli Romani, da un po’ di mattine, “ci vuole tutta” e non si sta tanto bene fuori dal letto caldo, la mattina) e sempre nel frattempo mi è venuto in mente che il motivo della sveglia a quest’ora era per fare diverse commissioni qua in giro, con allegato pranzo con ex colleghi a Roma, fissato per le 13.
Intanto ho iniziato a pensare a cosa mettermi, per non dover perdere tempo, dopo colazione, davanti all’armadio, fissando per dieci minuti, inerme, ancora dormiente, i vestiti da indossare “per essere decorosa nel mio ex ufficio” e quelli che metterei invece di slancio ma che, purtroppo, anche per un’occasione di rimpatrio tra ex, non sono molto indicati, esclusi rari casi di estivo casual friday sfrenato.

Dopo aver fatto tutte le cosette previste in zona, sono andata a prendere il treno a Frascati.
Mi sono seduta nel senso di marcia, vicino al finestrino, lato ombra, in caso di caldo, per poter aprire e comandare io le manovre di ossigenazione; non riesco proprio a non avere aria vera attorno; piuttosto patisco un po’ di freddo mattutino di inizio autunno, ma l’ossigeno lo devo avere a portata di naso.
Davanti a me trovo uno spilungone che mi intralcia del tutto il movimento gambe e che parla con la sua amica che mi siede accanto. Mi sono accorta troppo tardi dell’insolita lunghezza delle gambe del tipo, rimango proprio bloccata e così come mi siedo ci resto fino all’arrivo.
Arriva la terza amica e poco dopo un quarto amico, a cui evidentemente io ho rubato il posto tenuto occupato implicitamente come solidarietà amicale da “così facciamo il viaggio insieme”.
Ho tra le mani Giro di vento di De Carlo, ennesimo libro dello scrittore di cui ho già letto 150 pagine in tre giorni e che va a fare numero nella libreria sempre più piena e sempre più piccola, e che, ogni tanto mi dico, in futuro sarà metro di misura per la grandezza di una casa.
Dove infilerò tutti i libri che ho?
Ci penserò. Giusto oggi, tra l’altro, ne ho comprati altri tre, ma questa è un’altra storia.

In treno mi sarebbe piaciuto tanto concentrarmi sulla lettura, se non fosse stato per i discorsi dei quattro intorno.
Tra squilli del telefono ultima generazione super sottile black opaco sedicimilacinquecento colori, milleduecento nomi in rubrica, fotocamera integrata pluridirezionalbile eccetera, commenti sul tempo, le vacanze, la serie B e contatti di ginocchia costretti dal troppo poco spazio per quattro, perdo il controllo della concentrazione e dopo poche pagine lascio perdere tutto, infilo il libro chiuso nella borsa e stop.
Il tipo che ho davanti non la smette di parlare di tutto quello che di buono e bello sa fare e conosce e pensa e sostiene e lotta per.
Le due donne del trio sono facilmente classificabili e a questo punto non mi resta altro da fare (classificarle), tanto oramai l’unica è starli a sentire facendo finta di guardare fuori dal finestrino: leggere è tempo e fatica sprecata, continuerò da dove ho lasciato sul treno del ritorno, a pranzo fatto.
Quella seduta alla mia destra è sicuramente attanagliata da fobie da aria pura e ossigeno inalato: appena partiti chiede di serrare il finestrino. Avrà si e no qualche anno in più di me e non sembra essere una persona particolarmente tranquilla: non fa che dondolare la gamba accavallata, nel già poco spazio a disposizione per la collettività, controlla continuamente il cellulare e fa domande a raffica.
L’altra ragazza, invece, sembra appena uscita da una boutique di via Condotti e da una rapida occhiata si nota l’importanza che dà al griffato ultima moda appena uscito tanto tra un anno passa e lo butto via.
Tiene sulle gambe una cartellina rigida, su cui è stampato il logo dell’università Luiss, e anche lei come l’amico cita conoscenze acquisite e altre che madre natura le ha concesso ma che potrebbe anche non sbandierare: lascia qualcosa da capire pure a noi, no?
Sarebbe da domandarglielo per vedere che faccia fa!

In breve decido di isolarmi e pensare ai fatti miei: faccio quasi fatica a stare dietro ai loro discorsi, la mattina non riesco ad essere così attiva mentalmente e il viaggio in treno è davvero un toccasana per i miei tempi di attivazione cerebrale, quando intorno non ci sono stra-parlanti come oggi!
Come faranno questi tre a parlare a macchinetta di tutto quello che hanno fatto, faranno e vorrebbero fare? Sono a trentamila la mattina e magari sono di quelli che lo sono sempre stati e che se non vivono così “si sentono morti”.
Mah..
Intanto dal mio finestrino (meno male che mi sono seduta qui, almeno guardo fuori!) mi godo i vigneti che mi passano davanti: è tempo di vendemmia e assieme a questo pensiero mi viene anche in mente che oggi finisce l’estate e inizia l’autunno.
Mi accorgo quindi, per l’ennesima volta, che il tempo non vola, no, troppo poco, scappa via come un siluro che si lancia fuori dall’atmosfera da Cape Canaveral, altro che sabbia che scorre tra le dita…magari… quella almeno la vedi passare, invece certe volte questo tempo mi passa e nemmeno me ne accorgo.
Però è bello, dai, e poi ultimamente riesco anche a vivere completamente il momento che sto vivendo e vedo che i risultati, a fine giornata, ci sono e sono preziosissimi.

Chissà cosa penserebbero i miei compagni di sedile di oggi, alla proposta di prendere fiato e vivere con più calma?



martedì 19 settembre 2006

A Marco

TU NON MI BASTI MAI (Lucio Dalla)

Vorrei essere il vestito che porterai
Il rossetto che userai
Vorrei sognarti come non ti ho sognato mai
Ti incontro per strada e divento triste
Perché poi penso che te ne andrai

Vorrei essere l’acqua della doccia che fai
Le lenzuola del letto dove dormirai
L’hamburgher di sabato sera che mangerai
Vorrei essere il motore della tua macchina
Così di colpo mi accenderai

Tu tu non mi basti mai
Davvero non mi basti mai
Tu dolce terra mia
Dove non sono stato mai

Debbo parlarti come non faccio mai
Voglio sognarti come non ti sogno mai
Essere l’anello che porterai
La spiaggia dove camminerai
Lo specchio che ti guarda se lo guarderai
Vorrei essere l’uccello che accarezzerai
E dalle tue mani non volerei mai

Vorrei essere la tomba quando morirai
E dove abiterai
Il cielo sotto il quale dormirai
Così non ci lasceremo mai
Neanche se muoio e lo sai


Tu tu non mi basti mai
Davvero non mi basti mai
Io io io ci provo sai
Non mi dimenticare mai

domenica 10 settembre 2006

questionario

Nome: Maria Chiara
Nomignolo/i: Maria Chià, Marie Claire
Dove vorresti essere ora?: sono appena tornata dalle vacanze, riparto domani…boh…sto bene a casa, ora!
dove sei in questo momento?: in camera, davanti al pc
Hai fame?: sì, come sempre
Sei stanco?: …no…ma stasera mi coricherò volentieri, la notte scorsa ho litigato con Morfeo
Cosa farai dopo aver risposto a queste domande?: …hum…posterò questo interrogatorio sul blog!
Farai qualcosa che ti piace oppure no?:

Paesi visti fino ad ora: Irlanda,Francia, Inghilterra, USA
Paesi che vorresti vedere: Australia, USA costa Ovest, Africa, PAtagonia, Antartide, fiordi norvegesi...praticamente tutto il mondo...
Prossimo viaggio: giusto domani, vado a Budapest per una settimana
C’è qualcosa della tua vita che in questo momento “ti rompe”?: a pensarci no, ma appena viene fuori per qualche motivo, la noterò!
C’è qualcosa del mondo di adesso che cambieresti?: le guerre e la voglia di potere
C’è qualcosa che ti manca nella tua vita?: no
Che cos’è la felicità?: non avere dubbi su quello che sto vivendo e sentirmi in pace col mondo e con chi mi circonda
Cos’è la libertà?: l’avere la possibilità di scegliere per la propria vita, rispettando però gli altri e il mondo
Cos’è l’amore?: vedere “lui” felice; vedere il mondo in pace
Il cielo: come ti piace? Blu in ogni sfumatura; terso in inverno, quando fa un freddo cane; nero stellato; al tramonto. praticamente sempre…
Il mare?: sempre, come il cielo. e quando è agitatissimo mi piace guardarlo da un posto riparato
Dove sei nato/a: a Savona
Quanti traslochi hai fatto nella tua vita?: 2, ma io ricordo solo il secondo
Quando?: il primo a 2 anni (1980), il secondo a 19, 9 anni fa (1997)
Dove abiti ora, è più bello di dove abitavi prima?: Sì, ma non di dove eravamo prima del primo (Riviera Ligure)
dormire, leggere mangiare: cosa ti piace più di tutto? Classificale: leggere, dormire, mangiare
ultimo libro che hai letto: sto leggendo “Il volo della martora” di Mauro Corona
più bel libro letto fino ad ora: “…e venne chiamata due cuori”
canzone preferita: Argh…tante…quasi tutte degli U2, direi Sometimes you can’t make it on your own
film preferito: Balla coi lupi, Harry ti presento Sally, La mia Africa, La tigre e la neve…una marea, se li dico tutto non finiamo più…
Cantante che non sopporti: Eminem
E che ti piace: U2
Concerti musicali dove sei stato: U2 (Torino e Roma), Ligabue (Genova)
Attore che non puoi vedere: Winona Rider, Al Pacino
E uno/a che ti piace: Julia Roberts, Denzel Washington
Il suono più bello in musica: tromba
Il più bel rumore della natura: pioggia, acqua che scroscia, vento tra i pini, il silenzio tra i monti in alta quota…
C’è qualcosa che ti rende orgoglioso di essere un cittadino della tua nazione?: è il paese della storia antica, della musica, dell’arte…più di così!
…e qualcosa che ti fa vergognare?: certi politici
La scelta più azzeccata fatta fino ad ora nella tua vita: Marco
…e la più stupida: aver lasciato il corso di pianoforte a 13 anni
un ricordo dell’infanzia che ti rende orgoglioso: l’essere arrivata in vetta alla punta Rossa, 3600 mt, in Valle d’Aosta, a 6 anni: 2000mt di dislivello a salire e a scendere (partenza e arrivo da Cogne)
…e uno che ti fa commuovere: il bene che mi voleva la nonna
Ti sei mai innamorato?: ovvio
Sei sempre stato DAVVERO innamorato, o qualche volta ti è capitato di mentire?: purtroppo per me, quando mi innamoro non posso che essere sincera, tante volte ciò mi ha fatto essere dalla parte di chi prendeva le tranvate
Cosa fai per rendere felice il tuo partner?: cerco di essere me stessa amandolo come vorrei essere amata io
Parli, discuti, litighi?: parlo, discuto e litigo, anche se tra gli ultimi due non vedo molta differenza…dipende con che spirito lo si fa
Il più bel regalo che potresti fare al tuo partner: tutta la mia vita
Il più bello che hai fatto fino ad ora: il mio cuore
Credi nella fedeltà?: credo sia la base del rapporto
Credi che esista “l’amore per sempre”?:
Credi che ognuno di noi abbia un’anima gemella, al mondo?: ognuno tra quelli ‘chiamati’ ad avere una famiglia
Credi nel matrimonio?:
Credi in Dio?:
Cosa ti fa sentire vicino a Lui?: tante cose, prima tra tutte il fatto di vivere
Hai paura della morte?: diciamo che non mi lascia proprio indifferente
Saresti pronto se morissi ora?: a livello spirituale forse, a livello umano no. Vorrei fare ancora tantissime cose su questa terra, tra cui perdonare certa gente per i torti ricevuti
Tre cose che faresti se sapessi di avere ancora una settimana di vita: non vorrei mai saperlo prima, per fortuna forse non succederà, ma se fosse: salutare, come mi è possibile, tutti quelli che conosco per dire loro che voglio bene a tutti
Che ne faresti dei tuoi soldi?: beneficenza
A chi daresti le tue cose?: a chi ne ha bisogno, ma alcune cose (tipo gli anelli d’argento e i libri) le lascerei alle persone più vicine
Parli mai da solo/a?: no, ma quando sono in macchina e…mi arrabbio col prossimo, sì!
Hai mai pianto a scuola?: sì, anche alle superiori, mi pare
…e davanti al tuo partner? Oh, yes
Ti è mai capitato di conoscere qualcuno, non sopportarlo a pelle e poi doverti ricredere e trovarlo una persona piacevole?: sì e per fortuna.
Come è la tua casa?: villino 3 piani in casa a schiera da 6 appartamenti
ti piace esattamente dove è o se potessi la sposteresti?: sta bene dove sta, ma se potessi andrei a stare in una monofamiliare
…e dove la metteresti?: credo la lascerei qui a Grottaferrata o eventualmente al mare
è luminosa?: sì, ma potrebbe esserlo di più se ci fossero meno alberi (altrui) attorno
l’hai arredata tu o era già così?: quando l’abbiamo presa aveva solo i muri di cemento, quindi abbiamo scelto tutto noi; è stato molto divertente e creativo
cosa c’è appeso alle pareti della tua stanza?: poster, cornici a giorno piene di foto, uno specchio, mensole, un ritratto
Sei disordinato?: dipende dai momenti, ma arrivata a un livello di caos, metto in ordine perché oltre mi dà fastidio
Hai una scrivania tutta tua?:
E’ facile vivere con te o sei un rompi per chi ti sta accanto?: tendenzialmente sono “easy living with”, mi adatto molto, ma certi giorni, quando mi girano, posso essere molto rompi.
hai i tuoi ‘tempi’, che se vengono stravolti vai in tilt, o sei malleabile?: l’unico “tempo” di cui necessito è quello necessario ad attivare il cervello la mattina, poi se faccio le cose con sequenze diverse non mi taglio certo le vene…
sei sportivo?: direi di sì
sport preferiti: sci, trekking, nuoto
sport praticati in passato?: nuoto, ginnastica artistica, tennis, arti marziali
sport attuale?: acqua gym
Sport che avresti voluto praticare ma che non hai mai fatto?: sci alpino con uno sci club







martedì 5 settembre 2006

La percezione del tempo


E’ tardissimo, dovrei spegnere la luce e dormire, invece resto sveglia e penso che un mese fa esatto stavo per partire per l’Alto Adige. Un mese.

Se mi guardo indietro, mi sembra un secolo fa; se guardo le foto, sembra ieri. Non sono mai riuscita a spiegarmi queste sensazioni contrastanti che si provano circa la percezione del tempo.

Cosa le determina? Perché certe cose ci sembra di riviverle immediatamente, non appena ci tornano in mente in qualche modo (vedi post “sul lungomare di due posti diversi”)? Perché tante altre cose superano la nostra capacità di ricordare e finiscono nel cosiddetto dimenticatoio?

Non credo riuscirò mai a spiegarmi questi fenomeni, quello che so è che il bello del vivere è (anche) cercare di vivere appieno quello che stiamo vivendo nel momento, senza farci distrarre dal ricordo di ieri, né dalle preoccupazioni per i dettagli di domani.

Quando riesco a vivere la mia giornata così, mi accorgo anzitutto di aver fatto tantissime cose, per cui la giornata “ha reso”, secondariamente mi sento soddisfatta perché (altro fenomeno paranormale che non trova sovente spiegazione), quello che ho fatto l’ho fatto bene, il più delle volte meglio delle previsioni e delle speranze.

E allora, facendo 2+2 (che per un ingegnere fa sempre 4, per un matematico non è detto che sia sempre così), mi viene da credere che vivere a questo modo per giorni interi, settimane, mesi e anni, non può che portare valore aggiunto al tutto, ovvero alla vita…quindi perché non provarci, là dove non riesco, e migliorare la prestazione là dove ho arrancato?

In fondo non sono richieste, per riuscirci, doti innate di qualche tipo, lauree honoris causa, dottorati di ricerca in astrofisica nucleare o la conoscenza del birmano pre-cristiano…solo l’intenzione e la determinazione del vivere il qui ed ora….

E allora ci provo!

+20 *** IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI TE' ... DINAH JEFFERIES (o della fine del ventesimo libro nel 2017)

questo libro è strano. non ha niente di speciale eppure ieri ho letto fino a poco prima di uscire di casa per arrivare in fondo: volevo sape...